Galliani sull’eliminazione dell’Italia: «Lo sport è fatto di cicli, è cambiato veramente tanto. Colpe? Dico questa cosa» | OneFootball

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·1 aprile 2026

Galliani sull’eliminazione dell’Italia: «Lo sport è fatto di cicli, è cambiato veramente tanto. Colpe? Dico questa cosa»

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Galliani, storico AD del Milan, ha analizzato la dolorosa mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali: le dichiarazioni

L’eliminazione dell’Italia dai Mondiali del 2026 ha scosso profondamente Adriano Galliani. Ai microfoni di Sky, l’ex storico AD del Milan ha analizzato la crisi del sistema con la consueta lucidità, definendo la Nazionale come la «figlia naturale» di un campionato ormai depotenziato.

Per Galliani, il problema non risiede nel singolo colpevole — sia esso il Presidente federale o il CT — ma in un abbassamento qualitativo dell’intero movimento.


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PAROLE – «La Nazionale è figlia del campionato. Dopo una domenica eccezionale, un martedì triste. Ho visto la prima partita della nazionale nel ’54. Lo sport è fatto di cicli, non voglio aggiungere pareri a questo giro delle sette chiese sulle responsabilità. E’ cambiato veramente tanto e tutto. Prima avevamo i grandi campioni in Serie A, i Palloni d’oro italiani e stranieri. Ricordiamoci ad esempio che negli anni 90′ l’Italia vinceva Coppa Campioni, Coppa delle Coppe e Coppa Uefa. Le finali erano sempre giocate da squadre italiane. E’ tutto il fenomeno calcistico che si è abbassato. La Serie A è un campionato di transito. E solo il 30% dei giocatori sono convocabili. Io amo guardare le statistiche. Nel campionato italiano il ‘giro palla’ è uno dei più lenti dei campionati europei, e così anche il top delle velocità”. “E’ inutile cercare il colpevole e dire che è il presidente federale, piuttosto che l’allenatore o il componente del consiglio federale – prosegue – La crisi è un fenomeno che va visto a 360 gradi”. “Ad esempio – conclude – i settori giovanili sono cambiati con i ragazzi che possono andar via a qualsiasi età, così i club sono meno propensi a spendere sui vivai. Se vogliamo cambiare, va fatto dai settori giovanili alla nazionale. Io l’allenatore della nazionale lo chiamo ancora selezionatore…».

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