Calcionews24
·5 agosto 2025
Federica Cappelletti: «Io, il calcio e Pablito. Mi dà ancora indicazioni. E le Azzurre? Sarebbe orgoglioso»

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·5 agosto 2025

Un’eredità da onorare e un futuro da costruire. Federica Cappelletti vive la sua vita su un doppio binario: da un lato, quello intimo e costante di custode della memoria di suo marito, l’indimenticato eroe del Mondiale ’82, Paolo Rossi; dall’altro, quello pubblico e istituzionale di presidente della Divisione Serie A femminile della FIGC, un ruolo che ricopre con la missione di dare stabilità e visibilità a un movimento in piena crescita. In una lunga e sentita intervista a La Gazzetta dello Sport, la presidente si racconta, unendo il ricordo sempre vivo di “Pablito” all’analisi lucida sul presente e sul futuro del calcio femminile italiano, reduce da un Europeo che ha riacceso l’entusiasmo.
IL RICORDO DI PAOLO ROSSI – «Continuare a trasmettere i suoi valori e tenere vivo il suo ricordo è importante non soltanto per me e per la famiglia, ma anche per l’Italia: Paolo incarna ancora l’eroe campione del mondo nel 1982. È il sogno che si realizza, con alti e bassi significativi. Interessa ancora ai giovani e con la Fondazione cerco di portare il suo messaggio in giro per il mondo».
IL DOLORE CHE NON PASSA – «Per me è come se non se ne fosse mai andato. È dentro di me, come se mi desse ancora indicazioni, anche nel mio cammino nel mondo del calcio. Ma il dolore per la sua assenza è forte e ogni tanto metto un post. Tanti lo ricordano sempre con grande affetto».
“RACCOMANDATA”? NO, “PRIVILEGIATA” – «Più che altro privilegiata. Essere moglie di Paolo Rossi significa avere un plus vero che ho deciso di mettere al servizio del calcio femminile. Lavoro sodo, anche il sabato e la domenica se serve. E poi lo dico sempre alle mie figlie: se lotti per conquistarti una cosa e la ottieni, alla fine è più bello. Mi sento fortunata con tanti progetti in cantiere, ma posso dire che nessuno mi ha regalato niente».
IL BILANCIO DELL’EUROPEO – «Sono tornata in Svizzera anche per la finale, dove potevamo e avremmo dovuto esserci noi, e posso dire che l’Italia ha una grande reputazione: ho visto molti miglioramenti tecnici, mi confortano anche i pareri di esperti ed ex giocatori che mi raccontano di essersi appassionati. È un patrimonio che non dobbiamo disperdere».
COSA AVREBBE PENSATO PAOLO DELLE AZZURRE – «Avrebbe amato la capacità di trasmettere emozioni forti, come aveva fatto lui. Paolo sarebbe orgoglioso della nostra Nazionale e mi darebbe una bella mano nel mio lavoro: aveva una visione moderna».
LA POLEMICA SUI DIRITTI TV – «È una polemica sterile. Si tratta di una competizione nuova, ci vuole tempo, con il bando abbiamo ricevuto un’offerta che non rispondeva ai requisiti. Sono dinamiche normali e c’è già una trattativa privata bene avviata. Non ci sono nubi all’orizzonte, non quel tipo di nubi».
IL SUO SOGNO – «Vorrei un calcio femminile affermato, vorrei arrivare a un punto in cui non ci sia bisogno di urlare per conquistare credibilità. Vedere partite in stadi importanti. E poi, se l’Italia facesse un buon risultato al Mondiale in Brasile, considerando le imprese di mio marito… beh, sarebbe bellissimo».
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