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·3 febbraio 2026

Florenzi: ” Roma è amore. Rimpiango di non aver giocato un Mondiale”

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L’ ex calciatore della Roma e della Nazionale, Alessandro Florenzi ha rilasciato una lunga intervista a VivoAzzurro TV, canale tematico della FIGC, parlando di ciò che ha significato per lui il calcio, delle sue esperienze a Roma e con la Nazionale italiana.

Di seguito le sue parole:


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Cosa ti ha insegnato il calcio? “Il calcio mi ha insegnato il lavoro di gruppo, essere una squadra. Il sacrificio verso quello che poi è diventato un lavoro. Mi ha insegnato la gioia. Mi ha insegnato a rialzarmi dai momenti negativi che ci sono nel calcio e nella vita e mi ha insegnato che comunque c’è sempre una seconda possibilità”.

Quanto è stato difficile ritirarsi a 34 anni? “Ritirarsi non ha un’età, è semplicemente il momento giusto, e per me lo era. Non è stato difficile, sembra assurdo, lo so, perché l’ho sentito e penso di aver fatto la scelta più giusta per me”.

Che cosa ti manca di più? “Lo spogliatoio. Ovunque sono stato, quello è stata la mia seconda famiglia. I momenti dell’arrivo allo stadio, quando si gioisce tutti insieme e quando ci si lecca le ferite. Queste cose mi mancheranno”.

Hai qualche rimpianto? “Ho realizzato tanti sogni, qualche rimpianto c’è stato. In nazionale ho vissuto il mio più grande sogno, ho vinto con la Nazionale l’Europeo. Non ho mai giocato un mondiale e quello potrebbe essere un rimpianto. Spero vivamente di vederli da tifoso”.

Partiamo da quando eri un bambino, andavi con tua madre a giocare a calcio “Mia mamma aveva un bar dentro un centro sportivo, il San Giorgio Acilia. Dopo scuola andavo lì e giocavo dietro i container perché non c’erano campi. C’era la scuola calcio che giocava in quelli che c’erano e io ero troppo piccolo per fare scuola calcio. C’era uno spazio di terra dove insieme ad altri amici mettevamo le giacche per terra e giocavamo lì finché non arrivava il fatidico fischio finale di mia mamma. Questo praticamente tutti i giorni”.

Se ti dico Roma. “Roma e la Roma per me sono la stessa cosa, è semplicemente amore”.

Per la Roma hai fatto il raccattapalle, no? “Molte volte”

Tuo padre ti diceva “pensa a quando darai la palla a Totti non con le mani, ma con i piedi” “Lui mi diceva questa cosa qui e poi mi diceva sempre di rubare con gli occhi. Questa cosa me la sono portata anche quando sono diventato giocatore. Ho sempre cercato di rubare con gli occhi quello che gli altri avevano. Non vuol dire solo guardare quello che i campioni facevano, ma anche l’atteggiamento, una rincorsa, come parlavano. Secondo me è un bel consiglio che posso dare ai giovani d’oggi”.

Un aneddoto su Totti? “Roma-Livorno, Francesco fa un gol sotto la Sud e c’è lui che si mette in piedi dove sono gli sponsor. Sotto ci sono io. Ho una foto di quel momento. Poi ho avuto la fortuna di giocare con Francesco (Totti, ndr) e Daniele (De Rossi, ndr). Sono stati i miei due più grandi esempi nella mia carriera”.

Parti con il numero 10 da bambino ma giri tutto il campo. “Gioco da centrocampista avanzato, poi terzino, ala destra, centrocampista. Ho girato tutto il campo. Fondamentalmente dall’1 all’undici mi andava bene tutto, bastava andare in campo. Può essere che il mio essere jolly a volta mi abbia fatto partire come dodicesimo uomo più che titolare. Io però non mi cambierei con nessuno, perché questo sono io, sono sempre disponibile con tutti. Questa è una cosa che porto anche nella vita, sono contento di essere questo jolly”.

Il numero a cui tu sei più affezionato? “Sicuramente il 24. Per me e mia moglie è un giorno importante, il mio cane si chiama Kobe per Bryant, che aveva il 24. Ritornava sempre nella mia vita”.

L’esordio in Serie A e quello in Nazionale. “In Nazionale è a Parma. Mi ricordo di aver giocato davanti a tanti campioni, anche della Francia. Ho un ricordo più nitido della Roma, ti dico la verità. Prima di tutto perché do il cambio a Totti. E soprattutto in quei 4 minuti in cui sono stato in campo non ho toccato un pallone, ho solo corso, ma è un dettaglio, l’importante è aver fatto la mia strada con il club e soprattutto in nazionale”.

I giocatori che ti hanno aiutato di più? “Francesco (Totti) e Daniele (De Rossi) sicuramente mi sono stati vicino, sia durante gli inizi, sia durante gli infortuni. Per me è importante che i giocatori ti siano vicino anche nei momenti brutti, non solo in quelli belli. In Nazionale dico sicuramente Giorgio (Chiellini), Leo (Bonucci), ma anche Gigi (Buffon), Barzagli”.

Europeo del 2021, che ricordo hai di quel mese a Coverciano? “Un mese di grande amicizia, dove sapevamo che non eravamo i più forti, ma che con il nostro gruppo potevamo affrontare tutte le squadre che c’erano con voglia e applicazione. Sicuramente è successo qualcosa di magico, c’era allegria nel gruppo, ma anche la serietà nei momenti decisivi. Questo mix ha portato alla vittoria dell’Europeo”.

E poi c’era Vialli. “Mi da tanta fatica parlare di Gianluca, perché comunque tutti sanno chi era, cosa è stato e quanto valeva per tutti noi. I suoi discorsi le sue parole i suoi silenzi. Come ha affrontato la malattia e come a noi parlava sempre in tranquillità, solamente messaggi che ci caricavano. Da parte nostra capivamo che lui stava lottando contro una cosa molto più importante di una partita di calcio e noi dovevamo avere come obiettivo quello di mettere tutto quello che avevamo in partita”.

Come hai vissuto gli infortuni? “Li ho vissuti a tutte le età. Ho iniziato a 16 anni e ho finito a 34. Ti posso dire che sono stati un ostacolo che però mi sento di aver superato sempre grazie alla famiglia, alle persone a me care, agli amici e allo staff e gli allenatori, che comunque mi hanno sempre fatto sentire importante anche se ero infortunato. Il mio infortunio meno grave è stato all’Europeo, e l’ho saltato praticamente tutto. Faccio 45 minuti della prima e 6 dell’ultima, però io mi sono sentito parte di qualcosa”.

Quel gol magico al Barcellona. “Quello è stato il mio unico gol in Champions, ma diciamo che ne è valsa la pena. Quella è stata una serata indimenticabile. MI ha messo in una vetrina importante, tant’è che sono arrivato terzo al Puskas, sono andato alla cerimonia del pallone d’oro e probabilmente quel gol mi ricorderà ogni anno quello che sono riuscito a fare. Oltre a questo è stata un’emozione che mi porterò dietro tutta la vita”.

Il matrimonio e le figlie hanno cambiato il modo di vivere il calcio? “Sì, sotto un profilo. Sono le priorità. Diventa il loro bene al di sopra di tutto quanto. Questa è la cosa maggiore che mi hanno portato. Io e mia moglie ci siamo incontrati vicino alla Curva Sud. Perché lei andava lì, io in Monte Mario per fare il raccattapalle. Io avevo 17 anni e lei 15. Da lì è nato un qualcosa di magico che ci porteremo per tutta la vita”.

Nel 2016 nasce Penelope, Europeo in Francia. “Era a tre giorni dall’inizio dell’Europeo, arriva la chiamata e faccio su e giù da Montpellier torno a Roma, nasce Penelope e dopo 4 ore sono tornato su. Dopo 18 giorni io mi ritrovo che eravamo in Francia mi ritrovo Penelope e mia moglie lì. Quella è stata un’emozione incredibile, il mister e lo staff sono stati uomini eccezionali. Hanno fatto una cosa che non è scontata e fa capire che dietro tanti professionisti ci sono grandi uomini”.

Parliamo di affetti, tua nonna. “Il momento con mia nonna è iconico perché nessuno se l’aspettava e io ho agito d’istinto. Faccio gol e vado in tribuna ad abbracciarla, perché era la prima partita in cui veniva a vedermi, gliel’avevo promesso e quindi ho preso e sono andato, senza andare a pensare alle conseguenze, come il cartellino giallo, le parolacce di De Rossi che mi ha detto “Se prendi un altro giallo ti ammazzo”, però per fortuna la partita l’abbiamo vinta. In quell’abbraccio c’era l’abbraccio a tutti i miei 4 nonni, anche se uno non l’ho vissuto. So quanto sono stati importanti per me e quanto sono importanti per tutti noi, e lo vedo ora con le mie figlie”.

Sei superstizioso? Hai dei riti? “Sì, ne avevo, dopo 4/5 infortuni ho pensato di cambiare tutto, passatemi il sale, toglietemi i gatti neri (ride, ndr). All’inizio lo ero molto, entravo col piede destro, mi facevo il segno della crocia eccetera. Dopodiché ho cambiato visione di tutto”

Se potessi inserire una nuova regola in questo calcio, quale sarebbe? “Due regole: una può essere la rimessa con i piedi, così ci potrebbe essere più gioco. Poi il tempo effettivo. Su una partita di 90 minuti se ne giocano massimo 50, quindi avere un tempo effettivo può ridurre le perdite di tempo”.

Che calcio hai lasciato? “Un calcio molto più fisico rispetto a quando ho iniziato. Anche meno vero. Prima si pensava solamente a giocare, ora anche l’immagine è diventata importante quanto una bella prestazione. Prima lo scalino era un po’ più alto”.

Che senti di dire ai ragazzi di oggi? “Ci saranno delle difficoltà nel loro cammino, non devono abbattersi e lottare per quello che hanno sognato. Di ricordare che nonostante gli introiti e i tifosi che lavorano per venire allo stadio e comprare l’abbonamento, che si tratta comunque di un gioco e di non perdere quella scintilla che si ha quando si inizia a fare questo sport”.

Cosa si sente di dire ai tifosi della Nazionale? “Quei ragazzi che vestono la maglia dell’Italia vanno supportati. Gli va data fiducia, è un percorso lungo, importante, dove ci sarà tanta pressione, come l’ho avuta io. I due Mondiali non li abbiamo centrati, quindi anche io mi prendo le mie responsabilità. Spero che loro possano dare il massimo e passare questi due turni e portarci al Mondiale. Se lo meritano loro, i tifosi italiani e spero con tutto il cuore che possa andare tutto bene”.

Cosa pensa di Gattuso? “Il mister può dare tanto a questa nazionale, con il suo atteggiamento. Anche tatticamente può portare avanti le sue idee. Ci sono persone dentro che possono aiutare, come Barella, Bastoni e Di Lorenzo. Spero che quello che è stato Gianluca per noi, possa esserlo Gigi per loro”.

Che cosa farai da grande? “Bella domanda. Mi sono preso un po’ di tempo lento dopo una vita passata a correre. Mi sono un attimo fermato e faccio cose che mi spingono e che possano migliorarmi. In questo momento non mi sento un allenatore, ma nella vita tutto è discutibile e tutto può cambiare. Il mondo del calcio farà sempre parte di me. Se io posso dare una mano, sono aperto a quello che posso dare nei vari ambiti dopo posso essere utile”.

Non solo Roma, Valencia fa parte della tua vita ormai. “Fa parte della mia vita dal 2020. Non l’ho mai lasciata. Ci piace molto. Ci sono stato dopo 8 anni di Roma. Lì è dove mi sono sentito più normale. Forse è questo che mi ha lasciato più di tutti”.

Il video di addio al calcio è stato bellissimo. “Tuttora lo penso. Sicuramente è stato faticoso e tosto, soprattutto dal punto di vista fisico. Non cambierei una virgola della mia carriera”.

Chi devi ringraziare? “Chi mi ha messo una mano in testa e mi ha dato il talento di giocare a pallone”.

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