Focus On | Elisa Pizzini | OneFootball

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·22 settembre 2026

Focus On | Elisa Pizzini

Immagine dell'articolo:Focus On | Elisa Pizzini

Verona - Nel nuovo appuntamento con Focus On conosciamo più da vicino Elisa Pizzini, campionessa europea nel trampolino sincro 3 metri con Chiara Pellacani. Dal legame con la famiglia e con i colori gialloblù alla passione per i tuffi, fino alla medaglia d'oro conquistata agli ultimi Europei, Pizzini racconta ai nostri microfoni il suo percorso, il rapporto con Verona e l'Hellas Verona, e le emozioni di una vittoria condivisa anche con la sua famiglia sugli spalti.

Questo episodio di Focus On è disponibile anche sul canale Spotify dell'Hellas Verona.


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Che sensazione hai avuto a entrare al Bentegodi? "È stata una bella sensazione, perché non avevo mai vissuto questa esperienza. Vedere anche la storia dello stadio e conoscere le origini legate ai giocatori è stata una bellissima esperienza. Molto divertente".

Anche perché durante le gare a Parigi abbiamo visto tuo zio festeggiare ogni tuffo sventolando la bandiera gialloblù. Quanto è stato emozionante condividere tutto questo con la tua famiglia? "Tanto, anche perché le gare di tuffi non le segue quasi mai nessuno ed è anche difficile riuscire a portarli a vedere queste competizioni. Sono sempre in giro per il mondo, quindi sono stata molto contenta che siano riusciti a vedermi e che abbiano potuto portare un po' di casa a Parigi".

La fede calcistica della tua famiglia sicuramente non è passata inosservata e, con le tue prestazioni, hai fatto anche scoprire e apprezzare a Verona una disciplina ai più meno nota. Tu, invece, segui il calcio e, in particolare, il Verona? "In realtà io e il calcio non andiamo molto d'accordo, però la mia famiglia ha sempre tifato l'Hellas. Mio fratello ha anche giocato nel Verona, quindi siamo molto legati a questa squadra".

Come accade a molti giovani calciatori, anche tu hai dovuto lasciare Verona molto presto per competere ad alti livelli. Come hai gestito la distanza da casa e quanto bisogna essere disposti a rinunciare per inseguire un sogno? "Tanto. Bisogna essere disposti a rinunciare a molto, perché nulla avviene da solo e, anche quando si è molto piccoli, bisogna avere ben chiaro quello che si vuole fare e quello che bisogna fare per raggiungere il proprio obiettivo. Sono sacrifici necessari e, se sei disposta a farli, li capisci fin da piccola, quindi non diventano un grosso problema".

Tu stai studiando psicologia: quanto ti ha aiutato questa formazione ad affrontare la riabilitazione dopo l'infortunio di novembre e quanto ti è stata utile nel percorso di rientro in gara e nel migliorare le tue performance? "Tanto, anche perché è stato uno stop importante, così come l'operazione. Non sapevo neanche se avrei potuto rientrare in gara. Mi ha aiutato tanto perché dovevo ricominciare a essere consapevole del fatto che bisognava ripartire da zero. Senza questo percorso e senza gli psicologi che mi hanno seguito, non sarei riuscita a fare tutto".

Negli ultimi Europei hai vinto la medaglia d'oro nel trampolino da tre metri con Chiara Pellacani. Così come nel calcio, anche nei tuffi sincronizzati in coppia il rapporto tra compagni di squadra è fondamentale. Qual è il segreto per una coppia vincente come la vostra? "Secondo me, al di là dei tuffi e dello sport, bisogna essere sincronizzate anche a livello umano. Io e Chiara siamo amiche e abbiamo iniziato a costruire il nostro rapporto due anni fa. È molto importante essere connesse come persone, ancora prima che come sportive".

Guardando al futuro, quali sono i prossimi appuntamenti sul trampolino e quanto ci sono già i Mondiali di Budapest e le Olimpiadi di Los Angeles nei tuoi pensieri? "I prossimi appuntamenti sono i Mondiali del 2027 e anche gli Europei, per poi passare alle qualificazioni olimpiche a inizio 2028. Quindi lavoriamo tutti i giorni per questo e speriamo di arrivare preparate al momento giusto".

Se dovessi fare un'inversione di ruoli, cosa diresti a un calciatore che ha paura di tirare un rigore decisivo, vista la tua esperienza dall'alto dei tre metri? "È un paragone che mi ha fatto anche il mio mental coach quando avevo paura di affrontare una gara. Mi ha sempre detto: "Se sei lì, è perché hanno scelto te. Non devi avere paura di tirare il rigore, ma andare sicura, perché se sei lì vuol dire che sei capace di fare quello che devi fare". Quindi direi di non avere paura e di buttarsi sempre".

Per ultimo, facci pure vedere la tua bellissima medaglia. Raccontaci un po' le emozioni di quella gara e di questo bellissimo oro. "È incredibile tenere in mano una medaglia di questo valore, perché ci ho messo tanto impegno e tanto sacrificio. Le emozioni ancora non le ho realizzate del tutto, perché, come dicevo, finché non ho visto Chiara saltellarmi addosso e dirmi "Ce l'abbiamo fatta, ce l'abbiamo fatta!", non avevo ancora capito. Anche adesso faccio fatica a rendermene conto, però è una grande gioia, perché è la prima volta e la prima non si dimentica mai".

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