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·1 ottobre 2026
Grelak ad ADN: «Meglio evitare il Colón ai playoff: la storia pesa»

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·1 ottobre 2026

Alla vigilia del trascendentale incrocio valido per la 32ª giornata della Primera Nacional, AlfredoGrelak, allenatore dell’Estudiantes de Buenos Aires, ha parlato a fondo con il programma ADN su Radio Gol 96.7. Il tecnico ha analizzato il momento della sua squadra, ha iniziato a vivere il duello di questo sabato alle 15:00 allo Stadio Brigadier López e ha lasciato dichiarazioni molto importanti sulla pressione che circonda il Sabalero e sul proprio metodo di lavoro.
Inoltre, Grelak ha approfittato dei microfoni per smentire una vecchia voce di mercato, chiarendo che quando in passato è stato vicino ad assumere la guida del Colón, non arrivò mai a pretendere una lista di nomi né la trattativa saltò per questioni contrattuali rigide, smontando i miti di quella vecchia negoziazione. «Non siamo mai arrivati a parlare di nomi, non è questo il caso», ha chiarito l’allenatore nell’intervista radiofonica.
Interpellato sulla marcata irregolarità mostrata dal Colón nel corso della stagione, il tecnico del Pincha di Caseros ha riconosciuto la complessità di analizzare la squadra di Santa Fe, senza però risparmiare elogi per la gerarchia individuale della rosa.
«È vero che nelle ultime partite hanno cambiato molto i nomi, ma uno conosce la gerarchia che c’è e le possibilità che ha il Colón se gestisce la partita», ha sottolineato Grelak nel valutare il presente del suo rivale di sabato. L’allenatore ha rimarcato che il club di Santa Fe «ha giocatori di una qualità che non si scopre certo adesso», e ha evidenziato la presenza di uomini d’esperienza come Lértora, Rasmussen e Pier Barrios, che a suo giudizio «hanno la qualità e la gerarchia per guidare una difesa». Di fronte a questo, ha avvertito che la sua squadra ha il chiaro obbligo di «cercare di spezzare tutto questo» sul campo.
Riguardo al contesto che sta vivendo l’istituzione di Santa Fe, Grelak ha riflettuto sulla pressione che soffoca il Sabalero nel rettilineo finale del torneo. «Tutte le squadre attraversiamo questi stati nella prima fase e beh, è lì che cominciano ad apparire quei giocatori quando arriva il periodo di risultati negativi, e ancora di più in una squadra dove l’esigenza è tanto grande come nel Colón, per assumersi le responsabilità», ha analizzato il tecnico. Inoltre, si è soffermato sui vuoti calcistici che genera l’ambiente: «A volte fanno fatica ad azzeccare i passaggi, uno dice che non si possono dimenticare di giocare, ma evidentemente la pressione pesa, c’è un carico lì».
In sintonia con questo, l’allenatore è stato netto nello scegliere chi preferisce evitare nella fase dei play-off. «Se lei mi chiede quali sono le squadre che preferireste non affrontare, anche se non c’entrano col dentro o fuori, certo, io preferisco Chacarita, Quilmes… sono squadre che hanno storia e quando la storia viene messa sul tavolo non è facile affrontarle», ha sentenziato in modo categorico.
Uno dei punti più alti dell’intervista è stato quando si è discusso del recente inserimento di uno psicologo sportivo nello staff tecnico del Colón. Grelak è stato categorico al riguardo e ha affermato che nel Barrio Centenario «ci hanno messo troppo con lo psicologo».
Il tecnico ha rivelato che per lui è un’area imprescindibile all’interno del suo gruppo di lavoro stabile. «È molto importante la presenza di uno psicologo nello staff professionale di uno staff tecnico perché io ce l’ho da quando ho iniziato e la verità è che lavoriamo fianco a fianco la parte tattica, strategica, fisica insieme a quella mentale», ha spiegato il tecnico ai microfoni di Radio Gol. In questo senso, ha ricordato il suo percorso professionale: «Sono stato con Darío, che è uno psicologo molto conosciuto nella psicologia sportiva, per anni da quando ho iniziato al Quilmes, e poi quando sono arrivato al Chicago ho conosciuto Alejandro Pagano e da allora me lo porto ovunque all’interno dello staff tecnico».
Per Grelak, il supporto psicologico è un’urgenza nel calcio contemporaneo a causa del contesto che circonda i calciatori più giovani. «Oggi i ragazzi hanno bisogno di questo strumento in ogni momento per tutto questo mondo e per le necessità dei giocatori, ma oggi questa esigenza che hanno le istituzioni e che vivono dentro la realtà dei ragazzi… oggi i giovani vivono una situazione molto difficile, non sanno come uscirne», ha descritto la guida tattica. Per questo motivo, ha concluso che lo strumento dello psicologo «è quasi importante quanto la parte fisica per avere uno strumento» di contenimento efficace.
Ricordando la sua durissima esperienza precedente alla guida del San Telmo — dove subì una penalizzazione di punti, l’impossibilità di giocare con il proprio pubblico e la chiusura del suo stadio —, Grelak ha spiegato come lavora con i suoi giocatori per schermarli dagli arbitraggi controversi della categoria. «Ho fatto un master nell’anno al San Telmo, è stato durissimo», ha ricordato a proposito di quegli episodi.
La guida tattica dà molta importanza al problema delle decisioni arbitrali, ma con l’obiettivo che il giocatore non entri in partita pensando a queste situazioni esterne. Come prova del successo di questo funzionamento nel suo club attuale, ha evidenziato: «Quest’anno noi non abbiamo avuto nemmeno un espulso per proteste verso l’arbitraggio». A suo giudizio, la chiave sta nel «fare un lavoro davvero intenso perché il giocatore non entri in questo con l’arbitraggio, quello che deve fare è dedicarsi a giocare e solo a giocare e non stare lì in attesa di un errore».
In ogni caso, il tecnico ha riconosciuto l’usura che gli staff tecnici subiscono davanti a errori grossolani. «Ci sono volte in cui sono umani e va bene, e uno li capisce, e ci sono volte in cui non li capisce. Quello che a volte gli arbitri non capiscono da parte degli allenatori è che noi restiamo senza lavoro, si sta giocando con un… quindi non reagire a questo è difficile, è molto difficile», ha confessato apertamente.
In sintonia con questo, il tecnico ha lanciato una proposta forte per alzare il livello della categoria cadetta mettendo in discussione le priorità organizzative: «Uno lotta anche in una seconda categoria che prima di tutto è professionistica, di un calcio che ha 3 stelle, che gioca altre 3 finali… cioè, dai, quanto costa implementare il VAR in una seconda categoria?».
Per lui, la tecnologia sarebbe un primo passo necessario perché, pur non assicurando l’infallibilità, «ridurrebbe il margine di alcuni errori perché ci sono giocate in area in cui, non importa quale squadra sia, sembrano più Titanes en el Ring che calcio».
Infine, il tecnico ha descritto la realtà istituzionale ordinata con cui convive nel Pincha di Caseros. «Ho trovato un club molto ordinato, è un club a cui non avanza nulla ma non manca neanche nulla al giocatore. Il club è in regola con gli stipendi e in tutto quello che chiediamo cerca di aiutarci», ha sottolineato Grelak. Allo stesso modo, ha evidenziato che l’istituzione dispone di un ottimo centro di allenamento, cosa che ha considerato «una tranquillità per tutti, visto che dobbiamo pensare soltanto a giocare». Da lì, ha chiarito le ambizioni della rosa: «L’illusione, la voglia e l’intenzione sono sempre quelle di stare dentro ai giochi (Reducido) e, a partire da quei giochi, essere competitivi e competere nel modo migliore per ottenere una promozione».
Ha fatto anche una menzione speciale del giovane Ian Vera, attaccante il cui cartellino appartiene al San Lorenzo e che a suo tempo aveva generato polemiche pubbliche per aver disputato tornei di calcio amatoriale come la Copa Potrero. Grelak ha riconosciuto il ruolo extra che gli tocca assumere con questo tipo di calciatori: «Molte volte devi fare più il padre che l’allenatore».
Fortunatamente, il giocatore si è rimesso in carreggiata grazie allo spogliatoio del Pincha. «Per fortuna è arrivato un momento in cui è ben accompagnato dalla squadra, dai più grandi, e ha cominciato a capire che, beh, il modo in cui affrontava la sua vita professionale gli dava possibilità di continuare a crescere», ha spiegato il tecnico. Soddisfatto del percorso, Grelak ha concluso che, dopo essere rimasto fuori dal San Lorenzo ed essere arrivato in prestito a Caseros,
Questo articolo è stato tradotto in italiano dall'intelligenza artificiale. Puoi leggere la versione originale in 🇪🇸 qui.







































