Pagine Romaniste
·6 febbraio 2026
Friedkin, non solo stadio: Dan vuole tutto

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CORRIERE DELLO SPORT (Jacopo Aliprandi, Giorgio Marota) – Il gigante addormentato che Ryan Friedkin nel 2020 scelse come metafora per descrivere le potenzialità inespresse della Roma è già in piedi e oggi cammina con le sue gambe. Se i primi cinque anni sono serviti a rimettere in sesto una società che faticava a tenere il passo delle big, questo lustro dovrà segnare il definitivo cambio di passo rispetto alla gestione Pallotta. Anche il proprietario texano, come il predecessore, vede nello stadio un punto di partenza irrinunciabile. Per far lievitare i ricavi, chiaramente, ma anche per continuare a patrimonializzare il club.
Anche se i ritardi burocratici e i continui cavilli iniziano a spazientire il sempre pacato Dan. La conferma dell’interesse pubblico sarà in aula entro la fine del mese, la Conferenza dei servizi dovrebbe aprirsi entro l’estate. Di sicuro Friedkin non accetterà ulteriori ritardi rispetto al piano di posare la prima pietra a marzo del 2027, rispettando il cronoprogramma dei “lavori in corso” nell’anno del centenario giallorosso.
Oltre all’impianto di Pietralata, c’è la volontà di riabbracciare il mito Totti, ma anche la necessità di mettere a frutto il miliardo investito in questi primi anni per ripianare i debiti e migliorare squadra e centro sportivo. Nonostante i paletti del fair play finanziario, Friedkin, che ha un patrimonio di quasi 10 miliardi, nell’ultimo anno e mezzo ha speso 200 milioni nel parco giocatori, acquistando quasi solo Under 24.
Le norme Uefa, però, impongono anche la sostenibilità. “Per la sopravvivenza del club bisogna abbassare il monte stipendi”, ha ricordato Ranieri ai microfoni di Sky Sport, rispondendo a una domanda sui big a scadenza di contratto. Il dirigente ha colto l’occasione per precisare anche alcune questioni legate ai rapporti interni. “Gasp-Massara? Verrebbe qui Dio come ds, Gian Piero martellerebbe pure lui, è la sua forza. L’altro invece è molto riflessivo, calmo, incassa molto bene”.
Il riservato Friedkin senior non compare quasi mai, né parla. Le interviste per lui sono come la kryptonite. Eppure si fa sentire: a Trigoria non si muove foglia che lui non voglia. La presenza del figlio Ryan, il vicepresidente, è invece anche fisica. Ma quando sia il padre sia il figlio sono altrove per affari, al Fulvio Bernardini tutto passa sotto lo sguardo attento di Ed Shipley, amico d’infanzia e braccio destro di Dan. Con Ranieri hanno trovato il filo rosso che unisce le cose di campo alle dinamiche dirigenziali. Lo chiamano “Santa Claus” per la sua genuina capacità di portare serenità. Totti sarebbe l’ennesimo dono, probabilmente il più prezioso.








































