Calcionews24
·16 settembre 2026
Giannichedda in esclusiva a Lazionews24: «Non mi aspettavo che la Lazio potesse trovarsi lì, gran lavoro di Gattuso. Vi racconto quel derby vinto per 3-1 contro la Roma…»

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a Lazio sta sorprendendo in questo avvio di stagione. Dopo la cocente eliminazione in Coppa Italia contro il Mantova, pochi avrebbero immaginato una reazione così immediata da parte della squadra biancoceleste, capace di raccogliere dieci punti nelle prime quattro giornate di campionato grazie a tre vittorie e un pareggio.
Un rendimento che porta la firma di Gennaro Gattuso, riuscito in poche settimane a dare identità, compattezza e convinzione a un gruppo chiamato a convivere con un clima esterno tutt’altro che semplice. Le contestazioni di una parte della tifoseria nei confronti del presidente Claudio Lotito, infatti, non sembrano aver inciso sul percorso della squadra, che ha mostrato personalità e spirito di sacrificio fin dalle prime uscite ufficiali.
Per approfondire il momento della Lazio, analizzare l’esplosione di Reda Belahyane e valutare il peso che potranno avere i recuperi di Nicolò Rovella e Danilo Cataldi nel corso della stagione, la redazione di LazioNews24 ha raccolto il parere di Giuliano Giannichedda.
Partendo anche dall’ultimo pareggio con il Milan, si aspettava questo inizio di stagione della Lazio dopo la nomina di Gattuso? Oppure è rimasto sorpreso, considerando anche l’eliminazione dalla Coppa Italia contro il Mantova?
«Sicuramente non mi aspettavo che la Lazio potesse trovarsi lì davanti, ma questo è il frutto del lavoro svolto da Gattuso. Al di là dell’esperienza negativa vissuta con la Nazionale, sappiamo che è un allenatore che lavora tantissimo. Lo fa con grande umiltà e dedizione: si mette a disposizione e si butta nel fuoco per i suoi ragazzi, così come i calciatori fanno per lui. Secondo me si è creato immediatamente un ottimo feeling. L’avvisaglia arrivata contro il Mantova non era positiva e dopo quella partita c’era chiaramente un po’ di preoccupazione. Credo, però, che quella gara sia servita. Molte volte le sconfitte insegnano tanto: da quel momento i calciatori e Rino hanno capito che sarebbe stato necessario fare molto di più in vista dell’inizio del campionato».
La Lazio ha ottenuto tre vittorie e un pareggio nelle prime quattro giornate, ma intorno alla squadra resta il clima di contestazione nei confronti del presidente Lotito. Quanto può incidere una situazione del genere sulle prestazioni e sul rendimento dei giocatori?
«È vero che la squadra appartiene a Lotito, ma i calciatori devono andare in campo, giocarsi il proprio posto, alimentare l’entusiasmo e sperare che un giorno questa situazione si risolva, arrivando a un compromesso. Una persona può contestare, però quando c’è da sostenere la squadra in campo è giusto farlo.
Queste sono situazioni difficili e spero che possano risolversi, perché vedere lo stadio Olimpico semivuoto è una tristezza. Lotito ha compiuto un grande sforzo all’inizio della sua esperienza e c’è stato un salvataggio quasi miracoloso. È il presidente e mi auguro che la situazione possa risolversi il prima possibile».
Hai mai immaginato una Lazio senza Lotito presidente?
«Come dicevo prima, inizialmente ha fatto quasi un miracolo. Ma è chiaro che lui è il presidente e nel caso decide lui».
Sei stato uno dei grandi protagonisti del derby vinto per 3-1 contro la Roma nel giorno dell’Epifania, nonostante le numerose assenze. Quale ricordo conservi di quella partita?
«Durante quella settimana accadde veramente di tutto. Alla fine non era rimasto quasi più nessuno, ma andammo in campo con una carica tale da riuscire a vincere. Tutto quel periodo fu incredibile: vivemmo emozioni fortissime prima e dopo la partita. Festeggiammo anche un po’, perché riuscimmo a vincere un derby molto importante pur essendo estremamente rimaneggiati.
In quella partita andai a giocare in difesa, ma arrivarono veramente pochi palloni dalle mie parti, perché tutti gli altri correvano e riuscivano a filtrare ogni giocata. Fui avvantaggiato da una grandissima prestazione di squadra e dal lavoro di tutti i miei compagni».







































