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Inter Milan

·4 ottobre 2026

Hakan - La Scintilla

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Il 2022-23 sembrava una stagione finita ancor prima di incominciare. Per la prima volta ci sarebbe stata la sosta per il Mondiale a campionato in corso, che cominciò addirittura il weekend prima di ferragosto. Per l’Inter non fu una grande partenza: quattro sconfitte nelle prime otto, meno otto dal Napoli capolista e lo scudetto che sembrava ormai una chimera. Non meglio in Europa: persa la prima in casa col Bayern, apparso di una cilindrata troppo superiore. Vinta la seconda a Plzen, c’erano due partite col Barcellona da affrontare. Altro avversario che sulla carta pareva inaffrontabile.

Problema in più per Simone Inzaghi: Brozovic era fuori causa per un problema muscolare e Asllani, il suo sostituto naturale, contro la Roma nella gara persa 1-2 qualche giorno prima non era sembrato troppo a suo agio nel ruolo, complice uno scarso rodaggio. I giornali in quel quattro ottobre di quattro anni fa raccontavano di un ballottaggio per la cabina di regia tra Mkhytarian e Calhanoglu. Con il senno di poi, è la partita che cambia la carriera del turco e la storia europea dell’Inter. Perché Calhanoglu contro una squadra fenomenale, specie dalla cintola in su – Gavi, Pedri, Busquets, Raphinha, Lewandowski, Dembele – gioca una partita incredibile: lanci, tackle, sempre a ricevere palla ed eludere l’arcigno pressing blaugrana. Non bastasse, segna l’unico gol del match, una rasoiata da fuori area nell’ultima azione del primo tempo.


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Si vede di tutto: un gol annullato per centimetri – Joaquin Correa che parte dalla metà campo, scarta Ter Stegen e segna a porta vuota: una visione, purtroppo non regolare. Un altro gol annullato al Barcellona per una mano di Ansu Fati, un rigore richiesto dai blaugrana, il solito ruggito di San Siro, che in notti così si scorda tutto il presente, la situazione di classifica, i problemi, e diventa un catino infernale. Da lì in poi l’Inter custodisce quei tre punti e quel vantaggio sui catalani per costruire prima una qualificazione agli ottavi e poi una campagna europea memorabile, che si arenerà soltanto a pochi metri dal traguardo in una notte a Istanbul.

Da lì in poi Calhanoglu e Inzaghi capiscono che il meglio il turco lo può dare in quella posizione e il Barcellona sviluppa una strana sindrome neroblù che le impedisce di battere i nerazzurri, anche se sulla carta è superiore. Una ricaduta peraltro. Barcellona e Inter si ritroveranno altre tre volte in Champions League, e il punteggio totale dice dieci a nove per l’Inter da quel giorno. Diciannove gol. Non ce ne è uno che valga la pena dimenticare.

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