Guidolin: «Crisi Bologna? La via d’uscita dev’essere una, fidarsi di Italiano! Il Parma deve salvarsi ed è una squadra interessante. Ecco chi sarà l’uomo decisivo» | OneFootball

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·8 febbraio 2026

Guidolin: «Crisi Bologna? La via d’uscita dev’essere una, fidarsi di Italiano! Il Parma deve salvarsi ed è una squadra interessante. Ecco chi sarà l’uomo decisivo»

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Guidolin si racconta: «Crisi Bologna? La via è una, fidarsi di Italiano! Il Parma deve salvarsi ed è una squadra interessante»

Doppio ex d’eccezione per il derby emiliano. Francesco Guidolin, tecnico capace di portare il Parma dalla B a grandi livelli e di sfiorare la Champions in quattro anni sulla panchina del Bologna, analizza il delicato momento dei rossoblù, reduci da una sola vittoria nelle ultime 11 gare e scivolati a metà classifica dopo aver assaporato la vetta. Ecco le sue parole a La Gazzetta dello Sport


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LA CRISI DEL BOLOGNA «Non servono ritiri o parole inutili o drammi: la via d’uscita dev’essere una, fidarsi di Vincenzo Italiano. Vede, ho apprezzato molto quello che ha voluto fare l’estate scorsa: era cercato da una big ma ha fortemente voluto restare. Gesto forte e bello: e lo so perché accaddero anche a me situazioni così. Da quel momento si è creato uno spessore alto di fiducia fra club e allenatore: per cui la società deve fidarsi di lui, come la squadra. Ma son convinto sia così».VINCENZO ITALIANO «In casi come questo non servono equilibrismi ma solo mantenere la strada intrapresa. È saggezza. Mi spiego: io mi fiderei del tecnico, perché sono anni che arriva a portare dividendi alla propria squadra, che sia Fiorentina o Bologna l’anno scorso con la vittoria in Coppa Italia. Italiano fa un calcio che somiglia molto a quello che facevo io: per quello l’ho sempre apprezzato, perché ho rivisto certi miei canoni di una volta».COSA NON DEVE FARE «Ecco: l’unica cosa che non deve fare, e so che non farà, è cambiare. Perché cambiare significa aggiungere incertezze. Se il Bologna è stato il Bologna con quel tipo di calcio, ecco, quel calcio deve restare, l’idea e la filosofia da portare avanti devono essere le medesime di sempre. Pensi che a me capitò un periodo terribile proprio a Parma nel 2009-10».IL PARALLELO CON IL MIO PARMA DEL 2010 «Diciamo molto simile. Eravamo appena saliti dalla Serie B e partiamo alla grande in A. In quella squadra arrivò anche Crespo, e fu un piacere allenare un campione evidente. Bene: nelle prime giornate, non ricordo quante, ci ritroviamo in alto. Super. Poi, anche noi a cavallo direi di dicembre-gennaio andiamo all’indietro, facciamo direi 2 punti in 10 giornate, un po’ come il Bologna di oggi: arriva un certo punto in cui le partite non le vinci più e insomma finimmo ottavi in classifica con 52 punti, bellissimo risultato, ma in quei momenti devi solo fare due cose: non dimenticare quel che sai e sapevi fare, restare compatti e continuare a fare le cose sulle quali ti sei sempre allenato. Lavorando molto e parlando poco. Non eri un fenomeno prima e non sei da buttare ora: saggezza, appunto».IL DERBY «Il Parma deve salvarsi ed è una squadra molto interessante con elementi tipo Pellegrino e Bernabé; il Bologna deve vincere ma non vanno fatti drammi: è ancora in Coppa Italia e in Europa League, le vie per ristabilire i giusti parametri ci sono».IL BOLOGNA PENSA SOLO ALLE DUE COPPE «Non credo lo facciano ma le dico: giocare ogni tre giorni è bellissimo perché puoi dare la soddisfazione a tutti di potersi sentire protagonisti; però è dura, porta via nozioni, attenzione, esercitazioni impossibili da fare, allenamenti profondi che diventano… partite. Cambiare pagina ogni tre giorni non solo non è facile ma a volte ti fa perdere il senso del libro, della stagione. In fondo, comunque, è decimo in classifica, non molto più giù; e il fatto che la distanza dall’Europa tramite Serie A non sia incolmabile rende l’idea del fatto che prima hai fatto bene e che basta un niente per tornare a farlo. Una vittoria, una scintilla».L’UOMO DECISIVO «Per esperienza e bravura, dico Freuler: un uomo-guida. Ma dev’essere accompagnato perché uno soltanto non basta. Da soli non si fa nulla».

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