Calcio e Finanza
·13 gennaio 2026
Gioco, risultati e spogliatoio: perché il Real ha esonerato Xabi Alonso

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·13 gennaio 2026

Il Real Madrid e Xabi Alonso hanno ufficializzato la loro separazione nella giornata di ieri. Una decisione che arriva dopo un ultimo periodo ricco di tensioni nello spogliatoio dei Blancos che sembravano esseri attenuate grazie agli ultimi risultati positivi della squadra, ma la sconfitta in finale di Supercoppa contro il Barcellona ha sancito lo strappo definitivo.
Come riporta il quotidiano spagnolo Marca, proprio la sconfitta a Gedda contro i blaugrana, che guidano anche la classifica in Liga, è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso che piano piano si è riempito durante l’esperienza di Xabi Alonso sulla panchina del Real, nonostante un buon Mondiale per Club e un ottimo inizio di stagione fatto di una striscia importante di vittorie.
Ma l’addio di Xabi Alonso, che al Real è stato anche calciatore, ha motivazioni sia sportive che fuori dal campo. Come detto il Mondiale per Club, finito in semifinale contro i campioni d’Europa in carica del Paris Saint-Germain, aveva lasciato buonissime impressioni nonostante le poche settimane di lavoro con la squadra, che aveva cambiato approccio in campo rispetto all’era Ancelotti, soprattutto per quanto riguarda la pressione alta. Caratteristica che piano piano è però scomparsa con il protrarsi della stagione ed è stato il segno evidente che qualcosa fra tecnico e calciatori non andava. Il punto di non ritorno è stato poi il netto 5-2 subito nel derby contro l’Atletico Madrid dopo il quale Xabi Alonso ha deciso di tornare al passato rinnegando proprio il suo marchio di fabbrica, la riconquista del pallone in posizione avanzata appunto.
Una scelta, a quanto filtra dalla Spagna, che sarebbe dovuta alla scarsa preparazione fisica dei calciatori. Ed è proprio la preparazione a essere finita sotto la lente di ingrandimento con alcune indiscrezioni che parlano del possibile ritorno di Antonio Pintus, considerato il maestro della parte atletica. Un barlume per l’inversione di rotta è arrivato nel Clasico, vinto per 2-1, dove la pressione alta ha permesso al Real di portare a casa una vittoria dopo diversi tentativi andati male contro i rivali di sempre. Ma è stato un fuoco di paglia, condizionato anche dagli infortuni che caratterizzano la rosa blanca da diverse stagioni. In questa chiave la società ha deciso di richiamare Niko Mihic per provare a fermare un fenomeno che però aveva lasciato strascichi già importanti.
Condizioni fisica e infortuni che si sommano anche a condizioni non controllabili dal tecnico appena sollevato dall’incarico. Un esempio è il mercato in entrata, oltre alla difficile coesistenza della eccelsa qualità in attacco (Rodrygo si è messo in luce solamente da qualche settimana per lo scarso utilizzo precedente che aveva fatto pensare a una sua cessione). La scorsa estate, Xabi Alonso aveva chiesto alla società un calciatore capace di dettare i tempi della manovra, così da poter affrontare il problema dell’attaccare il blocco basso delle squadre avversarie, specialmente in casa. Ma a centrocampo è arrivato solamente Mastantuono, più trequartista che centrocampista di impostazione, andando a ingolfare ancora di più la rosa nelle posizioni di attacco. Un investimento da 60 milioni di euro, la stessa cifra che l’Arsenal ha speso per Zubimendi, calciatore forse più adatto alle richieste di Xabi.
Quindi il centrocampo è rimasto orfano di qualità con calciatori molto bravi nell’interdizione e nel ripartire come Tchouameni, Camavinga e Valverde, ma non proprio a loro agio nell’impostazione dal basso, uno dei marchi di fabbrica del tecnico spagnolo al Bayer Leverkusen, oltre la già citata pressione alta. Proprio per questo Xabi Alonso ha optato per arretrare Bellingham, ma perdendo quell’equilibrio necessario in tutte le squadre. E l’assenza di un regista è stata evidente proprio in questa Supercoppa.
Contro l’Atletico, in semifinale, il portiere Courtois è stato costretto a lanciare lungo per quasi 40 volte, un evento contro natura se pensiamo alla filosofia tattica e tecnica di Xabi Alonso. Ma unico metodo possibile contro la pressione alta della squadra di Simeone che era difficile da saltare con il fraseggio da dietro per le caetteristiche dei calciatori del Real in campo. La stessa tattica, anche se usata con meno insistenza, si è vista nella finale contro il Barça, ma questa volta il risultato non ha premiato le Merengues.
Ma come detto i risultati hanno fatto sì la loro parte, ma le critiche all’operato di Xabi Alonso sono arrivate quasi subito in questa stagione. Si parlava di un allenatore molto invasivo e attento ai particolari tattici che approfondiva con lunghe sessioni video. Una parte che non è mai piaciuta ai calciatori, figuriamoci a un gruppo di stelle arrivato al Real nel pieno della loro grandezza. Senza dimenticare l’era Ancelotti che era più mirata alla gestione del gruppo e al lasciare più liberi possibili i calciatori in campo, specialmente quelli con maggiore qualità che nella rosa del Real, come detto, si trova per la maggior parte in attacco.
Proprio per questo ben presto sono emerse alcune crepe nello spogliatoio Blancos, nascoste grazie alle vittorie, ma venute alla luce appena i risultati hanno iniziato a venire meno. Il manifesto sono le ripetute panchine di Vinicius in alcune delle prime partite della stagione, con l’esplosione delle criticità proprio nel Clasico vinto dove il brasiliano è stato richiamato in panchina a gara in corso. Una decisione che ha fatto esplodere Vinicius davanti a tutto il Bernabeu e ai tifosi che guardavano da casa. Un momento vissuto con altrettante tensioni in società, che ha fatto un passo di lato, lasciando per la prima volta pubblicamente il proprio tecnico a prendere una decisione che è stata: confronto con il calciatore e niente multa. Episodio chiuso, ma il rapporto fra Vinicius e Xabi Alonso non è mai sbocciato. Ma il brasiliano non era l’unico calciatore con delle difficoltà nel rapportarsi con il tecnico spagnolo.
Proprio lo spogliatoio e la sua gestione sono state le grandi mancanze di Xabi Alonso imputategli dalla società. E un altro tassello che ha portato alla separazione anticipata è la gestione dei giovani talenti come Arda Guler e il già citato Mastantuono, che hanno fatto molta fatica a trovare spazio. Una situazione che si è trascinata a lungo quindi ma che è esplosa quando i risultati hanno iniziato a non sorridere più al tecnico spagnolo, che adesso è stato sostituito dal suo vecchio compagno di nazionale, e allenatore del Real Castilla (la seconda squadra dei blancos) Alvaro Arbeloa.









































