Gimenez lascia il Milan, il grande rimpianto resta: perché non ha ripetuto quanto fatto al Feyenoord? L’analisi | OneFootball

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·30 agosto 2026

Gimenez lascia il Milan, il grande rimpianto resta: perché non ha ripetuto quanto fatto al Feyenoord? L’analisi

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Santiago Gimenez è pronto a partire per Oporto dopo un’esperienza rossonera inferiore alle aspettative: al Milan non si è visto il centravanti ammirato al Feyenoord

Santiago Gimenez si prepara a lasciare Milano per raggiungere Oporto, dove inizierà una nuova tappa della propria carriera. La sua partenza impone inevitabilmente una riflessione sull’esperienza vissuta con la maglia del Milan, cominciata con aspettative molto elevate ma conclusa senza che l’attaccante riuscisse a esprimere completamente il proprio potenziale.


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Il principale rimpianto riguarda proprio la distanza tra il giocatore dominante ammirato al Feyenoord e quello apparso, troppo spesso, in difficoltà nel contesto rossonero. In Olanda, Gimenez aveva mostrato continuità realizzativa, presenza dentro l’area e quella sicurezza tipica degli attaccanti convinti di poter trasformare ogni occasione in un gol. A Milano, invece, quella versione si è vista soltanto a intermittenza.

Gimenez Milan, un investimento accompagnato da grandi aspettative

Quando il Milan decise di puntare su Gimenez, l’obiettivo era consegnare alla squadra un centravanti giovane ma già abituato a segnare con regolarità. Il messicano sembrava possedere il profilo ideale: fisicità, capacità di attaccare la profondità, senso della posizione e margini di crescita ancora importanti.

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Il passaggio al calcio italiano, però, si è rivelato più complicato del previsto. Gimenez ha dovuto confrontarsi con difese maggiormente attente dal punto di vista tattico, con spazi più ridotti e con una pressione inevitabilmente superiore. Al Milan ogni errore viene analizzato, ogni periodo senza gol diventa un caso e ogni prestazione insufficiente rischia di trasformarsi in un peso.

Il centravanti non è riuscito a liberarsi completamente da questa pressione. Le difficoltà iniziali hanno progressivamente ridotto la sua fiducia, rendendo meno naturali anche quei movimenti che al Feyenoord eseguiva con grande convinzione.

Al Milan è mancato il contesto del Feyenoord

Limitare tutto alle responsabilità del giocatore sarebbe comunque ingeneroso. Gimenez non sempre è stato inserito in un sistema capace di esaltarne le caratteristiche. Un attaccante d’area ha bisogno di ricevere palloni puliti, cross con continuità e assistenze precise negli ultimi metri. Quando la squadra fatica a costruire occasioni attraverso meccanismi riconoscibili, il centravanti finisce spesso per allontanarsi dalla porta e perdere lucidità.

Al Feyenoord, il messicano era il riferimento di una struttura offensiva organizzata anche per portarlo alla conclusione. Al Milan, invece, si è ritrovato spesso isolato, costretto a partecipare maggiormente alla manovra o a combattere contro più difensori senza un sostegno costante.

Questo non cancella i suoi errori e le opportunità non sfruttate, ma aiuta a comprendere perché il rendimento sia stato così differente. Il Milan sperava di acquistare il goleador visto nei Paesi Bassi, ma non è riuscito a ricreare attorno a lui le condizioni necessarie per farlo rendere allo stesso livello.

Gimenez Porto, una nuova occasione per ritrovarsi

La nuova esperienza al Porto può rappresentare l’ambiente giusto per ripartire. Gimenez ha ancora qualità, tempo e margini sufficienti per dimostrare che le difficoltà incontrate in rossonero non definiscono completamente il suo valore.

Il grande rimpianto del Milan resta quello di non aver visto con continuità la versione migliore del messicano. Non è mancato soltanto il numero di gol atteso: sono venute meno soprattutto la sicurezza, la cattiveria e la centralità che lo avevano reso uno degli attaccanti più interessanti al Feyenoord.

La separazione può essere la scelta più utile per entrambe le parti, ma lascia la sensazione di un’occasione sprecata. Gimenez era arrivato per diventare il centravanti del presente e del futuro; se ne va senza aver realmente lasciato il segno. A Oporto proverà a ritrovare sé stesso, mentre al Milan resterà il dubbio su ciò che sarebbe potuto accadere in un contesto più stabile e maggiormente costruito intorno alle sue qualità.

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