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·10 febbraio 2026

Eredità Agnelli, il caso dei 29 quadri: la procura di Roma indaga per illecita esportazione di opere d’arte

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La Procura di Roma ha aperto un’indagine per esportazione illecita di opere d’arte legata all’eredità Agnelli. Il fascicolo è contro ignoti, ma – come riporta Il Fatto Quotidiano – riguarda beni riconducibili a John, Lapo e Ginevra Elkann, nipoti dell’Avvocato e principali eredi insieme alla madre Margherita. Al centro ci sono 29 opere di grande valore, stimate in decine di milioni di euro, che risultavano in Italia e oggi si troverebbero nelle residenze di famiglia in Svizzera e in Marocco, senza autorizzazioni del ministero della Cultura.

L’inchiesta, coordinata dal pm Stefano Opilio e dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale, si basa anche su mail, chat e documenti sequestrati nei dispositivi di alcune collaboratrici dell’ufficio di John Elkann, già acquisiti nell’ambito di un’altra indagine torinese. I file ricostruirebbero spostamenti e inventari delle opere.


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La vicenda nasce dopo la morte di Marella Caracciolo, nel 2019, quando la figlia Margherita rientra in possesso delle case italiane e confronta gli elenchi dei beni con quelli dei figli. Emergono incongruenze: tre capolavori – un Balla, un De Chirico e un Monet – risultano negli inventari italiani ma spariscono dalle liste successive. Il loro valore complessivo supera i 40 milioni.

Quei quadri riappaiono poi in documenti di stima di Sotheby’s e in inventari svizzeri: il Balla e il De Chirico nella villa di St. Moritz di John Elkann, il Monet in un caveau come proprietà di Lapo. Secondo gli inquirenti, alcune opere potrebbero essere state “assegnate” informalmente dopo la morte della nonna. Nei computer sequestrati compaiono anche bozze di lettere di regalo datate anni dopo il decesso e messaggi che parlano del trasferimento dei dipinti.

Un altro elemento sospetto riguarda l’esistenza di copie dei capolavori, trovate in un caveau a Torino. Gli originali sarebbero all’estero, mentre le riproduzioni sarebbero rimaste nelle abitazioni italiane. Resta da chiarire se le copie siano state realizzate per coprire lo spostamento degli originali.

Documenti interni e vecchi inventari indicano che nel 2004 le opere erano ancora a Roma e Torino, mentre risultano in Svizzera solo anni dopo. Individuare tempi e responsabilità dell’eventuale esportazione illegale potrebbe essere difficile e parte dei fatti rischia la prescrizione, anche se la confisca resta possibile.

L’indagine tocca anche altri dipinti, tra cui un Ingres e un Redon, anch’essi passati dall’Italia alla Svizzera senza permessi. Sotto esame, infine, il ruolo delle soprintendenze, che avrebbero dovuto vincolare e controllare le opere più importanti: alcune risultano oggi irreperibili.

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