Zerocinquantuno
·24 agosto 2026
Esordire in casa significa abbattere subito il tabù Dall’Ara, prima che la patologia diventi cronica

In partnership with
Yahoo sportsZerocinquantuno
·24 agosto 2026

Nella perversa letteratura che accompagna da sempre i debutti d’inizio stagione sotto le due Torri si gode almeno di una cosa: la fine della morchiosa narrazione estiva, nutrita a colpi di retorica da ritiro, amichevoli contro squadre semisconosciute che ci trasformano in squadre materasso e bilanci d’agosto annaffiati dal secondo Campari. Ora tutto questo, tra poche ore, tenderà regolarmente a dissolversi al primo alito di vento caldo che scende dai colli.
Una sorta di mito della caverna platonico in versione emiliana: scambiamo le ombre proiettate dal precampionato per la realtà, dimenticando che il giudizio filosofico – e calcistico – richiede il contatto diretto con la materia. E allora ben vengano i riflettori del Dall’Ara, il tabellone segnapunti di Bologna-Lazio e la realtà che si ripresenta, nuda e cruda.
L’esordio è sempre più di una partita di calcio. È un processo alle intenzioni, una seduta psicanalitica a cielo aperto dove i buoni propositi tattici si scontrano con il macigno delle tossine della preparazione frullato con le aspettative della piazza. Per questo Bologna, poi, l’appuntamento con la prima di campionato porta con sé una zavorra emotiva ben più ingombrante del semplice ritardo di condizione.
La passata stagione ha decretato una bizzarra inversione di tendenza: il Dall’Ara, per anni fortino semi inespugnabile, si è trasformato nel vero, grande nemico del Bologna. Ben nove sconfitte casalinghe nell’ultimo campionato. Un ruolino interno da brividi, che ha polverizzato punti, sogni e continuità, rendendo il prato di casa un terreno ostile, dove l’ansia da prestazione finiva regolarmente per soffocare le idee e imbrigliare le gambe dei nostri protagonisti.
Esordire in casa contro la Lazio significa dunque cercare di abbattere subito un tabù psicologico prima che diventi patologia cronica. La Lazio si presenta a Bologna nell’abito che le è più congeniale, quello del guastafeste d’autore. È stata a lungo una squadra sorniona, quasi cinematografica nel suo cinismo, che adorava lasciare il possesso palla all’avversario, osservare con apparente distacco il fraseggio dei padroni di casa per poi, con due verticalizzazioni chirurgiche, speculare sulla prima lettura difensiva sbagliata. O almeno così la ricordiamo, prima della figuraccia col Mantova in Coppa Italia.
Per il Bologna, che fa della pressione alta il suo dogma identitario, il rischio di cadere nella trappola biancoceleste è comunque altissimo. Sbilanciarsi anche solo di cinque metri senza una copertura preventiva adeguata equivale a firmare una cambiale in bianco. La gestione delle corsie esterne e la capacità di recuperare la sfera nei primi secondi dopo la perdita saranno i veri termometri della gara.
Difendere a quaranta metri dalla propria porta richiede una concentrazione priva di sbavature, perché basta una lettura ritardata su palla scoperta per spalancare il campo al contropiede avversario. Certamente la prima giornata resta pur sempre una finzione scenica, un bozzetto a matita in attesa che il campionato trovi la sua forma. Ma se il Bologna vuole dimostrare di aver metabolizzato le lezioni del passato e di non essere unìopera incompiuta, deve iniziare proprio da qui. Serviranno meno frenesia, più lucidità cartesiana e la consapevolezza che per vincere certi esami non basta la bella manovra, ma quella sana spietatezza che l’anno scorso è mancata sul più bello.







































