Calcionews24
·20 febbraio 2026
Galliani rivela lo storico colpo soffiato alla Juventus: «Così dimostrammo che al tavolo c’eravamo anche noi». Retroscena che non ti aspetti!

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Il calciomercato vive da sempre di colpi a sorpresa e intuizioni che cambiano la storia. A riavvolgere il nastro dei ricordi è Adriano Galliani, che in una lunga intervista al Corriere della Sera ha svelato i retroscena del suo primo grande capolavoro dirigenziale: l’acquisto di Roberto Donadoni.
Siamo nel 1986, e la Serie A è un campionato chiuso a doppia mandata. “All’epoca il torneo era dominato da due squadre: la Juventus guidata dall’eleganza del francese Michel Platini (tre volte Pallone d’Oro) e il Napoli trascinato dal genio assoluto dell’argentino Diego Armando Maradona“, ricorda Galliani. L’allora neo-presidente rossonero, l’imprenditore Silvio Berlusconi, voleva lanciare un segnale di forza immediato al suo ingresso nel mondo del calcio. Quando chiese un consiglio al suo fidato braccio destro, la risposta di Galliani fu netta: bisognava puntare tutto sul miglior talento emergente in circolazione. Quel talento era proprio Donadoni, un’ala destra dotata di dribbling fulmineo, grande intelligenza tattica e resistenza atletica, in forza all’Atalanta e considerato ormai a un passo dalla Juventus.
L’operazione per portare l’esterno a Milano assunse i contorni di un vero e proprio blitz strategico. Il momento decisivo coincise con le festività pasquali. “La vigilia di Pasqua del 1986 io e il presidente andiamo a Bergamo a vedere una gara della Nazionale Under 21”, prosegue Galliani. In quell’occasione avvenne il contatto cruciale con Cesare Bortolotti, l’allora presidente dell’Atalanta. Il capolavoro si concretizzò a Pasquetta, durante una cena nella villa di Arcore. Fu lì che Bortolotti venne convinto a compiere un passo impensabile per l’epoca: rompere lo storico “asse di ferro” che legava le trattative del club bergamasco a quelle della Vecchia Signora.
L’acquisto di Donadoni non rappresentò solo un innesto tecnico fondamentale per i futuri trionfi europei, ma una vera e propria dichiarazione di guerra sportiva. “Con quel colpo dimostrammo che al tavolo ci eravamo anche noi“, conclude l’ex dirigente. Il preludio perfetto all’epopea degli Invincibili.









































