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·23 settembre 2026

Editoriale – Due Champions League dopo, il PSG ha ancora fame

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Due Champions League consecutive potrebbero far venire voglia di tirare un po’ il fiato. Evidentemente, non al Paris Saint-Germain. Nel Portugal Football Summit Podcast, Luis Campos (62 anni) ha raccontato che pensava già a una terza vittoria fin dalla finale vinta a Budapest. Può sembrare ingordo. È soprattutto un forte segnale di ciò che è diventato il PSG.

Due C1, e sempre qualcosa da andare a cercare

C’è una frase di Campos che, alla fine, riassume piuttosto bene la situazione: «la fame è sempre lì». Potrebbe sembrare la solita formula fatta da dirigente. Dopo due Champions League consecutive, però, assume tutta un’altra dimensione.


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Perché il vero rischio, dopo aver finalmente raggiunto la vetta, era forse proprio questo: sentirsi arrivati.

Il PSG ha inseguito così a lungo questa Champions League che ci si poteva chiedere cosa sarebbe successo una volta placata l’ossessione. La risposta è piuttosto semplice: ne ha vinta una seconda. E pochi mesi dopo, il suo consigliere sportivo spiega già che sta pensando alla terza.

Ovviamente, questo non garantisce assolutamente nulla. Per fortuna, del resto, altrimenti potremmo anche passare direttamente alla primavera. Ma questa capacità di non considerare le ultime due stagioni come un punto d’arrivo è probabilmente uno dei segnali più interessanti del cambiamento parigino.

Per molto tempo, il PSG ha cercato soprattutto di raggiungere il livello dei grandi club europei. Oggi la sua sfida è diversa: restare a quel livello. E per farlo, bisogna proprio riuscire a non ammirare troppo quello che si è appena fatto.

Il lusso di poter pensare alla prossima

È anche questo che rende il discorso di Campos piuttosto gustoso se si ripensa al percorso europeo del PSG. Per anni, Parigi voleva semplicemente vincerne una. Ogni primavera portava con sé la sua dose di scenari improbabili, di delusioni e di grandi teorie su ciò che impediva a questo club di fare l’ultimo passo.

Oggi si parla tranquillamente di vincerne tre di fila. Bisogna comunque misurare il cambiamento. Questo PSG non sta più cercando la serata che convalidi definitivamente il suo progetto. Ora deve gestire una situazione quasi opposta: come continuare ad andare avanti quando si arriva già da due stagioni che il club avrebbe probabilmente firmato a occhi chiusi ancora pochi anni fa?

È qui che il lavoro di Luis Enrique (56 anni) diventa particolarmente interessante. Non si tratta più solo di costruire una squadra capace di vincere. Bisogna impedire a una squadra che ha vinto molto di pensare, anche inconsciamente, di sapere già come si vince.

E da questo punto di vista, sentire Campos parlare subito del seguito è piuttosto rassicurante. Non cancella ciò che è stato fatto. Semplicemente, rifiuta di farne un punto finale.

Volere la terza non la rende normale

Resta comunque un confine da non oltrepassare. Che il PSG pensi a una terza Champions League è un’ottima notizia. Che tutti noi cominciamo a considerare che debba per forza vincerla sarebbe molto meno positivo.

Parigi ormai è attesa, studiata e giudicata con le esigenze riservate alle migliori squadre europee. È il prezzo logico dei suoi risultati. Ma una stagione non diventa fallimentare solo perché non si chiude sistematicamente con la Coppa dalle grandi orecchie.

È forse questo il curioso equilibrio che il PSG deve ormai trovare. All’interno, agire come se due Champions League non bastassero. All’esterno, non dimenticare mai quanto sia già difficile vincerne anche solo una. La fame di cui parla Campos è probabilmente una delle migliori notizie per Parigi. A patto di conservare l’appetito senza finire per credere che il banchetto sia diventato obbligatorio.

Questo articolo è stato tradotto in italiano dall'intelligenza artificiale. Puoi leggere la versione originale in 🇫🇷 qui.

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