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Sampnews24

·3 febbraio 2026

Ex Sampdoria, Audero: «Patardo? Sto bene, ma le conseguenze potevano essere gravi!»

Immagine dell'articolo:Ex Sampdoria, Audero: «Patardo? Sto bene, ma le conseguenze potevano essere gravi!»

Emil Audero, ex portiere della Sampdoria ora alla Cremonese, ha parlato dell’episodio che l’ha visto come vittima del lancio di un petardo

L’episodio avvenuto nel corso di Cremonese-Inter continua a far discutere e a preoccupare. A tornare sull’accaduto è stato Emil Audero, portiere della Cremonese ed ex nerazzurro, che ha raccontato in modo dettagliato quanto vissuto allo stadio Zini.

L’estremo difensore ha rilasciato una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport, soffermandosi sulle condizioni fisiche e soprattutto sull’impatto emotivo di un episodio che avrebbe potuto avere conseguenze molto più gravi.


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L’accaduto, legato all’esplosione di un petardo lanciato dagli spalti durante il match contro l’Inter, ha riportato al centro del dibattito il tema della sicurezza negli stadi e delle responsabilità legate a gesti estremi che mettono a rischio l’incolumità dei calciatori.

Audero Inter, la dinamica raccontata dal portiere

Il racconto di Audero entra nel dettaglio di quanto accaduto in campo, spiegando come il caso abbia voluto che si spostasse proprio un attimo prima dell’esplosione. Un movimento istintivo che, con il senno di poi, si è rivelato decisivo per evitare conseguenze drammatiche. Le sue parole:

«Sto abbastanza bene, almeno di testa perché ripensando a quello che è successo mi rendo conto che le conseguenze potevano essere molto più gravi. Ma è tutto molto difficile da digerire. A fine partita, una volta scesa l’adrenalina, il collo mi si è irrigidito. Ora va anche peggio perché l’orecchio fa male e pure la schiena è rigida. Nei prossimi giorni farò accertamenti per capire se c’è qualche problema, ma insomma… diciamo che poteva andare anche peggio.

Sembrava tutto sotto controllo. Durante la partita ero concentrato, poi giro la testa e vedo quella roba per terra vicino a me. Io non sono un esperto e solo per caso mi sposto seguendo lo svolgimento dell’azione con lo sguardo. Stavo comunque richiamando l’attenzione dell’arbitro, ho fatto pochi passi e poi quel botto tremendo. Dopo ho sentito un boato, come se mi avessero tirato una martellata all’orecchio, facevo fatica a sentire. Nella gamba destra vedo un taglio, il calzoncino stracciato, e sento un bruciore fortissimo. Non mi fossi spostato, poteva veramente finire molto male».

Un racconto che lascia poco spazio alle interpretazioni e che rilancia con forza il tema della tutela dei protagonisti in campo.

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