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·12 febbraio 2026
Fedele al Calcio – Frosinone, questo Calò è un capolavoro: l’ennesimo merito di un maestoso Alvini

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·12 febbraio 2026

Introdurre una tesi con un’ovvietà non genera interesse, ma in questo è necessario: il Frosinone di Massimiliano Alvini è un contenitore di storie, rivincite, sogni, speranze e, perché no, conferme. Una squadra che sta raccogliendo vittorie ed elogi gratificanti – immaginiamo – per motivazioni che vanno oltre la pregevolezza del successo. I Ciociari, tratto da evidenziare con marcata convinzione, hanno cercato le risposte nel percorso, e non nella casualità. Una scelta propria di un allenatore, Alvini, che arde di un fuoco che, riprendendo Eduardo Galeano nel suo “El libro de los abrazos”, ha una tale intensità da rendere impossibile poterlo guardare senza sbattere le palpebre.
Giacomo Calò, dunque, si è ritrovato in un contesto ricco di un’energia riempie l’aria, e dove un talento come il suo non ha solo trovato estrema facilità a incastrarsi con il collettivo, ma ha contestualmente raggiunto un livello, nella mescolanza tra numeri e prestazioni, di insindacabile eccellenza.
Fortemente voluto dal tecnico, una mera lettura analitica della stagione di Calò non aiuta a comprenderne totalmente l’impatto. Non bastano – sembrerà incredibile, ma è così – cinque gol e dieci assist a spiegarne in maniera esaustiva l’apporto alla causa. La nomenclatura delle posizioni gli attribuirebbe determinati compiti, ma l’abito cucitogli addosso da Alvini è su misura e rifugge dalla staticità della definizione di regista/playmaker (in un’evoluzione, in termini di eradicazione dei compiti dall’etichetta derivante dal ruolo, che l’allenatore di Fucecchio implementò già con Kouan, reso trequartista muscolare qualche anno fa in quel di Perugia).
Calò, nell’economia della manovra dei suoi, è senza alcun dubbio centrale. La certificazione di ciò arriva anche dai dati: primo per big chances created e numero medio di passaggi completati per partita, così come – per distacco – per gol+assist (15, segue Ghedjemis a 10).
Detto ciò, è necessario ribadire che l’importanza del centrocampista arrivato dal Cesena non si può ridurre alla freddezza dei numeri. Il classe ’97 ha sradicato qualsiasi limitazione attorno al proprio gioco, ed è ora nettamente visibile la sua padronanza della regia in più zone del campo (spesso lo si vede abbassarsi tra i difensori, in particolar modo sul centro-destra, per ricevere palloni più puliti e consentire a Oyono di sganciarsi e invadere corridoi sia interni che esterni), oltre a una fervente propensione ad accompagnare lo sviluppo in fase di possesso, così da poter incidere in termini di rifinitura o finalizzazione. L’ex Cosenza e Juve Stabia (tra le altre) pensa in verticale, nelle scelte con la palla e nei movimenti senza.
Calò, oggi, è indiscutibilmente uno dei migliori calciatori (ergo non solo centrocampisti) della categoria, e in questa sua crescita – oltre ai meriti da attribuire al diretto interessato – non è possibile estromettere, come detto in apertura, Alvini e staff, che in questa magnifica storia ciociara di cui sono magnifici registi (per restare in tema), hanno permesso a storie così belle di fiorire. Indipendentemente dall’epilogo di questa imaginifica cavalcata, quello tra il Frosinone e Calò si è rivelato un matrimonio imbevuto di virtù.









































