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·4 ottobre 2026

Fabregas Festival dello Sport: le parole su Gasperini e il Como

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Cesc Fabregas al Festival dello Sport di Trento è stato protagonista di un lungo e stimolante intervento, durante il quale ha affrontato diversi temi legati alla sua carriera da tecnico. L’allenatore del Como ha parlato in particolare della sua relazione con Gian Piero Gasperini, allenatore dalla grande esperienza rispetto a lui, proponendo una riflessione profonda sul confronto generazionale in panchina.

I due allenatori, rivali fino all’ultimo nello scorso campionato e prossimi a sfidarsi alla ripresa della Serie A dopo la sosta, sono rispettivamente il più giovane e il più anziano della Serie A, ma condividono l’apprezzamento per un calcio intenso e vocato all’attacco. Il tecnico catalano davanti alla platea trentina ha discusso riguardo le fondamenta del progetto Como, la sua idea di calcio e la crescita dei calciatori.


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Fabregas al Festival dello Sport: “Ascolto chi ne sa più di me”

Nel corso dell’evento, la presenza di Fabregas al Festival dello Sport ha offerto spunti interessanti sulla gestione dei rapporti individuali nel mondo del calcio moderno:

“Ci sono stati scambi, scambi accesi con dei colleghi, è vero. Io stesso sbaglio molte volte, sono ancora giovane e spesso sono ancora emotivo. Io spero che un allenatore più esperto, se sbaglio, me lo dica. Per esempio Gasperini, per cui ho grande rispetto. A me piace ascoltare le persone che sanno più di me. Non si può tenere la stessa amicizia o rapporto con tutti, siamo tutti diversi”.

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Il progetto Como e la valorizzazione dei giovani

La visione del tecnico spagnolo va oltre la singola partita e abbraccia la costruzione di una mentalità societaria solida a lungo termine:

“Quando mi hanno chiamato e presentato il progetto Como mi hanno fatto capire subito che era una cosa diversa, una in cui c’erano cuore, gente sana e di calcio. Ho cominciato a studiare la loro storia, quello che rappresenta la squadra per la città, per i tifosi. È stato speciale da subito, e quello che stiamo vivendo è la conseguenza di una trasformazione a 360 gradi”.

Un passaggio fondamentale riguarda lo sviluppo dei singoli calciatori all’interno della rosa:

“So che un allenatore alla fine viene giudicato dai trofei, ma i miei trofei sono la crescita dei giovani come Da Cunha. Ci sono tanti ragazzi che hanno scelto il Como per me, come Nico Paz per esempio, con suo padre che ha visto qualcosa in me. Non me la sento di lasciarli, di lasciare l’identità che stiamo cercando di costruire”.

Le ambizioni e la gestione degli impegni della stagione

Analizzando le sfide del campionato in corso, l’allenatore ha sottolineato le difficoltà legate al calendario e al salto di livello complessivo:

“La sfida di questa stagione è vivere un anno che nessuno di noi ha mai vissuto: giochiamo tre partite a settimana, per tutta la stagione, aggiungendoci per molti anche la nazionale e un nuovo livello. Ovviamente non è facile da gestire”.

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