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·27 gennaio 2026

Gli USA invadono la Groenlandia? Danimarca e Germania pensano al boicottaggio dei Mondiali

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La sempre più crescente tensione sulla Groenlandia, con il presidente degli USA Donald Trump che punta a portarla sotto la propria influenza, sta diventando sempre più protagonista anche nei dibattiti che riguardano i prossimi Mondiali che proprio la nazione a stelle e strisce, insieme a Canada e Messico, ospiterà.

Nelle scorse settimane si era fatta strada fra i rappresentanti politici in Germania la possibilità che la nazionale tedesca potesse boicottare i Mondiali in USA. Si parla di indiscrezioni, non ci sono comunicazioni ufficiali in merito, ma intanto anche in Svezia si è acceso lo stesso dibattito.


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L’indiscrezione arriva dal quotidiano svedese Aftonbladet, che sottolineando come la nazionale si debba ancora qualificare ai Mondiali, attraverso i playoff, si fa una domanda: «vogliamo andarci?». Una domanda che ha attraversato anche la vicina Danimarca nelle scorse ore. L’edizione odierna de Il Corriere della Sera riporta come il 90% dei danesi alla domanda diventata virale anche in Svezia ha risposto al portale locale BT che qualora Trump fosse entrato in Groenlandia la partecipazione della nazionali ai Mondiali diventerebbe impossibile. È bene sottolineare come la Danimarca, al pari di Svezia e Italia, debba ancora conquistare il pass per il torneo iridato.

Tornando alla già citata Germania, sullo stessa tema è intervenuto Oke Göttlich, vicepresidente della Federcalcio tedesca (DFB), che in una lettera al quotidiano Hamburger Morgenpost ha sottolineato: «Mi chiedo quando sia il momento di pensarci concretamente. E per me è decisamente arrivato». Göttlich, inoltre, è il presidente del St.Pauli, dove tutte le azioni del club e anche lo stadio appartengono ai tifosi. Parole che hanno aperto un caso proprio all’interno della DFB dove il presidente Bernd Neuendorf non ha gradito affatto queste parole.

Posizione però che ha travalicato i confini sportivi per arrivare direttamente nella politica tedesca, dove Jürgen Hard, esponente dell’ Unione Cristiano-Democratica (CDU), che aveva espresso come il boicottaggio dei Mondiali doveva essere «l’ultima ratio per riportare Trump alla ragione sulla Groenlandia». Un movimento di protesta da parte della Germania è arrivato in Qatar 2018 dove i calciatori, durante la classica foto pre match, si sono tappati bocca e orecchie come segno di protesta contro il paese medio orientale per la sua politica di sfruttamento dei lavoratori impiegati nella costruzione degli stadi ospitanti la rassegna iridata.

In Germania, come detto, il dibattito sul boicottaggio è stabilmente nelle cronache nazionali. Con i relativi schieramenti. Dalla parte del sì ci sono due giornali come la Faz e la Süddeutsche. La domanda che pervade la nazione tedesca è quella sull’opportunità di concedere a Donald Trump una vetrina così importante dopo la sua politica estera molto aggressiva. Un boicottaggio generale è già da escludersi, lo sanno gli stessi promotori di questa iniziativa, anche se le proposte non mancano: da uno scenario in cui tutte le nazionali europee decidano di ritirarsi, o con Messico e Canada, con cui ci sono tutt’ora problemi politici, che si tirassero indietro dall’organizzazione lasciando gli USA da soli. Fino ad arrivare all’istituzione di un torneo parallelo. Tutte ipotesi di forte protesta che però vengono considerati, come sottolineato dallo stesso Jürgen Hard, un’ultima ratio qualora Trump continuasse con le sue mire espansionistiche sulla Groenlandia.

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