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·31 agosto 2026

FIFA: Platini attacca Infantino, «deve andarsene»

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Ospite del Canal Football Club questa domenica, Michel Platini non ha risparmiato Gianni Infantino, cosa ormai tutt’altro che insolita. L’ex presidente della UEFA, in aperto conflitto con l’attuale numero uno della FIFA, ha attaccato dirigenti che giudica scollegati dalla realtà, sostenendo che i veri «padroni del calcio» sono i giocatori.

Il rancore tra i due uomini non è affatto un segreto, e ha persino varcato le porte dei tribunali. Dall’inizio dell’estate, l’ex capitano dei Bleus (72 presenze) ha infatti presentato denuncia contro Gianni Infantino per «traffico d’influenza», «associazione a delinquere finalizzata a una denuncia calunniosa» e «denuncia calunniosa». Un conflitto aperto che contrasta con la loro lunga collaborazione passata: i due dirigenti avevano lavorato fianco a fianco ai vertici della UEFA, quando il francese presiedeva l’organismo europeo (2007-2015), con Infantino allora segretario generale. Un periodo che, secondo Platini, lasciava già intravedere la sete di gloria del suo braccio destro. «Era già un po’ così, ma aveva un capo sopra di lui», ha ricordato, prima di aggiungere: «Ho sempre saputo che amava molto il denaro e il potere.»


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Al di là del caso Infantino, il tre volte Pallone d’Oro (1983, 1984, 1985) ha lanciato un attacco ben più ampio contro i dirigenti del calcio moderno, lui che mostra una profonda rottura con la sua evoluzione. «Il calcio è una bella festa, è qualcosa di importante. Il calcio sono le partite. Questo è politica», ha affermato, contrapponendo il campo alle istituzioni. Il lorenese ha quindi denunciato «un microcosmo di persone che si credono i padroni del calcio», prima di ristabilire la propria gerarchia: «I padroni del calcio sono Mbappé, Zidane, Maradona.» Un giudizio severo sui dirigenti, che descrive come «burocrati» arrivati al vertice con «la gloria, il denaro» e che, a suo dire, «sbroccano». «Ci vorrebbero dei giocatori», ha tagliato corto.

«Se la UEFA vuole farlo cadere, sarà attraverso la giustizia»

Nonostante questa animosità, il francese rifiuta però di godersi le recenti polemiche che indeboliscono la FIFA e il suo presidente, che già a gennaio accusava di essere «diventato autocratico dopo la pandemia». Interpellato sul braccio di ferro tra FIFA e UEFA, mentre l’organismo europeo intende costituire un dossier per perseguire Infantino davanti alla giustizia svizzera per «gestione sleale», Platini si dice convinto che la soluzione non arriverà dallo sport. «Non si risolverà attraverso gli organismi sportivi: se la UEFA vuole far cadere Infantino, sarà attraverso la giustizia», ritiene. Giustifica la sua posizione con una convinzione: «Ha mancato ai suoi doveri, perché è il garante delle regole del gioco. Non le ha rispettate, deve andarsene.»

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Queste dichiarazioni nette si inseriscono in un’opposizione di fondo, quasi filosofica, tra l’ex regista e il calcio di oggi, di cui denuncia la deriva manageriale e finanziaria. Un calcio moderno che, ai suoi occhi, ha perso di vista l’essenziale: il gioco e coloro che lo fanno vivere sul campo. Resta il fatto che, nonostante le sue critiche e la volontà di vedere Infantino allontanato, Platini ha chiuso la porta a qualsiasi ritorno a incarichi di responsabilità. «I club, gli organismi, per me è finita», ha assicurato. Un modo per chiudere il dibattito sul proprio futuro, continuando al tempo stesso, sul piano giudiziario e mediatico, la sua battaglia contro colui che un tempo fu il suo collaboratore più stretto.

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Questo articolo è stato tradotto in italiano dall'intelligenza artificiale. Puoi leggere la versione originale in 🇫🇷 qui.

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