Calcio e Finanza
·1 agosto 2026
[ESCLUSIVO] Intervista a Bidnyi, ministro dello Sport ucraino: «L’isolamento nello sport è utile quanto i droni: colpisce i russi nella loro vita normale. E su Pirlo Ct dico questo»
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Dal febbraio 2022, con l’invasione su vasta scala da parte della Russia, l’Ucraina è al centro di uno dei conflitti che più profondamente hanno segnato l’attualità internazionale degli ultimi anni. A quasi quattro anni e mezzo dall’inizio della guerra, in una fase ancora estremamente delicata, Calcio e Finanza ha avuto il piacere e l’onore di intervistare Matvii Bidnyi, ministro della Gioventù e dello Sport dell’Ucraina.
L’attività di Bidnyi è incentrata sulle politiche giovanili, sullo sviluppo dello sport e dell’attività fisica, oltre che sul rafforzamento dell’identità nazionale e civica ucraina, temi che hanno assunto un valore ancora più significativo nel contesto attraversato dal Paese.
Prima della nomina a ministro, Bidnyi ha ricoperto l’incarico di viceministro della Gioventù e dello Sport, maturando una lunga esperienza all’interno dell’amministrazione statale. Nel corso della sua carriera si è occupato in particolare di attività fisica, discipline non olimpiche e politiche sportive, costruendo un percorso professionale che unisce pubblica amministrazione, gestione dello sport e sviluppo delle strategie nazionali dedicate ai giovani.
Nell’intervista concessa a Calcio e Finanza, il ministro ha affrontato numerosi temi: dalla necessità di mantenere l’isolamento della Russia nel sistema sportivo internazionale al ruolo dei grandi atleti ucraini nel rappresentare e dare voce al Paese, fino alla vicenda tutta italiana della mancata nomina di Andrea Pirlo a commissario tecnico della Nazionale.
Domanda. Signor ministro, prima di passare a temi più internazionali, c’è una questione molto italiana che ha tenuto banco nelle ultime settimane e che sfiora l’Ucraina. Andrea Pirlo era stato scelto quale Commissario tecnico della Nazionale azzurra, ma la Federazione ha poi ritenuto non opportuna la nomina in quanto l’ex centrocampista è legato a una società di scommesse russa da un contratto di sponsorizzazione. Qual è la sua opinione sulla vicenda?
Risposta. Sosteniamo pienamente la decisione della Federazione Italiana Giuoco Calcio. È una posizione forte e basata su principi. Qualsiasi legame commerciale con aziende russe, comprese le società di scommesse, sostiene direttamente o indirettamente la guerra contro l’Ucraina.
Ogni federazione, città e organizzazione sportiva può contrastare l’influenza russa nell’ambito delle proprie possibilità. Quando migliaia di decisioni di questo tipo si sommano, l’aggressore viene realmente isolato. Ci auguriamo che questo costituisca un precedente affinché altri organismi sportivi europei mettano l’etica davanti agli affari.
D. Passando a questioni più direttamente legate all’Ucraina, dopo quattro anni e mezzo di guerra qual è la situazione nel Paese? Di recente abbiamo assistito anche ad alcuni rimpasti di governo. Qual è oggi la situazione complessiva, a quattro anni e mezzo dall’inizio dell’invasione russa?
R. Questi quattro anni e mezzo hanno dimostrato che l’Ucraina è un Paese forte e resiliente. Abbiamo un’economia e un mercato del lavoro pienamente funzionanti, insieme a tutti i segni di una vita normale. Naturalmente, però, le minacce e gli attacchi quotidiani continuano a uccidere la nostra gente. Ogni notte ci sono sirene, missili balistici e droni, e nulla di tutto questo si è fermato.
Nei territori più vicini alla linea del fronte e al confine con la Russia, questi attacchi terroristici stanno diventando sempre più frequenti. Odessa, per esempio, è sottoposta ad attacchi pesanti e continui che coinvolgono diversi tipi di missili e sistemi d’arma. Sapete che la situazione nei nostri porti è piuttosto difficile. La Russia sta cercando di fermare le nostre esportazioni di grano e ha già ucciso circa 20 membri civili degli equipaggi e lavoratori portuali, compresi cittadini stranieri, a bordo delle navi che operano nei nostri porti e nelle aree circostanti.
La Russia continua a uccidere non soltanto gli ucraini. Continua a compiere atti terroristici. Naturalmente abbiamo bisogno del sostegno dell’Europa e del mondo intero per fermare questo aggressore, perché non si fermerà in Ucraina. Non si tratta soltanto della sicurezza dell’Ucraina, ma della sicurezza del mondo intero e dei nostri valori. È molto importante comprenderlo.
D. In termini generali, vediamo che i Paesi europei sono molto vicini all’Ucraina, mentre quelli di altri continenti, come gli Stati Uniti e la Cina, sembrano esserlo meno. Avvertite il sostegno dei Paesi europei e quanto è importante per voi?
R. Certamente. L’Europa continua a essere l’amico più vicino dell’Ucraina ed è evidente che ci troviamo sulla stessa barca. Siamo sulla stessa lunghezza d’onda e condividiamo gli stessi valori. Abbiamo una visione comune di come il mondo viene governato e di come dovrebbe progredire. Questo non è soltanto un problema dell’Ucraina ed è straordinario poter contare su collaborazioni così forti. L’Europa ha la dignità di non perseguire soltanto vantaggi a breve termine, ma valori e principi di lungo periodo. Abbiamo fatto esperienza di grandi guerre e dovremmo fare tutto il possibile per impedire che una simile prospettiva si ripresenti.Matvii Bidnyi
D. Avvertite in qualche modo che l’Ucraina sia stata lasciata sola dagli Stati Uniti o che gli Stati Uniti siano meno interessati alle conseguenze dell’invasione russa?
R. No. Credo che possiamo contare su un forte sostegno da parte degli Stati Uniti e dell’amministrazione presidenziale. I recenti incontri hanno dimostrato che gli Stati Uniti continuano a essere un solido alleato dell’Ucraina. Apprezziamo davvero gli sforzi e il sostegno degli Stati Uniti.
D. Perché, allora, siete preoccupati per la situazione specifica che si sta sviluppando nel mondo dello sport?
R. Nello sport il quadro non è altrettanto positivo. Purtroppo possiamo constatare che le organizzazioni sportive internazionali, e in particolare il CIO, il Comitato Olimpico Internazionale, stanno agendo come una valvola di sfogo. Stanno riducendo la pressione che le organizzazioni internazionali e i Paesi stanno esercitando sulla Russia attraverso sanzioni e misure economiche finalizzate a fermare questa guerra e l’aggressione. Il CIO sta funzionando come una valvola di sfogo, indebolendo la forza collettiva che la comunità internazionale ha costruito contro l’aggressione.
D. Ha menzionato l’importanza di isolare la Russia dallo sport d’élite. Perché ritiene che sia più importante isolare la Russia, invece di utilizzare lo sport come strumento per avviare un dialogo e magari raggiungere un’intesa? Sin dall’epoca della diplomazia del ping-pong negli anni Settanta, lo sport ha sempre svolto un ruolo importante nello sbloccare situazioni geopolitiche difficili. Perché è ancora importante isolare la Russia anziché reintegrarla e aprire un dialogo?
R. Perché la Russia non vuole fermarsi. Ha avuto ogni opportunità e molte ragioni per fermarsi. Ha avuto molte occasioni per farlo in maniera appropriata, ma non vuole fermarsi perché ha bisogno di questa guerra. Per loro è molto importante mostrare alla propria popolazione una parvenza di normalità. È anche per questo motivo che le nostre forze ora stanno colpendo le loro infrastrutture interne e le stazioni di rifornimento. Tutti i russi devono comprendere che questa situazione riguarda anche loro. Riguarda l’intera popolazione russa.
Gli atleti russi, sotto questo aspetto, non sono vittime. I principali sportivi russi sono pienamente integrati nella macchina della propaganda statale. Molti possiedono gradi militari ufficiali nel CSKA, il Club Sportivo Centrale dell’Esercito, all’interno dello stesso apparato militare che bombarda ogni giorno le città ucraine. Non può esserci neutralità senza pace. Non si può affermare di essere neutrali mentre si ricevono finanziamenti dallo Stato aggressore e si rimane in silenzio davanti alle atrocità.
La Russia ha sempre utilizzato i successi sportivi come prova della propria potenza. Reintegrare Mosca nella comunità sportiva internazionale equivale a consentirle di dire: «Guardate, facciamo parte della rispettata comunità sportiva internazionale. Siamo forti. Vinciamo le competizioni sportive e i Giochi Olimpici». Questo incoraggia la popolazione interna e rafforza l’idea che la Russia sia un impero forte, rispettato da tutti. Credo che dovremmo limitare tutto questo. Non si può offrire un palcoscenico ai criminali.
D. Quindi, se ho compreso correttamente, dal momento che è importante far capire alla popolazione russa che la guerra produce conseguenze anche all’interno del proprio Paese, state effettuando attacchi militari contro obiettivi situati sul territorio russo. Allo stesso tempo, sul piano del soft power, escludere i russi dalle competizioni sportive rappresenta un altro modo per farli sentire isolati e incidere sulle loro vite personali. È corretto?
R. Non si tratta di prendere di mira i singoli cittadini, ma di responsabilità, sicurezza e realtà. Lo sport internazionale non può fingere che tutto proceda come se nulla fosse, mentre le bombe russe distruggono le città ucraine e uccidono i nostri atleti e allenatori. Escludere le squadre russe non è una misura finalizzata semplicemente a incidere sulla vita personale di qualcuno: è un limite necessario per impedire alla propaganda statale russa di utilizzare lo sport per legittimare una guerra illegale.
Allo stesso tempo, la società non può rimanere isolata dalle azioni del proprio governo. Ogni russo deve confrontarsi con la realtà che il proprio Stato sta commettendo crimini di guerra e che il mondo condanna chiaramente queste azioni. La società deve rendersi conto che non si tratta di un generico dibattito politico, ma di gravi crimini internazionali che producono conseguenze reali.
D. Come si è sentito quando il Comitato Olimpico Internazionale ha annunciato che stava prendendo in considerazione la reintegrazione dei russi in alcune competizioni? Quali saranno i vostri prossimi passi per opporvi a questa decisione?
R. È una vera delusione. Una delusione enorme. La decisione del CIO di revocare le restrizioni nei confronti della Russia è completamente ingiusta e profondamente irrispettosa verso le centinaia di atleti ucraini uccisi dalle forze russe e verso l’intera comunità sportiva nazionale.
L’espediente giuridico utilizzato dalla Russia è molto semplice e semplicemente non credo che il CIO non sia in grado di comprenderlo. Nel dicembre 2024, il Comitato Olimpico Russo ha silenziosamente eliminato dal proprio statuto l’intera categoria dei consigli regionali. L’inclusione delle regioni ucraine occupate era stata la ragione alla base delle restrizioni.
Hanno eliminato contemporaneamente tutte le 89 regioni, perché rimuovere direttamente soltanto le regioni ucraine occupate avrebbe significato ammettere che non erano realmente russe, e questa è una verità innegabile. Hanno invece cancellato tutte le regioni per nascondere la loro occupazione illegale. Il CIO sta chiudendo gli occhi davanti a tutto questo.
La precedente leadership del CIO aveva compreso questo espediente e aveva mantenuto le sanzioni. Oggi, invece, la nuova leadership guidata da Kirsty Coventry sta utilizzando proprio questa manipolazione come pretesto per riportare la Russia nelle competizioni. Credo che si tratti di una scelta estremamente controversa.Matvii Bidnyi
D. Quali azioni concrete intendete intraprendere, come governo ucraino, per affrontare questa situazione?
R. Negli ultimi mesi, insieme al nostro Comitato Olimpico Nazionale e alle federazioni sportive, abbiamo inviato 30 appelli ufficiali alle federazioni sportive internazionali. Non può esserci alcuna revoca delle restrizioni mentre la Russia continua la propria guerra su vasta scala, uccidendo persone e distruggendo città.
Stiamo lavorando con i nostri partner internazionali, i governi, i ministri e la Commissione europea. Il nuovo pacchetto di sanzioni comprende alcuni funzionari russi. Tra questi figurano il ministro dello Sport russo, Mikhail Degtyarev, e il presidente della Federazione Internazionale degli Scacchi, la FIDE, Arkady Dvorkovich. È un segnale chiaro del fatto che l’Europa comprende e riconosce le prove dei loro crimini e delle loro attività di propaganda.
Inoltre, il nuovo pacchetto stabilisce il quadro giuridico per un ampio divieto di rilascio dei visti nell’Unione europea rivolto ai combattenti e agli ex combattenti delle forze russe e dei gruppi loro affiliati, che si applica direttamente agli atleti che hanno preso parte a questa guerra. L’Europa sta inviando un segnale forte e chiaro alle organizzazioni sportive internazionali. Le arene sportive possono esistere soltanto all’interno di un contesto fondato sullo Stato di diritto, sui valori europei di pace e sull’ordine internazionale. Questi palcoscenici non dovrebbero essere utilizzati come strumenti della propaganda russa o in modi che contraddicano gli sforzi più ampi compiuti in tutta Europa.
D. Potrà sembrare cinico, ma potrebbe esserci una motivazione economica dietro la decisione del CIO? La Russia è un Paese molto grande e può mettere a disposizione molto denaro per le Olimpiadi, i Campionati mondiali o altre competizioni. È un’interpretazione sbagliata oppure potrebbero esserci anche considerazioni di questo tipo?
R. La Russia ha sempre creduto di poter comprare tutto e tutti. Può spendere moltissimo denaro e mettere in campo risorse considerevoli. Per le persone prive di onore o di rispetto per sé stesse, questo può rappresentare un fattore decisivo.
Fortunatamente, tuttavia, la maggioranza dei leader europei e dei dirigenti sportivi non opera in questo modo. Ci auguriamo che la comunità sportiva internazionale riconosca la propria responsabilità nei confronti del più ampio contesto europeo e globale.
D. Quindi, se tra due o tre anni, con la guerra ancora in corso, dovessimo vedere squadre russe partecipare alle competizioni europee, per voi sarebbe un segnale politico molto negativo?
R. Certamente. Tornando alla decisione del CIO, abbiamo fornito loro numerose prove delle azioni compiute dalla Russia nei nostri territori occupati. Per esempio, soltanto nel giugno scorso la Russia ha organizzato il torneo “Stelle di Crimea”, una competizione femminile tenuta ad Alushta, nella Crimea occupata, e riservata a ragazze di età compresa tra i 13 e i 15 anni, organizzata insieme alla Federazione Russa degli Sport Acquatici. Quest’ultima fa parte del Comitato Olimpico Russo.
Hanno invitato i cosiddetti “veterani dell’operazione militare speciale”, combattenti che hanno preso le armi per attaccare l’Ucraina. Attraverso lo sport, la Russia sta utilizzando direttamente persone che hanno ucciso cittadini ucraini per sottoporre a un lavaggio del cervello i bambini nei nostri territori occupati. Di quali ulteriori prove ha bisogno il CIO per riconoscere e comprendere la propria responsabilità rispetto a tutti questi crimini?
D. Passando alle sue responsabilità dirette come ministro della Gioventù e dello Sport, quattro anni e mezzo di guerra hanno chiaramente provocato danni enormi allo sport ucraino, ai suoi stadi e alle organizzazioni sportive. Qual è la situazione attuale degli atleti e degli impianti sportivi?
R. Finora sono stati uccisi 760 atleti e allenatori ucraini. Più di 915 impianti sportivi sono stati danneggiati o completamente distrutti. Le condizioni per la preparazione sportiva in Ucraina sono naturalmente tutt’altro che ideali.
Anche per quanto riguarda l’aspetto più elementare, ovvero il numero di ore durante le quali le persone riescono a dormire. Ogni notte risuonano diverse sirene antiaeree e dobbiamo raggiungere i rifugi. Ricordiamo tutti il terrorismo energetico di quest’inverno, quando le nostre città sono rimaste senza elettricità.
La Russia ha cercato, e sappiamo che sta pianificando, di creare qualcosa di simile a un genocidio nelle nostre città pacifiche, soprattutto a Kiev. Sta cercando di interrompere le forniture di energia e riscaldamento e di colpire le nostre centrali elettriche. Se bisogna allenarsi in una palestra nella quale la temperatura è vicina allo zero e dormire sotto tre o quattro coperte, le condizioni sono evidentemente estremamente difficili.
D. Immagino che questa tragedia produrrà conseguenze per molti anni. Penso anche alla situazione nelle scuole e ai bambini che non possono andare in palestra o praticare sport. Siete preoccupati dal rischio di una generazione perduta anche dal punto di vista sportivo?
R. Sì, naturalmente. Per noi è difficile. I miei stessi figli, per esempio, a volte trascorrono metà della giornata scolastica nei rifugi antiaerei. Continuano a seguire le lezioni lì, ma purtroppo non è efficace quanto trovarsi in un’aula.
È difficile anche trovare opportunità per allenarsi quando le palestre sono estremamente fredde in inverno e prive di ventilazione in estate. Fortunatamente, il nostro sistema energetico e il nostro governo stanno compiendo ogni sforzo per normalizzare la vita in città come Kiev.
In città come Kharkiv o Kherson, tuttavia, è assolutamente impossibile, perché gli attacchi continuano per tutta la giornata. Kherson è un luogo nel quale i droni danno la caccia ai civili inermi. Le persone non possono nemmeno uscire per correre o camminare per strada, perché la città è troppo vicina alle forze russe e al campo di battaglia. Utilizzano i droni per dare la caccia ai nostri cittadini e addestrare i propri combattenti. Prepararsi e allenarsi è quindi estremamente difficile.
D. Anche durante l’Unione Sovietica, l’Ucraina è sempre stata una delle nazioni più importanti nello sport. Ricordo atleti come Oleg Blokhin. Successivamente, dopo l’indipendenza, nel calcio ci sono stati Andriy Shevchenko e Serhiy Rebrov. Quanto è importante avere figure come l’ex attaccante del Milan e vincitore del Pallone d’Oro che promuovono all’estero la causa dell’Ucraina?
R. Senza alcun dubbio, il successo sportivo ha sempre fatto parte del marchio Ucraina. I nostri grandi campioni, come Oleksandr Usyk, Elina Svitolina e Marta Kostyuk, stanno raccontando al mondo intero la verità su ciò che sta accadendo in Ucraina.
Rappresentano una parte molto importante della nostra immagine, delle nostre relazioni internazionali e della nostra rappresentanza all’estero. Per noi è estremamente importante e continuiamo a portare avanti la nostra orgogliosa tradizione sportiva.
D. Negli ultimi giorni ci sono state molte manifestazioni contro il governo Zelensky a Kiev e c’è stato anche un rimpasto. Qual è la situazione attuale?
R. La situazione in Ucraina è quella di un Paese in guerra, ma rimaniamo uno Stato democratico. Tutto ciò che è accaduto nelle ultime settimane si è svolto nel rispetto del quadro giuridico. È stato semplicemente il modo attraverso il quale il nostro popolo ha espresso la propria volontà e le proprie opinioni.
A nessuno è stato impedito di farlo e non è stata intrapresa alcuna azione aggressiva nei confronti dei manifestanti. È un processo normale. Naturalmente, durante una guerra, le tensioni e le emozioni all’interno della società sono molto forti.







































