Pagine Romaniste
·17 aprile 2026
Gasperini o Ranieri – Le conseguenze del disamore

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·17 aprile 2026

In casa Roma si parla quasi soltanto di addii possibili, quelli di Ranieri e Gasperini. Quali scenari possono aprirsi?
Pagine Romaniste (L.Suriano) – Nell’ultima settimana si sono sprecati litri di inchiostro, o centinaia di gigabyte, per discutere della scelta di Dan Friedkin. La scelta è, per l’appunto, di non scegliere. Il presidente della Roma, dinanzi al bivio che vede Claudio Ranieri da una parte e Gian Piero Gasperini dall’altra, si è fermato nell’attesa che una frana, un incidente, un alluvione ostruisse l’accesso a una delle due strade, costringendolo a incamminarsi sulla via opposta. Quantomeno, questa è l’idea fino a fine stagione, quando il giorno del giudizio lo metterà davanti a una verità che appare già inequivocabile: Ranieri e Gasperini non possono e non vogliono più lavorare insieme.
Per le stanze di Trigoria, però, si aggira uno spettro: è lo spettro delle dimissioni. Quelle del senior advisor, per la verità, più tangibili (ma non così vicine) di quelle del tecnico di Grugliasco, legato alla Roma da un contratto triennale. Nessuna decisione definitiva è comunque stata presa, ma gli scenari in ballo per il futuro sono molteplici.
Ieri le voci che vedevano Claudio Ranieri pronto ad abdicare si sono fatte più insistenti che mai. Al momento, però, le acque sembrano calme. Il senior advisor è senza dubbio una figura importante per i Friedkin, che a lui hanno scelto di legarsi regalandogli un ruolo peculiare e forse fin troppo sfumato. Ranieri non è un AD, non è un DG, nominalmente lavora per i presidenti. Non è ben chiaro se la sovrapposizione con il lavorare per la Roma veda i contorni coincidere al 100%.
Un dato di fatto è, però, che il suo intervento sia stato decisivo in un momento drammatico, e questo non può che lasciare un bagaglio emotivo, di riconoscenza e pure di autorevolezza enorme. Ranieri lo scorso anno ha preso la squadra in mano quando tutto pareva crollare. Le ha dato una forma e poi l’ha lanciata verso una corsa Champions solo pochi mesi prima inimmaginabile. Ha restituito ai giallorossi un Dybala in condizione, dato una parvenza di insuperabilità al reparto difensivo, fatto brillare calciatori come Angelino e Shomurodov (poi ceduto in estate) e recuperato chi sembrava irrecuperabile come Celik.
Questo ha generato un cortocircuito forse inevitabile. Claudio Ranieri non è mai stato, e forse non è, un dirigente. La Roma ha affidato alla sua figura ogni decisione importante, dalla scelta di Gasperini che oggi rinnega a quella di Massara come Direttore Sportivo in sostituzione di Ghisolfi. Dalla permanenza di alcuni membri del suo staff tecnico e atletico, fino ai cambiamenti in quello staff medico che oggi è un po’ il pomo della discordia interna. Un suo addio significa, in qualche modo, smentire tutte queste scelte, e quindi smontare un’intera impalcatura. Allo stesso tempo, l’opportunità da cogliere è quella di dare una struttura più precisa alla società, con una nuova figura altrettanto autorevole ma allo stesso tempo di esperienza nel settore. Ciò di cui la Roma ha bisogno è di ruoli definiti e un’idea precisa della direzione che si vuole prendere, senza consiglieri, informatori, braccia destra e sinistre.
Gasperini chiede la possibilità di scegliere e di programmare con persone affini alla sua visione. Un’idea tutto sommato nobile, ma che non deve condurre a velleità da manager all’inglese, cosa che il tecnico non è mai stato. A Bergamo, nonostante le liti, il sistema funzionava. Merito della forza mitigatrice di Percassi senior, della rete di scouting, della libertà comunque mai negata ai direttori sportivi, da Sartori a D’Amico. Poi talvolta il risultato è Gosens e altre Bakker, ma questo succede ovunque. La caccia ai collaboratori esterni di Gasp è già partita da un pezzo, con Pietro Leonardi in particolare nel ruolo della strega eretica. Un problema inesistente, al di là delle giuste riflessioni morali (Leonardi è radiato), se non ci si consegna inermi a tecnico e rispettivo entourage.
Dovesse arrivare Cristiano Giuntoli come qualcuno mormora, è a lui che va consegnato lo scettro. Va comunque messo in chiaro che l’unità di intenti è alla base di ogni società che funzioni, e che consegnare all’allenatore una squadra che gli permetta di dare il meglio è sempre il fine ultimo. Le sue indicazioni, quindi, vanno colte con la dovuta prontezza e attenzione. Ovviamente, nello scenario in cui è Ranieri a lasciare e Gasperini a essere investito di maggiori responsabilità, la pressione sui risultati aumenterebbe. Giustamente.
Ogni litigio fa saltare la copertura di una società che si rifiuta di funzionare in modo funzionale. Il rischio, con i Friedkin, è generare l’ennesimo vuoto di potere da riempire con l’uomo solo al comando, o l’uomo caro ai romanisti, o entrambe le cose. Qui si apre un altro tema. Ranieri pensava forse, con le sue dichiarazioni prima del Pisa, di ricevere un appoggio plebiscitario. La sua capacità dialettica quasi mai era stata messa in dubbio fino ad ora, così come la sua saggezza da uomo di calcio. I romanisti lo hanno salutato con cori e standing ovation soltanto due settimane prima, nel pre-gara di Roma-Lecce, e il suo addio alla panchina un anno fa è stato una celebrazione piena di amore e appartenenza.
La reazione univoca non c’è stata, anzi in molti sono rimasti smarriti se non feriti da quanto accaduto. Una separazione, però, può aprire una sosta di guerra di religione. I proseliti della romanità contro gli occupatori e i traditori della patria ammaliati dal generale di Grugliasco. Non è ingiusto indignarsi quando si vede una propria bandiera ammainata. Bisogna però anche saper riconoscere quando la bandiera copre la visuale, a patto di non issarne un’altra e cambiare solo il colore. La soluzione rapida ed efficace? Ma certo, bentornato Francesco Totti.
I Friedkin hanno rassicurato a più riprese Gasperini sulla fiducia che nutrono nel suo lavoro, e sulla sua permanenza futura. Un gesto apprezzato ma non reputato esaustivo dall’allenatore. Evidentemente, esiste la possibilità che il prolungarsi del rapporto non idilliaco con Ranieri porti a un addio. Così come esiste la possibilità, si spera remota, che la Roma crolli in queste ultime due giornate e l’addio lo decidano i presidenti, delusi da una stagione sotto le aspettative.
L’allontanamento, volontario o meno, di Gasperini, sicuramente si infilerebbe come un coltello nel burro per una piazza già esasperata. Dai sesti posti, da alcuni calciatori, dalle guerre intestine, dai continui cambi di allenatore. La fiducia che la tifoseria nutre in una società accolta con giubilo ormai 6 anni fa è ai minimi storici. A fare impressione è lo spreco di risorse, non soltanto quelle economiche.
Nelle ultime annate la Roma ha bruciato il tecnico straniero in rampa di lancio (Fonseca); il grandissimo nome forse un po’ attempato ma vincente (Mourinho); la giovane bandiera romanista dal sicuro avvenire (De Rossi); il surrogato di ciò che si desidera (Juric). Gasperini, maestro di tattica con la reputazione di uno dei migliori allenatori italiani al momento, sarebbe l’ennesimo esemplare buttato via. Nulla sembra funzionare.
Non è, però, soltanto il concetto che finirebbe alle ortiche. Nonostante qualche passo falso di troppo – le 15 sconfitte stagionali e le uscite premature dalle coppe ad esempio – esagera chi sostiene che Gasperini non abbia costruito nulla. La Roma, seppur a tratti, ha fatto vedere del gran bel calcio in alcuni momenti della stagione. I calciatori hanno assimilato i suoi schemi e il suo pensiero, una cosa affatto semplice con queste tempistiche e difficoltà.
Wesley, che pure non è stato pagato poco, è diventato uno dei migliori laterali del campionato, probabilmente dietro solo ai due titolari dell’Inter. Soulé è un giocatore cresciuto per incisività in zona gol e personalità. Ghilardi non è un titolare, ma in questi mesi ha imparato a giocare in una squadra con attitudine non solo difensiva. Malen ci sembra un top player, ma non lo era quando è arrivato e l’intuizione di fargli fare esclusivamente il centravanti è del tecnico.
Pellegrini ed Hermoso, il cui destino ancora non è chiaro, sono stati totalmente recuperati alla causa da che erano, per ragioni diverse, corpi estranei. Se rinnoveranno, sarà un carico di enorme peso e personalità nello spogliatoio. Pisilli, non impiegato granché nella prima parte di stagione, è diventato un punto fermo ed è arrivato alla nazionale. Lo stesso Vaz, il cui impiego è costantemente discusso, è un giocatore migliore di quando è arrivato. Alle doti fisiche e tecniche ora si associa una maggiore prontezza e presenza dentro le partite. Non bisogna, però, dimenticarsi che si tratta di un giocatore del 2007 con tutte le difficoltà del caso.
Non è una colpa di Gasperini pretendere di essere trattato come la sua versione del 2025, e non quella che nel 2016 ha preso in eredità un’Atalanta da zona retrocessione. Il potenziale di un progetto triennale con lui al timone si è visto anche in un anno così travagliato. Per una volta, forse, sarebbe il caso di portare a termine il piano iniziale e poi al limite raccontarci che abbiamo solo perso tempo.
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