Calcionews24
·4 ottobre 2026
Frosinone, Alvini racconta la favola giallazzurra: «Identità, idee e coraggio per cercare sempre la vittoria»

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Sono bastate cinque partite al Frosinone per diventare una delle grandi sorprese di questo avvio di Serie A. La squadra giallazzurra ha raccolto gli stessi punti della Juventus, pur avendo perso di misura proprio all’esordio contro i bianconeri, e ha mostrato uno stile di gioco moderno, riconoscibile e coraggioso. L’architetto di questo progetto è Massimiliano Alvini, intervenuto al Festival dello Sport, dove ha raccontato il suo percorso, la sua idea di calcio e il momento del club ciociaro.
IL PERCORSO DA ALLENATORE – «Il mio è un percorso lungo, nel ‘96 allenavo la squadra di Fucecchio, la squadra del bar, vincendo il campionato tra gli amatori».
L’IDENTITÀ DEL FROSINONE – «L’identità di squadra è quella che serve per giocare le partite, cercare sempre di vincere, avere un’idea e uno stile tuo. Cerchi di fare questo per arrivare alla vittoria».
Tra passato e presente, Alvini ha raccontato anche un aneddoto familiare legato alla vittoria contro il Como.
L’ANEDDOTO SUL COMO – «Dopo Frosinone-Como mia moglie mi dice: ‘I tuoi figli non vogliono parlare con te’. ‘Perché?’ ‘Avevano messo mezzo Como al Fanta’».
Il tecnico ha poi ripercorso alcune esperienze precedenti in Serie A, spiegando come certi passaggi gli siano serviti per rafforzare le proprie convinzioni.
LE IDEE DI GIOCO – «Non rifarei passi indietro sulle mie idee. Ricordo un Cremonese-Milan 0-0, in cui tutti ci facevano i complimenti ma noi avevamo giocato solo a difenderci senza proporre. Quello fu un passo falso che mi servì per non commettere mai più lo stesso errore».
Dal percorso personale agli aspetti più tecnici, Alvini ha spiegato cosa chiede alla sua squadra, soprattutto nella gestione del pallone e nell’atteggiamento senza possesso.
PRESSIONE E PROPOSTA – «Puoi andare subito sulla prima pressione, aggredendo, ma poi quando hai la palla devi saper proporre sempre. Quando stiamo bassi io faccio fatica a stare in panchina, al mio secondo dico ormai che quando c’è quel tipo di partita mi deve dare qualcosa…».
L’EMOZIONE DELLA PANCHINA – «Io ho emozione quando scendo in panchina, nei secondi prima del fischio d’inizio. Io amo il palio, anche nell’amore verso il cavallo, prima della partenza provo quell’emozione lì, quella gioia, sono le stesse sensazioni».
Il Frosinone ha ottenuto dieci punti nelle prime cinque giornate. Tre di questi sono arrivati nella grande vittoria contro la Fiorentina, raccontata così dall’allenatore.
LA VITTORIA CONTRO LA FIORENTINA – «Quel giorno, sullo 0-3 per noi nel giorno del centenario, il clima era pesante e i tifosi mi dicevano di sedermi. Poi nel silenzio al 70’ uno mi urla “mettiti a sedere che sei di Ferruzza e non vincerai mai il palio”. Sono 41 anni che non lo vinciamo».
Alvini si è poi soffermato su alcuni protagonisti della squadra giallazzurra, partendo da Antonio Raimondo, uno dei profili più interessanti dell’attacco.
RAIMONDO E LA CRESCITA – «Raimondo ha delle qualità tecniche e delle caratteristiche notevoli, ed è in un percorso di miglioramento notevole, è un calciatore futuribile. Attacca lo spazio, a me piace tantissimo, mi piace anche nei rapporti. Sono fortunato ad averli. Sono grato a Castagnini per avermi portato a Frosinone, lui come primo acquisto mi prese Raimondo dal Bologna che era in un momento di difficoltà, e con noi ha fatto bene. Nazionale? Me lo auguro per lui, per noi, per il mio staff. Prima era più tosta arrivare in nazionale, ora meno, sicuramente può essere un giocatore utile alla nazionale».
Dall’attacco alla difesa, il tecnico ha parlato anche di Bracaglia, simbolo dello spirito ciociaro.
BRACAGLIA E LO SPIRITO CIOCIARO – «Bracaglia è un ciociaro vero, come Palmisani, incarna quello spirito: per noi allenatori è un piacere allenare giocatori come lui. Viene da un percorso polveroso, di sacrificio, si sta ritagliando il suo spazio in Serie A e gli auguro il meglio».
Spazio anche a Calò, giocatore che Alvini ha raccontato di aver sempre apprezzato.
CALÒ E LA QUALITÀ IN MEZZO AL CAMPO – «Calò è un giocatore forte, vede calcio e linee di passaggio enormi, ha un piede gentile, determinante in Serie B ma anche in A. Giocava al Pontedera, io allenavo il Tuttocuoio, ho sempre desiderato allenarlo ma quando sono andato a Cosenza al mio primo giorno lo hanno venduto. È stata un’idea di Castagnini, condivisa, è uno dei giocatori più intelligenti che ho mai allenato, è piacevole».
LA SOSTA E IL LAVORO – «In questa sosta sto allenando 8 giocatori. Non ero abituato alle soste, 4 partite in 20 giorni non sono poche».
Il tecnico del Frosinone ha parlato anche di mercato, svelando un retroscena su Alessandro Romano, poi finito al Cagliari.
ROMANO PRIMA SCELTA – «La nostra prima scelta questa estate era Romano, lo volevamo anche l’anno scorso prima che lo prendesse lo Spezia: un giocatore diverso da Jack nei centimetri, giovane, ma è stato bravo il Cagliari. Siamo stati vicini, eravamo lì. Calò-Samp? Al Terminillo, in ritiro, arrivo un giorno e gli canto una strofetta di “Lettera da Amsterdam”. Lui mi guarda strano, e io gli dico: “Tu non vai”».
Tra i protagonisti della prima parte di stagione c’è anche il portiere Palmisani, altro profilo elogiato da Alvini.
PALMISANI E IL FUTURO – «Ha qualità tecniche nel ruolo del portiere veramente da top. Ha una testa notevole, per il ruolo, nell’adattamento. C’è veramente del materiale nel ragazzo. L’anno scorso a Monza in Coppa Italia il portiere era Sherri, si procurò un gravissimo infortunio, entrò Lorenzo e poi fece 38 partite in maniera eccellente. Speriamo che continui perché per il calcio italiano sarebbe bello avere un altro portiere eccellente davvero».
Nel finale, Alvini ha ricordato alcuni allenatori osservati durante la propria formazione, a partire da Silvio Baldini.
IL RAPPORTO CON BALDINI – «L’1 maggio 2001 ero a vedere un folle, Silvio Baldini, a Empoli. Era uno degli allenatori migliori in Italia per le idee che esprimeva. Andavo sempre lì, a guardare i suoi allenamenti. Lui mi aveva già visto, quel giorno era diverso, mi vide dopo una diagonale e mi portò in campo. Lì iniziò il rapporto di amicizia con Silvio».
GLI ALLENATORI OSSERVATI A EMPOLI – «Essendo di Fucecchio, a 10 minuti andavo a vedere a Empoli Sarri, Giampaolo, Spalletti. Spesso al pomeriggio mandavo mio fratello al lavoro, per 1 ora, mi facevo sostituire e andavo a vedere gli allenamenti».
Infine, un ricordo legato a Massimiliano Allegri, prima da avversario nelle categorie inferiori e poi in Serie A.
L’INCROCIO CON ALLEGRI – «Con Allegri nel 2003 mi incrociai perché lui allenava l’Aglianese. Alla pausa di Natale facemmo un’amichevole, vinse lui. Poi ci siamo incrociati in Cremonese-Juventus, il 5 gennaio 2023. Quella partita mi rimase lì: Ayroldi che è un buon arbitro annullò un mezzo golletto che poteva essere convalidato… Ma gli arbitri fanno un lavoro difficile».
Il racconto di Massimiliano Alvini fotografa così il momento del Frosinone: una squadra costruita su idee chiare, coraggio e valorizzazione dei singoli. Dopo un avvio sorprendente, l’obiettivo è dare continuità a un percorso che ha già acceso entusiasmo attorno ai giallazzurri.
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