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·29 aprile 2026

Gravina: «Non credo di aver fallito, ma è stato giusto dimettermi»

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“Non sono stato costretto a dimettermi, nella maniera più assoluta, ma è stato giusto. Non ritengo però di aver fallito”. Lo ha detto il presidente dimissionario della FIGC Gabriele Gravina, intervenuto a Otto e Mezzo su La7.

“È stata una mia scelta personale. Avevo assunto un impegno verso tutti i tifosi italiani di andare ai mondiali e purtroppo non ho mantenuto fede a questo impegno – le parole del presidente uscente della federcalcio -. È stato giusto dimettersi. Non sono propenso a subire pressioni, ragiono con la mia testa e la mia lucidità. È stato un atto di responsabilità verso la federazione, c’erano isterie istituzionali di ogni genere, era bene non sovraesporre la FIGC”.


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“Non ritengo di aver fallito – ha sottolineato -. Se legato a piccoli episodi, certo, ho fallito, ma se vogliamo parlare dell’attività in tutte le sue forme e nei progetti realizzati, la nostra federazione è tra le più apprezzate in Europa”.

“Gli italiani attribuiscono alla Figc responsabilità che non ha, ci sono confusioni di ruoli. Per tre volte non siamo andati ai mondiali e lo schema è lo stesso, cercare un capro espiatorio. Sono stato usato come capro espiatorio di situazioni che non mi appartengono. Tutti sono convinti che i giocatori della nazionale dipendono Figc, ma esistono i campionati, leghe e regole. Purtroppo esistono leggi e statuti, regole che bisogna rispettare. Non puoi attivare un meccanismo di riforma se tutti non sono d’accordo”, ha proseguito.

“Dico assolutamente no al commissariamento della Figc. È contrario all’autonomia dello sport, agli statuti, alla Uefa e alla Fifa. Ho sentito parlare di commissariamento per modifiche che potrebbero fare autonomamente. Il rapporto tra sport e politica è più stretto di quanto si possa immaginare. Lo sport è economia, identità, cultura. Capisco che il politico abbia interesse a rivolgersi a una platea così ampia, ma c’è bisogno dell’ autonomia. Se si tenta di invadere il campo altrui si attua il principio della rottura e della rottura istituzionale”, ha aggiunto Gravina.

“Vi sembra normale che partecipi alla commissione cultura un soggetto che è presidente della Lazio che è stato vent’anni nel consiglio federale e parla di disastro, che solo due anni è andato via perché è stato sconfitto? Sento parlare di modifica della legge 91/1981 che è stata abrogata e di vincolo sportivo, che questo governo ha tolto. C’è qualcosa che non torna. Chiediamo rispetto per il calcio”.

“Stiamo valutando il lavoro della Figc sulla base di una sola nazionale, ma ce ne sono tante, maschili e femminili. Gattuso? Per me era assolutamente l’uomo giusto. Era il migliore, in quel momento avevamo bisogno di qualcuno che facesse riscoprire ai ragazzi i valori e l’attaccamento alla maglia, ma purtroppo è mancato il risultato sportivo”

“Malagò e Abete sono due ottimi dirigenti, ma ho preso l’impegno solenne di non tirare la volata a nessuno. Il ripescaggio dell’Italia ai mondiali? Mi sembra un’idea fantasiosa e vergognosa. Si sta negoziando sulla passione dei tifosi italiani, che sono gli unici a meritare di andare ai mondiali”.

“Sul caso arbitri, perché siamo garantisti solo a corrente alternata? Dietro quel ruolo di designatore c’è un uomo, una vita, una famiglia. Dovremmo essere garantisti, stiamo buttando fango senza sapere nulla”.

“Sullo scendere in politica, in tanti hanno provato a coinvolgermi. Non rinnego il mio orientamento, sono moderato di centro tendendo a sinistra. Già faccio politica, niente candidature”, ha concluso Gravina.

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