ESCLUSIVA PSB – Antonazzo: “Resto a Giugliano. Eziolino Capuano ha dato tutto, ma con Di Napoli c’è stata la svolta. Sul paragone con il Frosinone…” | OneFootball

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·12 maggio 2026

ESCLUSIVA PSB – Antonazzo: “Resto a Giugliano. Eziolino Capuano ha dato tutto, ma con Di Napoli c’è stata la svolta. Sul paragone con il Frosinone…”

Immagine dell'articolo:ESCLUSIVA PSB – Antonazzo: “Resto a Giugliano. Eziolino Capuano ha dato tutto, ma con Di Napoli c’è stata la svolta. Sul paragone con il Frosinone…”

L’incubo, nella stagione del Giugliano, è stato purtroppo spesso protagonista. I Tigrotti, impegnati nel Girone C di Serie C, hanno spesso flirtato con l’oblio, conosciuto le sabbie mobili e temuto di non avere il GPS per uscire dalla tempesta. Alla fine, chiedendo supporto all’eterno Eduardo De Filippo, la nottata è passata. La salvezza all’ultima giornata ha permesso al club campano di non essere strappato al professionismo, così da poter programmare una nuova avventura in una categoria che, opportuna precisazione, la famiglia Mazzamauro ha difeso con le unghie e con i denti. Il progetto ripartirà da Angelo Antonazzo, Direttore Sportivo, che si è profondamente ed elegantemente aperto in esclusiva ai nostri microfoni.

Un’annata intensa, con pericolose ombre che hanno cercato di spegnere la vostra luce, ma una reboante salvezza arrivata all’ultima giornata. Direttore, inevitabile chiederle di tracciare un bilancio del Giugliano 2025/2026.


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“È stata sicuramente un’annata complessa, non lo nascondo, ma ritengo che proprio nelle difficoltà emerga il valore e la bontà del lavoro, così come della programmazione. Siamo partiti con un organico che, sulla carta, aveva valori tecnici importanti. Il calcio non è una scienza esatta, e l’avvicendamento di quattro allenatori ha inevitabilmente generato delle turbolenze. Il mio compito, così come quello della società, è stato guidato dalla lucidità che, in queste situazioni, è cruciale. Aver centrato la salvezza all’ultima giornata, a mio avviso, è stato il giusto riconoscimento per l’intero gruppo. Bisogna, però, precisare alcune cose”.

Prego.

“Ci sono alcuni dati invisibili, come li definisco, che mi rendono orgoglioso e che sono senza alcun dubbio importanti. Abbiamo valorizzato tanti giovani e incrementato del 30% il minutaggio rispetto alla scorsa stagione, motivo per il quale l’identità societaria non è stata sconfessata, anzi. Nemmeno la pressione è riuscita a scalfire le nostre intenzioni. L’altro tema su cui porre la lente d’ingrandimento è la sostenibilità: per una società come il Giugliano, far quadrare i conti è una vittoria da dover costantemente centrare. Pur volendo e dovendo rincorrere il risultato sportivo, la bussola deve sempre orientare anche al perseguimento di quanto appena detto. A gennaio è stato fatto un piccolo capolavoro gestionale: eravamo nelle zone bassissime di classifica, ciò – in linea teorica – avrebbe dovuto portare a spese folli, che la società avrebbe tra l’altro avallato. Così non è stato, perché tra entrate e uscite siamo riusciti ad arrivare a un saldo pari a zero. Una volta assestato il gruppo, abbiamo viaggiato a una media da 1.3 punti a partita, che – spalmata sull’intera stagione – indica un potenziale piazzamento playoff. Ventuno punti in sedici partite non possono passare inosservati. Il sacrificio collettivo è stato enorme, ma al contempo la struttura tecnica e gestionale è solida ed è stata in grado di funzionare anche sotto pressione”.

Il momento di maggiore sconforto che ha provato e quello di tangibile consapevolezza che il traguardo sarebbe stato centrato.

“Se non avessi vissuto determinate situazioni anche da calciatore, avrei risposto parlando di sconforto costante. Uno stato d’animo che la piazza ha attraversato e fatto purtroppo proprio, ma è comprensibile, in virtù dei risultati raggiunti nel recente passato. Tanti ci hanno dato spesso per spacciati, ma io ho sempre creduto nel miglioramento e nel percorso. La rosa non meritava una simile classifica, soprattutto dopo il lavoro di gennaio. Determinate annate sono maledette, ma non è successo solo a noi: il Potenza ha vinto la Coppa Italia, ma due stagioni fa disputò i playout contro il Monterosi, a titolo di esempio. La lucidità, come dicevo poc’anzi, non deve mai venire meno, e noi in questo siamo strati eccezionali. Una risposta secca, dunque, non posso darla, il pensiero è articolato proprio perché non ci siamo mai lasciati sopraffare dalla pressione. Volendo invece guardare l’altra faccia della medaglia, è chiaro che l’ultimo cambio di guida tecnica ha cambiato la storia del campionato. Di Napoli conosceva la piazza, aveva già collezionato imprese del genere, ed è un allenatore con le doti umane necessarie per trasmettere la serenità fondamentale in simili frangenti. Il momento della svolta è stato sicuramente il suo arrivo”.

La parentesi con Eziolino Capuano

Direttore, l’arrivo di Eziolino Capuano generò tantissimo interesse attorno al Giugliano. Dopo un ottimo avvio, le cose sono poi precipitate, fino all’esonero dell’iconico allenatore. Cosa non ha funzionato?

“Parto subito da una certezza: il mister ha dato tutto. All’inizio la scossa c’è stata, i risultati sono arrivati. Parlare di sfortuna alle volte può avere il tessuto dell’alibi, ma in partite come quelle contro Cerignola, Casarano, Potenza e diverse altre le cose non giravano mai a nostro favore. Sono poi arrivati gli infortuni, che ci hanno messo in netta difficoltà. Il tecnico, dunque, non ha avuto la possibilità di lavorare con i calciatori poi arrivati a gennaio, bisogna essere onesti. Il vortice in cui eravamo entrati ci stava risucchiando: un pareggio e otto sconfitte in nove giornate ci hanno costretto a interrompere il percorso. Capuano ha pagato ma, ribadisco, ha dato tutto”.

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Il Giugliano ha un modus operandi molto collegiale, dove la direzione sportiva e quella generale spesso si intersecano. Con la salvezza è possibile analizzare questo tema con più serenità: in virtù degli inevitabili errori commessi, che camminano chiaramente assieme all’ottimo lavoro fatto soprattutto da gennaio in poi, ci saranno dei cambiamenti negli equilibri interni?

“È normale che una stagione così burrascosa generi degli spunti di riflessione, che portano a passare in rassegna cos’ha funzionato e cosa ha lasciato a desiderare. Arrivare in un nuovo contesto implica un periodo di ambientamento, dove bisogna comprendere le dinamiche interne per poi potersi inserire a pieno regime. Per quanto mi riguarda, sono arrivato in un momento di grandi cambiamenti: è andato via Bertotto, lo staff tecnico e un discreto numero di calciatori. Essendo atterrato nel mondo Giugliano tra metà e fine giugno, non ho avuto troppo tempo. Abbiamo già parlato tra di noi, identificato gli errori e compreso da dove bisognerà ripartire: sembrerà banale, ma chiaramente dalle cose da non ripetere. Il bene del Giugliano Calcio è al primo posto. La famiglia Mazzamauro ha dimostrato ciclicamente il proprio amore verso questo progetto, guidandoci con serenità e disponibilità. L’ambiente è sano, si sono creati dei magnifici rapporti tra tutti noi: nei momenti di maggiore difficoltà sono stato abbracciato dall’affetto e dalla vicinanza della proprietà, dei calciatori e dei gruppi ultras, che menziono assieme all’intera tifoseria, perché mi hanno dato una grande mano. Venerdì c’è stata una riunione interna alla società e, come dicevo, abbiamo chiarito tanti aspetti in vista della prossima annata”.

Il futuro

Dunque Antonazzo resta a Giugliano?

“Sì, resto a Giugliano. Il mio contratto scadrà nel 2027, ma la proprietà mi ha proposto un rinnovo fino al 2028. Non era scontato, è un grande attestato di stima nei miei confronti. La famiglia Mazzamauro ha visto quello che ho dato alla causa, e di ciò ne sono fiero e felice, dato che è un riconoscimento che arriva al termine di un’annata intensa e difficoltosa”.

Andiamo a cascata: Raffaele Di Napoli sarà l’allenatore anche nella prossima stagione?

“Con il mister ci siamo incontrati qualche giorno fa, non dovrebbero esserci problemi. La volontà di entrambe le parti è quella di continuare insieme. Fino a quando non si firma, non c’è mai certezza, ma a strettissimo giro dovremmo mettere il tutto nero su bianco. Il lavoro fatto è stato importante, lui vuole rimanere, la nostra intenzione è quella di non interrompere il percorso”.

Direttore, lei ha giocato ad altissimi livelli e in piazze tra le più interessanti del panorama italiano. Tra queste c’è il Frosinone, neopromosso in Serie A al termine di una cavalcata a tratti mistico, con un eccellente condottiero come Alvini. I Ciociari, però, nella scorsa stagione avrebbero dovuto disputare i playout per non retrocedere in Serie C, possibilità poi evitata dalla penalizzazione inflitta al Brescia. Una risalita così netta, e un simile modello, sono replicabili a Giugliano?

“Il modello Frosinone, che ho visto da vicino, ha un nome e un cognome: Maurizio Stirpe. Il Presidente ha una filosofia precisa, solida, implementata dagli interpreti giusti, ovvero il DS Castagnini il tecnico Alvini. Quando lavori con i giovani, non è detto che una stagione sia uguale all’altra, perché la crescita può essere netta. È la società che fa tutto, e questo in effetti è successo anche qui: nella piazza c’era una disperazione tangibile quando abbiamo toccato il fondo della classifica, ma la proprietà ha sempre indicato la via. Non si può chiedere un carburante più efficace. Ad ogni modo, emulare Frosinone necessiterebbe di possibilità economiche che, oggi, non fanno parte del nostro ecosistema. Ciò non vuol non poter costruire qualcosa di importante, ma bisognerà sempre pensare alla sostenibilità e scegliere i profili giusti. La mia sfida è e sarà scovare giocatori sottovalutati oppure dal potenziale ancora inespresso. Un po’ quello che ha fatto la Juve Stabia pochi anni fa: lì il direttore Lovisa fu molto bravo, così come mister Pagliuca. Nel calcio bisogna mescolare i sogni alla realtà e all’ottimizzazione delle risorse. Ho tante idee da plasmare, e so di essere nel posto giusto perché c’è una grande proprietà. Devo, però, ribadire una cosa: ogni anno ci sono diverse società che rischiano di saltare: noi a Giugliano non perderemo mai di vista questo tema, che fa dunque tornare in auge la centralità della sostenibilità”.

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Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images - Via One Football

Chiederle nomi e obiettivi di mercato sarebbe banale e prematuro. Chiudiamo, dunque, con una considerazione più ampia: dovremo aspettarci uno stravolgimento della rosa?

“Fisseremo dei pilastri, calciatori che vorrei assolutamente tenere nonostante siano già arrivate richieste. I prestiti sono rientrati alla base, dunque bisognerà colmare questo vuoto numerico. Il mercato è fatto di opportunità, ciò che oggi non immagini può poi capitare un mese dopo. Zammarini a giugno scorso era inimmaginabile, poi è arrivato grazie a un lavoro certosino. Saremo guidati dall’attenzione ai costi, con il progetto giovani al centro, ma un’identità tecnica da consolidare. Calciatori interessanti, che potranno aiutarci a migliorare talento, potenzialità e futuribilità della rosa, saranno ai primi posti sui nostri taccuini. Non dovremo patire le sofferenze della scorsa stagione”.

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