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·24 aprile 2026
ESCLUSIVA PSB - Artico: "Artistico poteva essere del Cesena! Kargbo e Calò acquisti top, impressionato da Cacciamani e Comotto! Sul futuro dico..."

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·24 aprile 2026

Una promozione in Serie B dopo 47 anni di astinenza, un'altra facendo il record di punti e conquistando i playoff l'anno successivo: tutto ciò in soli 5 anni di mandato. Solo una presentazione del genere può rendere giustizia ad un grande amante dei numeri e dei risultati come Fabio Artico; tuttavia sarebbe iniquo limitarsi ad una narrazione simile perché, come abbiamo potuto constatare in questa occasione speciale, dietro la sua figura si nascondono un professionista esemplare e un conoscitore del calcio profondissimo.
Intervistato in ESCLUSIVA ai microfoni di Pianeta Serie B, l'ex direttore sportivo di Alessandria e Cesena è tornato con la memoria alle citate esperienze, analizzandone a posteriori pregi e difetti, ma soprattutto colpi altisonanti, acquisti sfumati per un soffio e visioni rivelatesi lungimiranti (Cambiaso docet). Insomma, andando a snocciolare senza filtri il suo modo di interpretare il ruolo di DS, con particolare attenzione al lavoro sui giovani e alle conclusioni sul campo. Di seguito l'intervista completa.
La nostra chiacchierata non poteva non partire da quando era un affermato attaccante di categoria e vestiva ancora le scarpette da calcio. In carriera, tra le altre, è passato anche da Empoli, club che sta inaspettatamente vivendo una stagione parecchio complicata…
“Il campionato dell'Empoli mi ha sorpreso e mi sorprende tutt'ora: conosco bene la società, anche se dal mio passaggio là sono passati ormai 30 anni. È partita sicuramente con prospettive diverse e, dopo un inizio un po' balbettante, si è ritrovato nella zona calda della classifica. È una squadra giovane, che ha cambiato tanto rispetto alla Serie A: penso che i ragazzi stiano facendo fatica a calarsi in una situazione che, anche mentalmente, non è per niente facile. Caserta mi piace e conosce bene la Serie B, ma sta ugualmente arrancando: spero che nelle restanti partite riescano a trovare i punti per salvarsi, perché perdere l'Empoli sarebbe un peccato enorme”.
Nella rosa azzurra militano sia Marco Curto che Stiven Shpendi, due calciatori che ha avuto il piacere di visionare a Cesena. In particolare su quest'ultimo: come mai ai tempi si era optato per la cessione all'Empoli e non è stato trattenuto in Romagna?
“Quando sono arrivato eravamo in C e Stiven Shpendi aveva fatto ben 13 gol in campionato. L'Empoli era in Serie A, e credevo fosse giusto dargli l'opportunità di misurarsi in palcoscenici più importanti e in una piazza così”.
Un altro club in cui ha militato e che ora, ahimè, verte in una situazione alquanto difficile e complessa è la Ternana. Da spettatore dei fatti, cosa ne pensa della famiglia Rizzo e dello spettro del fallimento?
“La Ternana e Terni meritano sicuramente qualcosa di più rispetto a situazioni e problemi societari di questo genere. La Ternana è una grande piazza, e mi dispiace che negli ultimi anni abbia avuto problemi di ogni tipo. La rosa è ottima e poteva persino ambire ad un campionato di vertice, ma sicuramente hanno inciso le questioni sopracitate: mesi fa si parlava di rilancio, grandi investimenti e del nuovo stadio, mentre ora siamo alla liquidazione volontaria e al possibile fallimento. Quando ero stato alla Ternana si respirava un calcio di alto livello, con un pubblico caloroso e una piazza meravigliosa. È un peccato che non possa fare semplicemente un campionato nella normalità delle cose, dove si può fare bene o male ma avendo alle spalle una solidità economica e societaria diversa".
Nel frattempo, in Serie B, c'è un'altra squadra che sta tentando una rimonta che avrebbe del clamoroso: quanto ha inciso l'arrivo di Lorenzo Insigne nella cavalcata del Pescara verso la salvezza? A farne le spese in negativo potrebbe essere la Reggiana del suo ex compagno Pierpaolo Bisoli…
“A Pescara ho rivisto un'Adriatico travolgente e una curva biancazzurra che sono stati uno dei motivi che mi hanno convinto a giocare per il Delfino nei primi anni 2000. L'arrivo di Insigne ha dato una svolta: non tanto a livello tecnico, anche se Insigne non si discute da quel lato e non è certamente un giocatore da Serie B, ma da alta Serie A. Ho visto un Pescara diverso come convinzione e certezze mentali: Insigne ha portato serenità ad un ambiente purtroppo depresso e dove mancava un punto di riferimento a livello di personalità. Infatti, la crescita generale è stata visibile: i giochi per la salvezza sono ancora molto aperti per loro, quando un mese fa sembravano già spacciati.
Bisoli lo conosciamo bene: è uno dei veterani della categoria e ha delle caratteristiche ben precise. È riuscito a dare una scossa alla Reggiana dopo mesi in cui era sprofondata in un loop negativo senza fine. Bisoli sa toccare i tasti giusti, e se ci sono delle possibilità per i granata di salvarsi passano attraverso il carattere e la determinazione che sa trasmettere lui".
Veniamo ora quasi ai giorni nostri: come giudica la sua esperienza al Cesena? Ha qualcosa da dire in merito al suo allontanamento dall'incarico di direttore sportivo bianconero?
“I miei due anni a Cesena sono stati meravigliosi, li ho vissuti con grande intensità. Abbiamo vinto il campionato con il record di punti, dando soprattutto valore ai ragazzi cresciuti nel settore giovanile; l'anno dopo, con lo stesso gruppo e l'aggiunta di qualche giocatore di categoria, siamo arrivati sesti e abbiamo fatto i playoff. Sono stato onorato e fiero di essere stato il direttore sportivo del Cesena e di aver raggiunto quei risultati prestigiosi. Lavoro bello in una piazza magica: Cesena ti dà tanto, ha una curva e un Manuzzi che ti trasmettono emozioni. Dopodiché le nostre strade si sono separate, come spesso succede nel calcio: accetto tutte le scelte senza problemi e senza rancori. Sento ancora con molto piacere gran parte delle persone che fanno parte della società del Cesena e che ho avuto modo di conoscere durante la mia permanenza. Proprietà? Mi sono lasciato in buoni rapporti: avevamo visioni diverse su alcuni aspetti del mio lavoro e per loro è stato legittimo fare altre scelte”.
Passando all'attualità, cosa ne pensa della decisione del Cesena di esonerare un allenatore di categoria come Michele Mignani in favore di un outsider quale è Ashley Cole? In tanti l'hanno giudicata come scellerata…
“Giudicare da fuori è sempre difficile: conosco bene Mignani, ed è un allenatore che può piacere o meno, ma i numeri hanno sempre parlato da soli per lui in Serie B. Nel suo stile è serio, equilibrato e ha sempre portato a casa i risultati. Se lo hanno cambiato, la proprietà avrà avuto i suoi motivi: la squadra ha avuto sicuramente un momento di flessione, sia a livello di punti che di prestazioni. La scelta di aver puntato su Cole è sicuramente particolare e curiosa, ma non è campata per aria. Poi si può discutere sul principio, ma ha comunque delle idee: probabilmente è un allenatore che necessita di tempo per conoscere la Serie B e trasferire il suo credo, che appare molto diverso dal calcio italiano. Ha cambiato modulo in una squadra abituata al 3-5-2 da tre anni, quindi in queste giornate ha pagato un po' lo scotto di questo. Ci vorrà pazienza, ma mi auguro e sarebbe bello che il Cesena facesse i playoff, visto che naviga e mantiene quelle zone da inizio stagione. Alla fine la bontà o meno del suo operato verrà giudicata a posteriori dai traguardi raggiunti”.
Uno degli indiscutibili vanti del Cesena è sicuramente il settore giovanile, da dove sono usciti calciatori fondamentali per la Prima Squadra come Berti, Shpendi, Francesconi…
“Il Cesena ha un settore giovanile che lavora bene, ma soprattutto in cui si respira un grande senso di appartenenza, ed è una cosa che fa la differenza. Le parti emotive danno un qualcosa in più nel calcio, è un valore importante e a Cesena è un fattore determinante: tutti i ragazzi del vivaio sognano un giorno di esordire al Manuzzi. Gente come Berti, Shpendi e Francesconi è ancora lì per un motivo: loro non vedono l'ora di vestire la maglia bianconera. Ogni annata ha dei profili interessanti in ottica Prima Squadra, e anche adesso ne stanno uscendo pian piano di nuovi”.
Durante il suo mandato ad Alessandria sono transitati diversi volti noti alla Serie B e al calcio italiano: oltre ai fiori all'occhiello Cambiaso e Dossena, tra gli altri annoveriamo Parodi, Prestia, Cerofolini, Mantovani, Pandolfi. Direi che ci ha visto lungo…
“Ho un ricordo bellissimo dell'Alessandria: oltre ad essere stato giocatore e direttore sportivo sono pure tifoso, quindi c'è sempre una parte emotiva importante. Sarò sempre grato alla società, perché quegli anni mi hanno rilanciato. Con tanti mi sento ancora adesso, perché siamo legati dall'emozione incredibile della promozione in Serie B dopo 47 anni. Cambiaso è un ragazzo eccezionale, con qualità umane al di sopra della categoria. Ho trovato dei giocatori che, al di là dell'aspetto tecnico, tattico e fisico, avevano dei principi sani, avevano sposato in pieno la causa e avevano voglia di crescere ogni giorno. Era un gruppo forte, a cui sarò sempre legato a doppio filo".
Qual é l'acquisto di cui va più fiero in Serie B?
“Fare nomi è veramente complicato, perché mi dispiacerebbe escludere qualcuno o fare qualche torto. Ne potrei dire tanti, ma se devo scegliere direi Kargbo, che ora milita al Blackburn Rovers in Championship. Io lo presi dal Crotone ed era in fase discendente, mentre quando è venuto a Cesena ha disputato un anno e mezzo strepitoso. Un altro nome che faccio è Calò, che per la Serie B è un giocatore veramente forte. Quest'anno sta facendo una stagione allucinante a Frosinone, sono stato felice di averlo portato a Cesena”.
Un affare che le è sfumato tra le mani e di cui successivamente si è pentito?
"È difficile da dire, perché poi all'interno delle varie trattative rimbalzano diversi nomi. Un profilo che a me piaceva molto, che ho trattato e che siamo stati molto vicini a prendere a Cesena è stato Gabriele Artistico dello Spezia. Per un motivo o per un altro non siamo riusciti a chiudere l'affare, ma per me Artistico è un attaccante da Serie B, che in categoria può fare veramente bene.
A fine campionato, solitamente, quando vedo altri direttori che fanno colpi giusti e acquistano qualche giovane forte ho del rammarico, perché lavorare con i giocatori così giovani è uno dei miei mantra. Quest'anno mi hanno impressionato Cacciamani della Juve Stabia e Comotto dello Spezia: secondo me hanno dimostrato personalità, prestazioni, capacità e una futuribilità diversi rispetto alla media".
Per concludere, un pronostico su quali squadre verranno promosse in Serie A e su chi, invece, retrocederà in C?
“Il Venezia ha la squadra più forte al pari del Monza, ma gli arancioneroverdi hanno trovato più continuità di rendimento. Qui in mezzo si è infilato a sorpresa il Frosinone, grazie ad un grande allenatore come Massimiliano Alvini che ha trovato il suo anno di maturazione dopo la Cremonese e il Cosenza. Alvini ha confermato di essere un ottimo tecnico, e in questo finale si contenderà la Serie A insieme alle altre due: vedo comunque il Venezia un passo avanti. Sicuramente chi resterà fuori tra Frosinone e Monza rimarrà delusa, e bisognerà vedere come affronterà questa delusione perché poi ci sarà da affrontare il Palermo ai playoff. I rosanero hanno una rosa attrezzata per il salto, un allenatore pratico e vincente in Serie B come Inzaghi, che a me piace molto. Il Palermo sarà la squadra da battere ai playoff. Occhio però alle sorprese, perché il Catanzaro è abituato ai playoff e ha trovato una grande continuità in questi mesi, e il Modena ha una società e una squadra che migliora di anno in anno e sta mettendo un tassello in più per riconfermarsi.
Negli ultimi posti è una classifica molto corta, che ultimamente si è allungata per le vittorie pesanti di Sampdoria e Mantova. L'Avellino è una squadra che è uscita da una situazione potenzialmente pericolosa e ora punta addirittura ai playoff: Ballardini ha portato esperienza e consapevolezza, e ora può dare fastidio a chiunque. Anche il Mantova, nonostante abbia 40 punti, se non fa risultato contro il Südtirol rischia di dover affrontare un finale molto complesso. La salvezza sarà intorno ai 42-43 punti; è tutto aperto, e le prossime due saranno determinanti. Lo Spezia ha vissuto un'annata davvero particolare, perché sono passati dalla finale persa con la Cremonese ad essere precipitati sul fondo della classifica. La Serie B non fa sconti, e fare calcoli adesso è quasi impossibile".
Per quanto riguarda il suo futuro: ha già ricevuto qualche chiamata per la prossima stagione? E durante il suo periodo sabbatico?
“All'orizzonte c'è la voglia di tornare a lavorare, di tornare di nuovo in campo e gestire una squadra. Mi sono preso questo anno per aggiornarmi, approfondire le mie conoscenze sui vari campionati e riflettere su pregi e difetti. Mi auguro che nei prossimi mesi esca fuori qualche opportunità per poter rientrare in corsa. In questo periodo sabbatico ho ricevuto alcune proposte, ma non si è mai andato oltre le chiacchiere e alla fine non si è concretizzato nulla. Ora Serie B o C non mi interessa particolarmente, non sono alla ricerca della categoria: quello che mi preme è avere la possibilità di fare il mio lavoro ed entrare in un progetto di calcio serio. Ovviamente mi piacerebbe tornare in cadetteria”.

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