Calcionews24
·3 aprile 2026
Gravina, l’addio dopo 7 anni e mezzo di mandato: ora è pronto ad andare al contrattacco col governo per i mancati aiuti!

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La presidenza di Gabriele Gravina alla guida della FIGC si chiude dopo un lungo ciclo iniziato il 22 ottobre 2018, proseguito con le rielezioni del 22 febbraio 2021 e del 3 febbraio 2025, fino alle dimissioni arrivate il 2 aprile 2026 dopo il fallimento dell’Italia nella corsa al terzo Mondiale consecutivo. In mezzo, quasi otto anni segnati da passaggi profondi e contrastanti: la pandemia, il trionfo di Euro 2020, le mancate qualificazioni mondiali e un consenso politico-sportivo che, almeno sul piano interno, era rimasto altissimo fino agli ultimi mesi. La sua uscita di scena arriva dunque al termine di una stagione federale lunga, complessa e piena di contraddizioni. A riavvolgere il nastro del suo periodo da presidente federale è la Gazzetta dello Sport, che sottolinea come adesso Gravina sia intenzionato a dare battaglia nei prossimi tre mesi e ad andare in pressing sul governo per i mancati aiuti ricevuti.
Uno dei momenti più delicati del suo mandato fu la fase del Covid, quando il calcio italiano si fermò e poi ripartì a porte chiuse nel giugno del 2020. In quella fase Gravina difese con forza la necessità di non spegnere il sistema, in un contesto che metteva sotto pressione club, leghe e federazione. Sul piano sportivo, il suo nome resterà inevitabilmente legato anche al successo dell’Italia a Wembley nell’Europeo itinerante concluso nel 2021, il punto più alto della sua gestione. Ma a quel traguardo si sono affiancate ferite pesantissime: prima la mancata qualificazione al Mondiale 2022, poi il nuovo crollo che ha portato all’epilogo di queste ore.
Se sul campo il bilancio resta profondamente diviso, sul piano istituzionale il risultato più importante del ciclo Gravina resta l’assegnazione di Euro 2032 a Italia e Turchia. L’obiettivo, però, è ancora tutt’altro che al sicuro: UEFA ha confermato che entro ottobre 2026 dovranno essere selezionati i cinque stadi italiani destinati a ospitare il torneo, mentre nelle ultime ore Aleksander Ceferin ha anche avvertito che l’Italia rischia di compromettere il proprio ruolo di co-organizzatrice senza un’accelerazione concreta sulle infrastrutture. È proprio qui che si concentra una parte importante del lascito di Gravina: stadi, sostegno ai vivai, calcio femminile, riforme e sostenibilità del sistema. Temi più volte rilanciati durante i suoi mandati, ma rimasti solo in parte realizzati. Il freddo di Zenica ha fatto calare il sipario su tutto questo, chiudendo una presidenza lunga e piena di passaggi decisivi per il calcio italiano.









































