Fenucci: “Restiamo ambiziosi, ma gli investimenti dovranno essere in linea con un calcio sostenibile. Rowe stava creando problemi, per il nuovo stadio le risorse finanziarie ci sono” | OneFootball

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·3 settembre 2026

Fenucci: “Restiamo ambiziosi, ma gli investimenti dovranno essere in linea con un calcio sostenibile. Rowe stava creando problemi, per il nuovo stadio le risorse finanziarie ci sono”

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Questa mattina a Casteldebole, come preannunciato ieri dal club, Claudio Fenucci ha tenuto una conferenza stampa per fare il punto della situazione in casa Bologna, con particolare riferimento al recente mercato estivo e più in generale alle strategie della società per il presente e il prossimo futuro. Di seguito, suddivise per argomenti principali, tutte le dichiarazioni rilasciare dall’amministratore delegato rossoblù.

Ambiziosi ma sostenibili – «L’idea e la strategia che abbiamo seguito in questa campagna investimenti non è slegata da quanto portato avanti nell’ultimo quadriennio. Da Motta in poi abbiamo continuato ad investire, e da quando siamo partiti con questo progetto abbiamo investito 280 milioni e non li abbiamo incassati. È stato un programma di investimenti che nel momento in cui siamo andati in Europa ci ha portato ad acquistare anche giocatori con ingaggi più alti rispetto agli standard del club. Uscendo dal percorso delle coppe e dai ricavi che ne derivano, quest’estate abbiamo dovuto affrontare un problema: la squadra era più costosa rispetto ai ricavi che generava, e bisognava trovare il modo di finanziare questa stagione. Siamo andati avanti cercando di recuperare tale gap economico cedendo qualche elemento ma mantenendo la competitività, la stessa che ci ha sempre fatto andare in campo per vincere. Dunque le varie operazioni, esclusa l’ultima legata a Rowe, sono nate con lo scopo di sanare la situazione finanziaria della società. Siamo ambiziosi e vogliamo mantenere il clima di entusiasmo che ci ha circondati in questi anni, ma vogliamo anche fare un calcio sostenibile. La gestione della situazione di Rowe non aveva questa finalità, bensì è nata dopo aver fatto diversi tentativi per convincere Jonathan a rimanere. Purtroppo però si era già mostrato nervoso in ritiro e, avendo noi creato una famiglia sportiva con dei valori, non permettiamo a nessuno di intaccarli. Una volta compreso che la gestione del ragazzo sarebbe stata molto complessa, abbiamo preferito cederlo all’Atalanta. Riguardo al suo sostituto Mbangula non capisco i dubbi sulla formula: molti club procedono con un prestito concedendosi la possibilità di giudicare il giocatore e solo in seguito, dopo averne valutato bene il rendimento, eventualmente lo acquistano».


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Nessuna transizione – «Non vogliamo smettere di investire, anche perché la proprietà ci garantisce un supporto finanziario annuale. E non mi piace la parola ‘transizione’: anche in questa stagione l’obiettivo è vincere tutte le partite. Poi sappiamo che sarà difficile e non sarà sempre così poiché è difficile competere, ma l’obiettivo è fare bene fin da subito, senza guardare alla stagione successiva. Negli ultimi quattro anni abbiamo costruito squadre molto più costose di quello che il Bologna genera, e questo è un chiaro segnale che vogliamo investire. Ogni anno cerchiamo di fare meglio di quello precedente ma ripeto, dobbiamo fare un calcio sostenibile. La realtà è che abbiamo continuato il nostro percorso di investimenti, ma quest’estate dovevamo fronteggiare una situazione complicata perché la squadra si portava dietro i costi di una rosa europea. Io sono qui dal 2014 e abbiamo fatto un cammino bellissimo, mettendo molti soldi all’inizio e affrontando annate difficili come quella del COVID, ma la proprietà ci ha sempre sostenuto nelle strategie e in seguito abbiamo iniziato un nuovo ciclo di investimenti. Adesso dobbiamo ricostruire mantenendo una continuità gestionale improntata sulla sostenibilità».

Quando i nuovi investimenti? – «Ci vorrà un po’ di tempo, ma lavoriamo sempre per costruire qualcosa. Per esempio abbiamo raddoppiato le risorse destinate al settore giovanile, considerando quella una strada in grado di fornirci un contributo importante. Quest’anno abbiamo portato in Prima squadra Marco Libra, e spero che nei prossimi anni altri ragazzi di talento possano seguire le sue orme».

Nuovo stadio, segnali positivi – «Lo stadio diventa importante per molte ragioni. Intanto è il luogo dove si creano comunità di tifosi, e va fatto pensando soprattutto alle nuove generazioni. Il progetto serve poi per garantire competitività alla squadra e incamerare risorse. Ed è fondamentale per la città di Bologna, che al giorno d’oggi non può non avere un impianto multifunzionale per ospitare calcio, concerti e un padiglione fieristico innovativo. Spero che a breve tempo potremo capire se ci saranno le condizioni per farlo: le risorse finanziare ci sono e siamo già al lavoro coi progettisti, la procedura organizzativa relativa all’area destinata dovrebbe essere molto veloce».

Rientrare ma non solo – «Avremo ancora bisogno delle risorse dell’azionista, ma qualche investimento verrà fatto. I club italiani realizzano 800 milioni di plusvalenze all’anno, non le fa solo il Bologna. Purtroppo abbiamo preso alcuni calciatori che non si sono rivelati investimenti economici felici, può capitare. L’Atalanta ha lavorato bene in questi anni vendendo per oltre 700 milioni, e più della metà dei suoi giocatori provengono dal settore giovanile. Se il nostro settimo centrocampista è Libra dobbiamo essere contenti, se Raimondo fa bene e a Frosinone dobbiamo essere contenti: tutto ciò rappresenta una strada per tornare ad essere competitivi in futuro».

Vespaio Rowe – «Già in passato Jonathan aveva palesato qualche problema caratteriale, sapete benissimo cos’era accaduto al Marsiglia. In ritiro aveva già mostrato un po’ di insofferenza, sebbene non ci fosse alcuna offerta: è venuto meno il rispetto nei confronti dei compagni, e oltre a questo sarebbe potuto sorgere il problema che tenendolo avrebbe avuto un impatto negativo sul gruppo, anche in virtù della competizione con Cambiaghi che stava facendo meglio di lui e meritava di giocare. Abbiamo soppesato il tutto e alla fine, avendo visto che in aggiunta si stava creando una situazione conflittuale pure coi suoi agenti, per il bene del club e della squadra abbiamo pensato di cederlo. L’operazione con l’Atalanta è stata positiva: abbiamo ricavato dei soldi da poter investire tra un anno, inoltre è arrivato un 2006 dal loro settore giovanile (Federico Cassa, ndr) che ci piaceva molto».

Enem a disposizione – «Jay è un giocatore di grande prospettiva. Abbiamo scelto di tenerlo con noi per qualche mese al fine di fargli conoscere e incamerare i nostri metodi di lavoro. Se man mano ci tornerà utile resterà con noi, altrimenti a gennaio lo gireremo in prestito».

I tempi della ‘ricostruzione’ – «Ribadisco: non pensiamo troppo ai prossimi anni ma concentriamoci sul presente, domenica c’è il Sassuolo. Nel calcio è difficile programmare: le risorse finanziare sono determinanti per la competitività, non a caso le squadre che vincono i campionati sono sempre quelle che hanno il primo o il secondo budget più alto. Noi dobbiamo costruire delle rose competitive, se poi per una determinata alchimia si crea la possibilità di andare oltre i limiti posso arrivare risultati sorprendenti. Sartori e Di Vaio in scadenza di contratto? Ho già parlato col presidente: il gruppo di lavoro sta funzionando bene, l’idea è di andare ancora avanti con Giovanni e Marco».

Cedere Rowe e tenersi Castro? – «Di base non ci piaceva l’idea di vendere un giocatore dopo una sola stagione trascorsa qui, ma la vera natura del ragazzo è emersa dopo e ormai l’operazione di Castro con la Roma già era stata conclusa».

Allenatore, un cambio ogni due anni – «Tranne quello di Gasperini all’Atalanta, non ci sono stati cicli tecnici lunghi in Serie A. Gli allenatori vivono di stimoli, Italiano aveva già deciso di non continuare con noi mentre con Thiago le motivazioni erano diverse. Quando iniziamo con un nuovo mister, la nostra idea è sempre di aprire un ciclo: insieme a Tedesco speriamo di fare un bel percorso».

Rinforzata la concorrenza? – «Di base tutte e diciannove le altre squadre sono nostre competitor, però poi le risorse finanziarie sono differenti da squadra a squadra. Castro ha mostrato subito la voglia di giocare la Champions League: voleva bene a Bologna e al Bologna, ma ci ha manifestato in maniera molto ferma l’intenzione di chiudere la sua avventura in rossoblù. A quel punto ci è sembrato opportuno realizzare un’operazione al meglio per noi,  e quella ci ha consentito di avere delle risorse per il nostro programma. Nello specifico, non ritengo la Roma una nostra diretta concorrente, perché ci sono 100 milioni di ricavato di differenza. A Lucumí avevamo promesso di assecondare il suo desiderio di andarsene: i giocatori vivono di motivazioni e alcuni le ritrovano qui, mentre altri preferiscono proseguire altrove».

Telenovela Orsolini – «Rinnovare il contratto di Riccardo ha richiesto molto tempo perché abbiamo dovuto inserire tantissime clausole legate ai bonus, ma non ci sono stati problemi».

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