Fabregas svela il motivo del no all’Inter: «La crescita dei miei ragazzi vale più di un trofeo» | OneFootball

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Inter News 24

·4 ottobre 2026

Fabregas svela il motivo del no all’Inter: «La crescita dei miei ragazzi vale più di un trofeo»

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Cesc Fabregas torna sulla scelta di restare al Como e sul mancato passaggio all’Inter: dal Festival dello Sport il tecnico spiega il valore del suo progetto e cita Nico Paz, Da Cunha, Valle e Perrone

Cesc Fabregas torna a parlare di una delle decisioni che hanno maggiormente fatto discutere durante l’ultima estate. Ospite del Festival dello Sport, l’allenatore del Como ha affrontato il tema del mancato approdo all’Inter, spiegando le motivazioni che lo hanno portato a proseguire il percorso intrapreso con il club lariano.


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Per Fabregas il successo di un allenatore non può essere misurato soltanto attraverso i titoli conquistati. Il tecnico spagnolo ha infatti posto l’accento sulla crescita dei giovani affidati alle sue cure, indicando proprio il loro sviluppo come una delle soddisfazioni più importanti della sua esperienza in panchina.

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IL NO ALL’INTER E IL SUO PERCORSO – «Il no all’Inter è stata una scelta coraggiosa o c’è stata anche un po’ di paura per andare in una realtà così grande e così presto dopo pochi anni da allenatore? Sono uno che pensa tanto e analizza tanto. So che per giudicare un allenatore alla fine di una carriera si conteranno i trofei vinti ed è giusto che sia così. Per me però parlavamo della crescita di Da Cunha che ora è in Nazionale, quella per me è una vittoria che vale più di un trofeo».

LA FIDUCIA DEI GIOVANI – «E non lo dico per arroganza: sapevo che tanti ragazzi venuti a Como per me. Nico Paz lo vediamo tutti ora, ma quando è arrivato due anni fa veniva dal Real Castilla e suo papà ha riposto tutta la fiducia in me».

IL SUO “SCUDETTO” – «Parlo anche di Valle, Perrone, Da Cunha e tanti altri. Per me sono il mio scudetto».

Una risposta che racconta la filosofia di Fabregas e il significato attribuito al progetto costruito a Como. Il no all’Inter, nelle sue parole, emerge così come una scelta legata alla volontà di continuare un percorso nel quale la valorizzazione dei giovani rappresenta già una forma di vittoria.

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