Calcio e Finanza
·23 settembre 2026
Exor, De Boer: «Impegno sulla crescita degli asset e sulla creazione di valore per gli azionisti»

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Exor conferma la propria strategia di crescita del valore del portafoglio e di creazione di valore per gli azionisti, facendo leva anche sul riacquisto di azioni proprie. A ribadirlo è stato il CFO della holding, Guido de Boer, commentando i risultati del primo semestre. «Mantiene il proprio impegno per una continua crescita del NAV e per la creazione di valore per gli azionisti», ha spiegato il manager, ricordando come Exor abbia avviato un nuovo programma di buyback da 500 milioni di euro.
Il NAV, acronimo di Net Asset Value, rappresenta in sostanza il valore netto delle attività detenute dalla holding, ottenuto considerando il valore delle partecipazioni e degli altri asset e sottraendo le passività. È uno degli indicatori principali utilizzati per valutare holding di investimento come Exor e per confrontarne il valore teorico del portafoglio con la capitalizzazione espressa dal mercato.
Secondo de Boer, le azioni Exor continuano infatti a essere negoziate «con uno sconto sostanziale rispetto al NAV» e il prezzo di Borsa non rifletterebbe nemmeno il valore intrinseco che la società attribuisce al proprio portafoglio. Da qui anche la scelta di continuare a utilizzare i riacquisti di azioni come strumento di allocazione del capitale.
Nel corso del confronto con gli analisti, il CFO è stato interrogato anche sulla possibilità che Exor possa in futuro monetizzare una parte della propria partecipazione in Ferrari per finanziare nuove opportunità di investimento. De Boer ha spiegato che Exor ragiona come qualsiasi altro investitore: davanti a un’opportunità ritenuta particolarmente interessante, la holding verifica innanzitutto la liquidità disponibile e la capacità di ricorrere al debito. Se queste fonti non fossero sufficienti, potrebbe prendere in considerazione la monetizzazione di asset già presenti nel portafoglio.
«Non è che Ferrari non sia nella lista», ha precisato il CFO, aggiungendo però immediatamente: «Riteniamo che Ferrari sia un’azienda straordinaria, siamo molto contenti». Il riferimento è anche alla precedente cessione di una quota del 4% della Casa di Maranello, effettuata circa un anno e mezzo fa. All’epoca, ha ricordato de Boer, Ferrari stava arrivando a rappresentare quasi il 50% del portafoglio Exor, creando un livello di concentrazione giudicato elevato anche alla luce dei multipli ai quali il titolo veniva scambiato.
Oggi la situazione è differente. Nel primo semestre Ferrari rappresentava il 34,2% del GAV, il Gross Asset Value, cioè il valore lordo complessivo degli asset detenuti da Exor prima di considerare l’indebitamento e le altre passività. Inoltre, secondo de Boer, il multiplo al quale Ferrari viene attualmente scambiata è significativamente inferiore rispetto a quello registrato al momento della precedente cessione.
Per questo, pur senza escludere in via teorica alcuna opzione sul portafoglio, il CFO ha sottolineato come le condizioni siano oggi diverse rispetto a quelle che avevano portato Exor a ridurre la propria esposizione al Cavallino.
De Boer si è soffermato anche su Stellantis, ribadendo il sostegno della holding al piano industriale presentato dal management. «Sosteniamo pienamente il piano annunciato dal management e abbiamo grande fiducia nella sua attuazione», ha dichiarato il CFO.
Alla domanda sull’eventualità che il gruppo automobilistico possa avere bisogno di un aumento di capitale in un contesto ancora complesso per il settore, de Boer ha spiegato di non essere a conoscenza di alcun piano in questa direzione. «Il mercato è incerto. Per quanto riguarda la posizione di cassa di Stellantis, non sono a conoscenza di piani per un eventuale aumento di capitale», ha sottolineato, rimandando comunque direttamente alla società eventuali valutazioni su questo fronte.
Il filo conduttore indicato dal management resta quindi la disciplina nell’allocazione del capitale. Exor punta a incrementare nel tempo il valore netto delle proprie attività, cogliere nuove opportunità d’investimento e intervenire sul portafoglio quando il rapporto tra rischio e rendimento lo renda opportuno.
In questo quadro rientra anche il buyback da 500 milioni di euro, con il quale la holding punta a sfruttare quello che considera un marcato disallineamento tra la quotazione di mercato e il valore degli asset sottostanti.