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·29 settembre 2026
Editoriale – Désiré Doué: riserva martedì, Michael Jordan lunedì, domenica!

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·29 settembre 2026

Désiré Doué (21 anni) ha brillato lunedì durante Belgio/Francia (0-1), al punto che Stéphane Jobard, ex vice dei Diables Rouges, ha spiegato a Le Parisien di aver avuto l’impressione di vedere « Michael Jordan ». È straordinario. Meno di due settimane fa ci si chiedeva ancora se il giocatore del Paris Saint-Germain non stesse perdendo il suo posto. Il calcio moderno va decisamente molto veloce. A volte anche fin troppo.
Precisiamo subito una cosa: Désiré Doué è stato eccellente contro il Belgio. E Stéphane Jobard ha tutto il diritto di entusiasmarsi. Il problema non è questo. Anzi, è persino piacevole vedere un tecnico parlare di un giocatore con le stelle negli occhi invece che con dodici fogli Excel e un grafico sulle corse ad alta intensità.
Ciò che fa sorridere di più è il contesto attorno. Il 17 settembre, Doué usciva da un breve periodo in cui aveva iniziato due partite consecutive dalla panchina con il PSG. Ferran Torres segnava, la concorrenza si faceva più serrata e la domanda arrivava quasi naturalmente: Doué stava forse scivolando nelle gerarchie? Qualche giorno prima, la sua assenza tra i 30 candidati al Pallone d’Oro aveva già alimentato lo stupore.
Eppure, proprio nel momento in cui il suo caso cominciava a diventare un « tema », era ancora l’attaccante parigino più utilizzato dall’inizio della stagione. Aveva iniziato da titolare le prime cinque partite del PSG e veniva da una stagione conclusa con una seconda Champions League consecutiva, dopo essere stato uno dei grandi volti della prima conquista europea nel 2025.
In altre parole, il paziente stava piuttosto bene. Ma siccome si era seduto due volte in panchina, avevamo già cominciato a cercare la sala d’attesa.
Forse è proprio qui che il caso Doué diventa interessante. Non per denunciare ancora una volta il famoso « culto dell’istante ». Il problema è leggermente diverso: ormai vogliamo che ogni istante definisca uno status. Ferran Torres segna? Passa davanti a Doué. Doué gioca meno? Deve riconquistare il suo posto. Doué fa una grande partita con i Bleus? Eccolo di nuovo fenomeno. E se domani dovesse attraversare due partite qualsiasi, qualcuno probabilmente si chiederà se non abbia « un problema ».
Tutto deve produrre una gerarchia. Tutto deve raccontare un’ascesa o una caduta. Diventa quasi inconcepibile che un ottimo giocatore possa semplicemente essere riserva perché gioca un altro ottimo giocatore. O che un 21enne possa vivere un mese normale senza che questo dica qualcosa di profondo sulla sua traiettoria.
La cosa più divertente è che il PSG attuale rende proprio questa vecchia lettura ancora meno pertinente. Luis Enrique (56 anni) ha a disposizione una rosa in cui i profili offensivi si moltiplicano e in cui la formazione dipende anche dall’avversario, dalla freschezza, dalle combinazioni ricercate e dal momento della stagione. La concorrenza non somiglia necessariamente a una scala con un primo, un secondo e un terzo invitati ad aspettare in quest’ordine.
Somiglia più a una cassetta degli attrezzi. Ovviamente è molto meno pratico per costruire un dibattito televisivo di quarantacinque minuti.
Esiste ovviamente anche un contrappunto serio. La concorrenza di Ferran Torres è reale. Due partite in panchina non sono immaginarie e Luis Enrique non garantisce alcuna immunità ai suoi giocatori. Doué dovrà continuare a rendere ad alti livelli per giocare molto in un reparto così folto. Sarebbe altrettanto assurdo trasformare la sua partita contro il Belgio nella prova che qualsiasi interrogativo sportivo fosse vietato. Ma analizzare una concorrenza non obbliga a distribuire ogni settimana certificati da titolare, riserva, stella decaduta o futuro leader.
Forse è persino uno degli insegnamenti più interessanti del PSG costruito in questi anni: un grande collettivo non ha bisogno che ogni giocatore abbia un posto scolpito nel marmo. Ha bisogno di giocatori capaci di occuparne diversi, a volte partendo dalla panchina, a volte per 90 minuti, senza che il loro valore venga rimesso in discussione a ogni distinta di gara.
Allora godiamoci Désiré Doué. I suoi dribbling, il suo talento, anche le sue brutte partite. A 21 anni, avrà tutto il tempo per essere titolare, riserva, eccezionale, irritante e probabilmente molte altre cose.
Michael Jordan, invece, forse aspettiamo ancora un po’. Perfino lui ha avuto bisogno di qualche stagione prima che gli confezionassero documentari da dieci episodi.
Questo articolo è stato tradotto in italiano dall'intelligenza artificiale. Puoi leggere la versione originale in 🇫🇷 qui.







































