Gianfelice Facchetti: «Khalaili? Dispiace ma niente allarmismi, i pronostici dell’estate lasciano il tempo che trovano. Bastoni va tenuto stretto» – ESCLUSIVA | OneFootball

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Inter News 24

·13 luglio 2026

Gianfelice Facchetti: «Khalaili? Dispiace ma niente allarmismi, i pronostici dell’estate lasciano il tempo che trovano. Bastoni va tenuto stretto» – ESCLUSIVA

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Gianfelice Facchetti in esclusiva a InterNews24: dal mercato dell’Inter alla Nazionale, passando per Bastoni, Chivu e il futuro del calcio italiano

In occasione dell’inizio della stagione 2026-2027, InterNews24 ha intervistato in esclusiva Gianfelice Facchetti, che ha analizzato i principali temi del momento in casa nerazzurra. Dal mancato arrivo di Khalaili alla strategia di mercato impostata da Marotta e Ausilio, passando per il ricambio generazionale, il futuro di Alessandro Bastoni e le prospettive della Nazionale italiana con Paolo Maldini e Leonardo ai vertici del Club Italia. Ecco l’intervista integrale.

Il mancato arrivo di Khalaili, dopo la mancata idoneità concessa dal CONI, rischia di rappresentare un duro colpo per il mercato dell’Inter oppure pensi che sia soltanto un episodio sfortunato che non cambia i piani del club?


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«Diciamo che in questo caso mi dispiace innanzitutto perché c’è in mezzo anche una questione che è al di sopra dell’Inter, nel senso che in questo caso se il CONI non dà l’idoneità perché in Italia ci sono regole più stringenti rispetto ad altri paesi europei, non c’è molto da dire, non si può prendersela col Club. C’è sicuramente un pizzico di sfortuna perché l’operazione in qualche modo era stata portata a destinazione e quindi ovviamente c’è un po’ di rammarico ma non mi farei contagiare dalla negatività, è vero che anche l’operazione di Palestra è sfumata per altre questioni, in quel caso può vedere un’offerta economica d’ingaggio al giocatore e al suo procuratore che oggi un club italiano per quanto di vertice, per quanto campione in carica non può pareggiare, al di là dei parametri che possono essere quelli della proprietà comunque nessuno può permettersi le cifre che ha offerto il Chelsea.

Per acquistare il giocatore l’Inter si era spinta molto in alto e poi dopo ovviamente su quell’aspetto lì c’è poco da competere e quindi non mi farei influenzare dalla negatività in queste due situazioni anche perché ripartiamo dalla consapevolezza che l’Inter negli ultimi anni è il club che ha lavorato meglio in Italia, l’anno scorso per non andare lontano abbiamo affrontato una stagione dove tutti i pronostici guardavano ad altre squadre fuorché a noi per la vittoria finale e l’Inter invece con le motivazioni, con il lavoro e anche con alcuni acquisti che erano stati sottovalutati a partire dal ritorno di Pio Esposito è riuscita a guadagnarsi sul campo quello che non si era conquistato con lo scudetto del calciomercato.

A me francamente dell’essere campione del mercato importa relativamente anche perché comunque tante volte abbiamo vissuto questa situazione di favoriti perché quelli che hanno speso di più, perché quelli che avevano fatto cose più rumorose e poi magari ci siamo trovati a maggio con un pugno di mosche in mano, negli ultimi anni l’Inter ha lavorato bene, con la proprietà cinese ma anche adesso comunque nel senso della continuità con dirigenti, con figure che sono molto competenti e quindi prima con i parametri zero, adesso c’è una nuova strada che è quella in qualche modo di puntare sui giovani, è ritornato Alessandro Stankovic che non sottovaluterei, quindi prima di dare un giudizio al mercato bisogna davvero avere la pazienza che in estate il tifoso non ha perché non c’è partita da vedere, non c’è partita da commentare e quindi ci si aggrappa un po’ ai nomi e a queste cose.

Sicuramente c’è bisogno anche di sognare un po’, però io sono convinto che da qui all’inizio del campionato l’Inter avrà tutte le pedine che serviranno per affrontare la stagione al meglio, mi sembra che la volontà di restare ai vertici, di giocarsi tutto sia intatta e quindi anche non dover cambiare tantissimo, non dover stravolgere, non dover fare operazioni frettolose per accontentare la piazza, il malcontento come magari succede per altre squadre che hanno chiuso l’anno scorso con i tifosi magari infuriati per le stagioni finite male, mi sembra che sia un vantaggio comunque da non sottovalutare, per cui starei molto tranquillo».

E’ un tema che come ben saprai si intreccia con quello da te citato sul fatto che comunque i tifosi hanno magari a volte bisogno di sognare quel colpo che sconvolga l’estate. In questo senso tu credi quindi che questi paletti siano effettivamente un freno alla possibilità per l’Inter di mantenersi competitiva, di poter comunque arrivare a quel giocatore magari capace anche di sparigliare le caratteristiche stesse della rosa a disposizione di Chivu e credi comunque che Ausilio e Marotta a fine mercato riusciranno a tenere alta la competitività della squadra anche attraverso il mercato fatto in questo modo?

«I paletti ci sono perché comunque evidentemente c’è una linea di fondo che non si mette in discussione, nel senso che comunque lo si sa che la strada che l’Inter sta cercando di seguire è quella di lavorare su un ringiovanimento della rosa, possibilmente valorizzando calciatori cresciuti all’interno del proprio settore giovanile. Se guardiamo agli anni indietro e se guardiamo anche magari allo scenario degli altri club, oggi hai Pio Esposito, Stankovic, Dimarco, comunque hai davvero una strada segnata che è qualcosa che ci sognavamo da un pezzo, cioè di avere ragazzi che sono cresciuti con il nerazzurro addosso.

Dopodiché sicuramente dei paletti credo che ci siano e che non si toccheranno, rispetto agli ingaggi, rispetto a certe cifre che si possano spendere come stipendio per alcuni calciatori. Resta di fondo che al di là di quella che è la situazione dell’Inter e degli altri club italiani, però comunque qui nessuno ha intenzione di fare passi azzardati. Io credo che comunque le occasioni per poter fare qualcosa anche un po’ fuori dall’ordinario, il mercato le offre ogni tanto.

Abbiamo visto anche in passato che ogni tanto questi grandi club, penso alla Premier League, che possono permettersi delle cifre stellari, hanno anche un flusso di giocatori che ogni tanto vengono lasciati per strada perché magari non riescono a entrare in quel modo di giocare. Ogni tanto qualcuno resta lì, e quindi è lì che sta, come è successo già in passato, all’abilità degli scout e dei direttori sportivi per riuscire a cogliere delle occasioni che non hai avuto in prima battuta ma magari le puoi avere di ritorno.

Magari anche i calciatori che abbiamo inseguito dal campionato italiano non li hai potuti prendere al momento in cui sembravano emergenti, sono andati là, o si sono realizzati o hanno fallito e vuoi offrire una seconda possibilità rimettendoli in gioco. Io credo che al di là delle situazioni dei paesi che ci sono, indiscutibilmente le occasioni per poter fare qualcosa che stuzzichi un po’ la fantasia del tifoso non manchino comunque».

Quanto può incidere negativamente l’uscita di personaggi del calibro di Acerbi, Darmian, Sommer e De Vrij che hanno sempre rappresentato lo zoccolo duro dell’Inter? In aggiunta a questo un calciatore che fa parte dello stesso nucleo storico è Alessandro Bastoni che è stato durante l’annata vittima e bersaglio di numerosi fischi dopo l’episodio con Kalulu da parte di gran parte delle tifoserie italiane. Secondo te è giunto per lui il momento di separarsi dall’Inter o vedi ancora un futuro insieme?

«L’uscita di cena di alcuni che sono stati dei punti forti del gruppo in questi anni è chiaro, è una cosa che va affrontata. Da una parte l’apporto di gente come Sommer e Acerbi in tutte queste stagioni è stato sicuramente notevole perché hanno lasciato un’impronta e hanno avuto un’importanza notevole anche dal punto di vista dello spessore di personalità. Non soltanto dal punto di vista tecnico.

La questione di Alessandro Bastoni credo che doversene privare così semplicemente in risposta alla pressione di una certa stupidità collettiva alimentata dai social sarebbe una sconfitta. Qua tutto sta a capire come si senta lui, come abbia vissuto questi mesi e che tipo di spirito ha per rimettersi in campo dentro la maglia dell’Inter. Sapendo che l’inizio di stagione sarà altrettanto in salita quando giocherà fuori casa perché poi il meccanismo è sempre abbastanza stupido. Ha tutte le carte in regola per riconquistarsi quello che ha lasciato per strada. Bastoni è stato un punto fermo dell’Inter in questi ultimi anni. Ha avuto una stagione difficile ma è uno dei valori più importanti per la nazionale italiana. Non me ne priverei a cuor leggero sapendo poi dopo la difficoltà di rimpiazzare un giovane di spessore. L’abbiamo visto con Palestra. Bastoni non lo mollerei così se non avessi in mano uno su cui continuare a puntare. Ha fatto parte del gruppo degli italiani di questa squadra e quindi me lo terrei stretto».

Parliamo ora di un tema che sta a cuore a tutti, ovvero l’Italia. Con l’annuncio di Paolo Maldini nel ruolo di direttore tecnico e presidente del club Italia spalleggiato da Leonardo, come vedi questa coppia, pensi che siano i nomi giusti e quale CT consiglieresti alla Nazionale?

«Maldini è un uomo di campo e mi sembra che ha tutti gli elementi per essere utile alla causa del club azzurro. Non ho capito bene il ruolo di Leonardo accanto a lui. Ma Maldini mi sembra un elemento di novità e di discontinuità.

Rispetto alla panchina quando leggo di Conte resto perplesso nel senso che mi è sempre sembrato un allenatore al di là dei meriti e dei successi indiscutibili anche con l’Inter. Non mi sembra uno che abbia la pazienza per fare un progetto di lungo corso che oggi servirebbe alla nazionale per ricostruire sulle macerie di tre mondiali mancati. Mi sembra che non abbia quel tipo di pazienza perché c’è sempre Conte prima di qualsiasi cosa. L’Inter di Conte, la Juve di Conte, l’Italia di Conte. Non mi sembra che sia in mezzo a tante qualità di allenatore che la pazienza e la durata rientri tra quelle. Lo dice la sua carriera piena di successi ma poi puntualmente va in collisione con l’ambiente attorno per qualche ragione e lascia tutto a metà. Sicuramente no.

Abbiamo avuto la figura di Mancini che ha fatto molto bene con la nazionale e che potrebbe essere sicuramente la figura che riprende un po’ un lavoro interrotto anche se poi qualcuno gli rimprovera l’Arabia. Gli rimprovera l’Arabia ma credo che nell’era della comunicazione si possano trovare le parole giuste per una scelta di quel tipo.

Se non fosse Mancini Ancelotti avrebbe l’esperienza e forse tutte le caratteristiche per essere il commissario tecnico della nazionale. Anche se è vincolato alla federazione brasiliana. Non so sui termini dei tempi di contratto che lo tengono vincolato ma sicuramente potrebbe essere un bel allenatore. Se no è anche una scelta coraggiosa di un allenatore straniero che però conosca la cultura italiana, per esempio Guardiola. È un allenatore che ha fatto già tanto a livello di club, conosce l’Italia molto bene. Potrebbe essere una figura che dia nuova linfa, che porti idee diverse per un paese come il nostro che è molto chiuso, soprattutto a livello federale.

È un mondo che si è incartato su se stesso dove fondamentalmente c’è una sorta di impermeabilità rispetto a certi ruoli. Per cui una figura straniera se messa nella condizione di poter incidere e decidere in autonomia potrebbe essere un prospetto che avrà uno scenario di cambiamento. È da capire quanto il calcio italiano abbia voglia di vedere un cambiamento e che le cose possano cambiare.

Noi siamo molto bravi ad aprire processi e crisi e non abbiamo mai la voglia e la forza per sostenere le trasformazioni. Ci piace fare rumore quando le cose non funzionano, ma non abbiamo l’energia per accompagnare i cambiamenti che hanno bisogno di tempo per produrre risultati. Tutte le nazionali che oggi si bagnano il naso a livello mondiale e che fino a qualche decennio fa ci inseguivano sono passate da cambiamenti. Non è casuale quello che succede in Francia e non è casuale quello che succede in Spagna. O ci si dà una sveglia e ci si prova a mettere in discussione sul serio, sennò metterli i nomi come figurine per dire che facciamo la rivoluzione senza poi farla dal basso… Se il cambiamento non è accompagnato da qualcosa che parte proprio dalle radici e dall’essenza del gioco, fondamentalmente da chi lo pratica, come lo pratica, dove lo pratica e dalla cultura che ci sta attorno è tutto inutile».

SI RINGRAZIA GIANFELICE FACCHETTI PER LA DISPONIBILITA’ DIMOSTRATA IN QUESTA INTERVISTA

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