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·17 luglio 2026
Guardiola: la verità sull'addio precoce al City dopo i piani di 10 anni

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L’ex allenatore del Manchester City Pep Guardiola ha spiegato in una nuova intervista le vere ragioni dietro la sua decisione di lasciare l’Etihad Stadium quest’estate.
L’addio di Pep Guardiola al Manchester City a maggio ha messo fine a una delle parentesi più straordinarie nella storia del calcio inglese, con il catalano che ha guidato nove anni di eccellenza costante all’Etihad Stadium, conquistando sei titoli di Premier League, tre FA Cup, cinque Coppe di Lega e il primo titolo di UEFA Champions League del club nel 2023.
Le modalità della sua uscita erano state oggetto di notevoli speculazioni nei mesi precedenti alla conferma, con varie indiscrezioni che in momenti diversi suggerivano che Guardiola avesse inizialmente preso in considerazione l’idea di restare oltre la stagione 2025-26, prima di concludere infine che fosse arrivato il momento di allontanarsi dalle esigenze della gestione quotidiana.
Il Manchester City sta assumendo un ‘clone’ per sostituire Pep Guardiola, spiega Jamie Vardy
Da allora è stato nominato il suo successore, Enzo Maresca, che si è già ambientato nel suo ruolo all’Etihad Stadium; l’italiano, al suo arrivo, ha ricevuto anche un messaggio personale dall’ex vice allenatore del City Pepijn Lijnders, un gesto che ha sottolineato la disponibilità con cui lo staff tecnico uscente del club ha passato il testimone alla nuova era.
In una nuova intervista con OKX, Guardiola ha ora parlato delle circostanze del suo addio, confermando per la prima volta che aveva a disposizione una possibilità contrattuale per restare e che la decisione di andarsene è stata interamente sua.
“Avevo ancora un anno di contratto, quindi avrei potuto restare”, ha detto Guardiola. “Ma avevo la sensazione di non avere l’energia necessaria per stare al vertice, o per affrontare partite ogni tre giorni con il livello di esigenza richiesto.”
L’ammissione che sentisse di non avere più riserve di energia sufficienti per le incessanti esigenze della gestione ad alto livello è straordinariamente sincera da parte di un uomo i cui standard durante il suo periodo all’Etihad Stadium sono stati a dir poco eccezionali, e parla di quella consapevolezza di sé che è stata tanto centrale nel suo successo quanto la brillantezza tattica con cui viene più comunemente associato.
Il riferimento a “ogni tre giorni” è significativo, con Guardiola che riconosce in modo specifico che è stato proprio il volume incessante e il ritmo del calendario delle partite – più di qualsiasi singolo aspetto del lavoro – a convincerlo infine che fosse arrivato il momento di farsi da parte, pur avendo ancora a disposizione un ulteriore anno di sicurezza contrattuale.
La conferma che Guardiola avrebbe potuto restare per un’altra stagione ma ha scelto di non farlo elimina ogni residua ambiguità sulla natura del suo addio, con le parole dello stesso catalano che chiariscono come la transizione del Manchester City verso Maresca e l’era post-Guardiola sia stata una scelta e non una necessità, guidata dalla valutazione personale dell’allenatore sulla propria capacità di mantenere gli standard che pretendeva da sé stesso e da chi lo circondava.
Pep Guardiola in trattativa per un ruolo da commissario tecnico a mesi dall’addio al Manchester City
Questa distinzione è importante nel contesto di come è stata presentata la nomina di Maresca dalla sua conferma in poi, con il presidente del club Khaldoon Al Mubarak e l’amministratore delegato Ferran Soriano che hanno parlato pubblicamente del “processo ponderato e strutturato” dietro la successione – un linguaggio che ora appare ancora più deliberato alla luce della conferma di Guardiola che la porta per restare più a lungo era aperta, anche se alla fine ha scelto diversamente.
Per Maresca, sapere che il suo predecessore se n’è andato alle proprie condizioni e con la propria eredità intatta – piuttosto che in un momento di esaurimento o fallimento – rappresenta uno scenario ideale in cui ereditare uno dei club calcistici di maggior successo al mondo, con il direttore sportivo Hugo Viana e l’intera struttura del club che hanno avuto il vantaggio di poter pianificare una transizione misurata e ben ponderata, invece di una reazione improvvisata.
Se Guardiola tornerà ad allenare in futuro, come è stato ampiamente ipotizzato, spetta solo a lui deciderlo nei propri tempi – ma la chiarezza e l’onestà con cui ha descritto il suo addio all’Etihad Stadium non lasciano alcun dubbio sul fatto che la decisione, quando è arrivata, sia stata presa per autentica convinzione e non per stanchezza o sconfitta.
Questo articolo è stato tradotto in italiano dall'intelligenza artificiale. Puoi leggere la versione originale in 🏴 qui.







































