Calcionews24
·30 luglio 2026
Gravina duro su Infantino: «L’atteggiamento da Marchese del Grillo non è più accettabile»

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Il progetto della FIFA di aprire il proprio business a investitori privati — un’operazione che coinvolge Jp Morgan e l’imprenditore Joshua Kushner — ha scatenato una reazione durissima nel calcio europeo. La prima a muoversi è stata la UEFA, con Gabriele Gravina, ex presidente FIGC e oggi vicepresidente dell’organizzazione guidata da Aleksander Ceferin, in prima linea contro il piano di Gianni Infantino di far entrare capitali privati al vertice del calcio mondiale.
Intervistato da Repubblica, Gravina ha espresso una posizione netta: «Dobbiamo uscire dai personalismi e comprendere tutti che il calcio non è di Infantino, o di chi ricopre ruoli al vertice delle istituzioni. L’arroganza di assegnare a se stesso un potere che non esiste o la proprietà del pallone non è più accettabile».
Il dirigente ha sottolineato come nessuna federazione fosse stata informata prima che la notizia trapelasse dalla stampa internazionale, ribadendo che «il calcio non è solo business». Per Gravina, il movimento non può essere trattato come un asset da vendere al miglior offerente, perché non appartiene a chi occupa posizioni di vertice nelle istituzioni sportive. Interpellato sull’ipotesi di un boicottaggio dei Mondiali da parte delle federazioni europee, Gravina ha preferito parlare di un percorso di riflessione condivisa: un’assemblea è già stata convocata per discutere gli aspetti normativi e morali della vicenda, perché «la UEFA ha capito che il problema è serio».
Nel corso dell’intervista, Gravina ha più volte accostato l’operazione FIFA al progetto Superlega, promosso in passato da alcuni degli stessi soggetti finanziari oggi coinvolti. A suo giudizio, però, la situazione attuale sarebbe persino più grave, trattandosi di un tentativo di vendita del calcio su scala globale, con un business stimato oltre i 20 miliardi di dollari.
«È persino peggio, però: si sta vendendo il calcio – ha dichiarato Gravina –. Grave è che si dica di fare questa operazione per dare più soldi alle federazioni, peraltro nell’anno delle elezioni della FIFA. Il calcio, le federazioni, più che dei soldi hanno bisogno di rispetto».
Il dirigente ha collegato questa operazione a una serie di episodi che, a suo giudizio, testimoniano un crescente scollamento tra i vertici del calcio mondiale e i tifosi: dalle presunte ingerenze della politica italiana denunciate in passato, fino alla presenza sempre più ingombrante della sfera Trump attorno a Infantino, culminata nelle contestazioni ricevute da entrambi durante la finale dei Mondiali.
«C’è una frattura con la gente. L’atteggiamento da Marchese del Grillo non è più accettabile: siamo custodi di un bene popolare, di una passione che va custodita e alimentata. Non si può più negoziare con la passione dei tifosi, che ora è mortificata dall’idea di chi studia con gli algoritmi come fare più soldi».
Gravina ha ricordato che il Mondiale 2026 ha generato incassi fino a 14 miliardi di dollari, ma ha avvertito che una visione esclusivamente orientata al profitto rischia di compromettere l’essenza stessa del calcio: «Nel lungo periodo si uccidono i sogni, il sogno di farne parte, di viverlo. E si uccidono le favole. Il calcio non può essere solo business oriented».
In chiusura, Gravina ha commentato anche il ritorno di Roberto Mancini alla guida della Nazionale, dopo l’addio del 2023 per la panchina dell’Arabia Saudita: «Dovrei essere l’ultimo a dire “va bene Mancini”», ha ammesso, sottolineando però che il pentimento mostrato dal tecnico merita una valutazione basata esclusivamente sui risultati futuri. Come ha concluso lo stesso Gravina: «C’è stata una macchia, ma ogni macchia può essere lavata».







































