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Vincenzo Visco·1 aprile 2026
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Vincenzo Visco·1 aprile 2026
Le parole del presidente della FIGC, Gabriele Gravina, dopo l’eliminazione dell’Italia dai playoff mondiali hanno scatenato un’ondata di polemiche, accendendo il dibattito tra tifosi, addetti ai lavori e addirittura gli atleti italiani.
A far discutere più di tutto è stata la replica alla domanda chiave: perché l’Italia riesce a imporsi in molte discipline ma non nel calcio? Gravina ha risposto così: "Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono dilettantistici, facciamo rapporti su basi di equità. Gli altri sono sport di Stato, come quelli invernali: tolta Arianna Fontana, sono tutti dipendenti dello Stato"
Una risposta, l’ennesima della serata, che ha scatenato un (legittimo) putiferio.
Sui social sono subito esplosi commenti e reazioni alle parole del presidente della FIGC, con l’intero movimento sportivo italiano che si è sentito chiamato in causa dopo essere stato definito, di fatto, dilettantistico.



Tra i primi interventi spiccano quelli di Francesca Lollobrigida, Pietro Sighel e Simone Deromedis, tutti ori alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026.
A loro si aggiunge quello di Gianmarco Tamberi, oro olimpico a Tokyo 2020, che ha scelto l’ironia pubblicando un’immagine generata con l’AI: undici volti simboli attuali dello sport italiano con la maglia azzurra, al posto degli undici calciatori.


Commentano le parole anche Simone Anzani e Carlotta Cambi, rispettivamente campione del mondo e campionessa europea, mondiale e olimpica con le nazionali azzurre di pallavolo, maschile e femminile. I due erano anche tra i tedofori a San Siro nella cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano-Cortina, senza però essere riconosciuti dal telecronista ed ex direttore di Rai Sport, Paolo Petrecca.


Ci vanno giù pesanti anche Mattia Furlani e soprattutto Irma Testa, medagliati olimpici e campioni del mondo nelle rispettive discipline, che puntano il dito in modo diretto sul tema dei budget e delle risorse.
Perché il punto è proprio questo: si può discutere per mesi su come rifondare il calcio italiano e riportarlo al vertice, ma la sensazione è che a questa Nazionale manchi prima di tutto lo spirito di appartenenza. Quella fame, quella voglia di sudare e onorare la maglia che, invece, gli atleti delle altre discipline continuano a dimostrare ogni giorno, facendoci emozionare nonostante infrastrutture, risorse e privilegi nettamente inferiori.
Ed è qui che bisogna fermarsi a riflettere: se i cosiddetti “dilettanti” sono capaci di regalarci sensazioni così forti, visti gli enormi successi inanellati negli ultimi anni, allora forse il problema non è chi viene etichettato, ma chi ha perso l’essenza. Viva i dilettanti.









































