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·13 luglio 2026

Giovanili, struttura da club e nuovo ct: sarà così l’Italia di Maldini

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Il tempo delle celebrazioni in casa Italia è già finito. Paolo Maldini si cala immediatamente nella sua nuova, complessa realtà sportiva, dove le scadenze urgenti si accumulano sul tavolo dei vertici societari. Se l’attenzione mediatica è comprensibilmente monopolizzata dalla scelta del nuovo Commissario Tecnico della Nazionale maggiore — con Maldini e Leonardo orientati verso profili differenti rispetto ai nomi più gettonati di Conte e Mancini —, il vero fulcro del lavoro iniziale riguarderà la totale ristrutturazione dell’intera filiera azzurra. Lo riporta La Gazzetta dello Sport.

Una svolta culturale: la separazione dei poteri voluta da Malagò

La vera novità di questa gestione risiede nella scissione di un ruolo storicamente accentrato. Fino ad oggi, la presidenza del Club Italia coincideva automaticamente con la massima carica della Federcalcio. Giovanni Malagò, preso atto dei deludenti risultati sportivi degli ultimi cicli che hanno portato all’addio di Gravina, ha deciso di rompere questo automatismo separando la componente politica da quella prettamente tecnica.


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Lo statuto federale affida ancora formalmente l’ultima parola al presidente, ma la sostanza è radicalmente mutata: le decisioni più delicate verranno condivise con chi possiede reali competenze di campo. Questo modello rappresenta l’evoluzione diretta della commissione tecnica istituita nel 2024, che aveva chiamato a raccolta dirigenti come Marotta, Giuntoli, Marino e Sartori per un confronto costante in ottica Nazionale. La scelta di Maldini trasforma quell’intuizione in una struttura permanente e di altissimo profilo.

Il modello “Club”: Maldini accentratore e l’apporto di Leonardo

Maldini assume un doppio incarico strategico, agendo contemporaneamente da Presidente del Club Italia e da Direttore Tecnico, una mossa studiata appositamente per scongiurare qualsiasi tipo di conflitto di competenze interno. L’obiettivo dichiarato è trasformare la gestione delle rappresentative nazionali sul modello organizzativo di un club calcistico d’élite. Il nuovo Presidente supervisionerà ogni dinamica, mentre in veste di DT gestirà e ridefinirà la programmazione che va oltre la prima squadra.

Al suo fianco si muoverà Leonardo, una figura dirigenziale che non eserciterà un ruolo di facciata, ma parteciperà attivamente alla ridefinizione dei commissari tecnici di tutte le categorie. Nei piani della nuova dirigenza non c’è l’intenzione di azzerare il lavoro precedente, bensì quella di imporre linee guida unificate per far remare l’intero movimento nella stessa direzione tecnica e tattica.

Focus sulle giovanili: il nodo Under 21 e la stabilità di Viscidi

Il rilancio del calcio italiano passa inevitabilmente dai settori giovanili, un pilastro su cui la governance intende focalizzare i massimi sforzi in un orizzonte temporale stabilito di quattro anni, mirato alla valorizzazione dei ragazzi in vista dei Mondiali del 2030. Un’attenzione particolare sarà riservata alla Nazionale Under 21, con l’obiettivo di spezzare il digiuno olimpico che dura ormai da quattro edizioni e riportare l’Italia ai Giochi.

Per gestire l’immediato e risolvere i nodi contrattuali più stringenti, il nuovo corso si affiderà alle comprovate competenze di Maurizio Viscidi, confermato nel ruolo di coordinatore tecnico delle giovanili maschili. Il raggio d’azione si estenderà poi alle selezioni femminili, al futsal e al beach soccer. Per favorire questa operazione di controllo e miglioramento, Maldini e Leonardo godranno di una totale libertà di movimento sul territorio, senza una sede fissa contrattuale, potendo dividersi strategicamente tra la base politica di Roma e i campi di Coverciano per raccogliere gli sfoghi di atleti e allenatori e risolvere tempestivamente ogni problema.

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