Fedele al Calcio – Cesena, con Fusco non avresti perso la bussola: la separazione è stata un errore ciclopico | OneFootball

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·6 maggio 2026

Fedele al Calcio – Cesena, con Fusco non avresti perso la bussola: la separazione è stata un errore ciclopico

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Una separazione che, mappando il corso degli eventi, è stata forse inevitabile. Filippo Fusco e il Cesena non si sono amati, nonostante le premesse iniziali fossero probabilmente stuzzicanti: un club con un notevole focus sul settore giovanile e appartenenza territoriale, con un allenatore di indiscutibile livello e un parco giocatori di impatto e prospettiva, da amalgamare con un Direttore Sportivo che, nel corso della propria carriera, ha costantemente implementato una cultura del lavoro che andasse oltre il risultato, la punta dell’iceberg che spesso ottura il processo.

Le cose sono andate su tutt’altra via. Una strada fatta di buche, dossi, dislivelli che hanno reso tutto più complicato e meno lineare. L’esonero di Michele Mignani e la controintuitiva scelta di affidare la panchina ad Ashley Cole, dalla storia ciclopica ma imberbe allenatore di una prima squadra, ha definitivamente rotto un filo già sottile.


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Alessio Tarpini / IPA Sport / IPA

Alle volte bisogna scegliere da che parte della storia schierarsi: rifiutando j’accuse potenzialmente sdrucciolevoli, è il Cesena ad aver perso l’opportunità di fare un salto in avanti. La fabregassiana scelta Cole non sta pagando, ha disorientato una buona parte dei calciatori (Berti e Shpendi su tutti, e non può non essere fatto notare che i due costituiscono il più grande patrimonio tecnico del club) e messo in serio pericolo la qualificazione ai playoff, che arriverà solo con una serie di incastri favorevoli.

L'addio con Fusco è stato un errore

Abbandonare il percorso con Fusco – che l’autore del sottoscritto non ha mai incontrato, così da spegnere sul nascere le solite, stucchevoli, polemiche – ha al contempo significato non dare spazio a un dirigente che, come detto in apertura, avrebbe portato un modus operandi certamente più ampio. La consapevolezza e la sicurezza nell’affermare ciò arrivano da un necessario e profondo studio della carriera del DS: l’eccellente lavoro nella Football Teams Area della Juventus (dove aveva la gestione delle formazioni Under 23, ora Next Gen, Under 19 e dei giocatori in prestito) in termini di calciatori valorizzati e – secondo in termini di importanza – risultati, con il primo successo nella storia del calcio italiano per una seconda squadra (la Coppa Italia Serie C); l’esperienza spagnola con il San Fernando, definito “un po’ Napoli, un po’ L’Avana”; le varie tappe con Hellas Verona, SPAL e Bologna; una connessione con Marcelo Bielsa mai realmente approfondita dalla stampa, pigra dinanzi a un approccio che premi le emozioni derivanti dal calcio e non i freddi dati.

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Il metodo Fusco

Il metodo di lavoro di Fusco, sintetizzabile da una sua stessa dichiarazione rilasciata in passato (“ho capito che il primo compito di chi lavora a stretto contatto coi giocatori è guardare, osservare, capire”), avrebbe permesso al Cesena di aprirsi a nuove strade, concettuali e operative, evitando l’approssimazione che invece si percepisce in questo momento storico. Desta non poca perplessità che un uomo di calcio che sui talenti (menzioniamo di nuovo la tappa tinta del bianconero della Juventus, dove la crescita dei giovani è stata il suo pane quotidiano) sia stato bacchettato dal co-presidente John Aiello, reo di pensare al budget e non alla valorizzazione del capitale umano: probabilmente – concludiamo con un’ipotesi – chi non ha ben capito dove direzionare i propri pensieri non era Fusco.

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