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·18 settembre 2026

I club più titolati di Francia e i loro crolli più clamorosi

Immagine dell'articolo:I club più titolati di Francia e i loro crolli più clamorosi

PSG, Saint-Étienne, Bordeaux, Nantes: i club più titolati di Francia e le loro cadute, dal trionfo alla Régional 1. Un palmarès non protegge da nulla.

In testa c’è il Paris Saint-Germain con i suoi quattordici titoli di campione, nettamente davanti a tutti gli altri. Seguono Saint-Étienne con dieci titti, l’Olympique de Marseille (nove), poi Nantes e Monaco (otto ciascuno), Lione (sette), e infine Bordeaux e Reims (sei ciascuno). Nove istituzioni che hanno fatto la leggenda del campionato.


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Eppure, nel mondo del calcio, piace credere che un grande palmarès metta un club al riparo, che un passato glorioso, inciso nei libri di storia, protegga per sempre dai giorni bui. Questa classifica racconta tutt’altra storia.

Solo che, guardando più da vicino, c’è una constatazione che salta agli occhi, ed è sorprendente. Diversi di questi club, pur forti di una storia ricca, non stanno attraversando una semplice brutta stagione… Stanno vivendo vere e proprie crisi istituzionali, a volte sull’orlo della scomparsa pura e semplice. E a questo il loro palmarès, qualunque esso sia, non può cambiare nulla.

Piccolo viaggio attraverso queste glorie di ieri alle prese con le realtà, spesso brutali, di oggi.

Saint-Étienne, dieci titoli e quarantacinque anni di traversata nel deserto

Con dieci titoli di campione di Francia, l’AS Saint-Étienne ha detenuto a lungo il record nazionale, oggi superato solo dal PSG dell’era qatariota. I Verts hanno segnato un’intera epoca: il loro primo trionfo risale al 1957, e la grande epopea degli anni 1960 e 1970, quella di Robert Herbin, di Jean-Michel Larqué e dei famosi pali quadrati di Glasgow, resta impressa nella memoria collettiva del calcio francese. La finale di Coppa dei Campioni persa nel 1976 contro il Bayern Monaco, per questione di due pali, è un momento particolarmente dolceamaro.

Ma c’è un dettaglio che questo palmarès non dice. L’ultimo di questi dieci titoli risale al 1981. Questo significa che nel 2026 saranno quarantacinque anni che il Saint-Étienne non vince più il campionato di Francia. Nessun club così in alto nella gerarchia storica è rimasto così a lungo senza aggiornare il proprio bottino. Quarantacinque anni, e l’attesa continua.

Ancora peggio, il presente purtroppo non ha più nulla a che vedere con quella gloria passata. Passati sotto bandiera canadese con l’acquisizione da parte di Kilmer Sports Ventures nel 2024, i Verts navigano ormai da diverse stagioni tra l’élite e la Ligue 2, dove militano di nuovo. Il club a lungo più titolato della storia ormai lotta per risalire, lontano, molto lontano dalle vette che ne hanno fatto la leggenda.

Bordeaux, dalla vetta alla Régional 1

Sei volte campione di Francia, con l’ultimo titolo nel 2009, il Girondins de Bordeaux gioca oggi in Régional 1, un livello profondamente dilettantistico, lontanissimo dall’élite. E già il fatto di giocare sarebbe una forma di vittoria, visto che il club vive sotto la minaccia molto concreta di una liquidazione pura e semplice, uno scenario evocato apertamente dallo stesso club, dalla DNCG e dalla Federazione francese di calcio. A fine agosto 2026, la leggenda Alain Giresse riassumeva la situazione senza giri di parole: il club avrebbe già “un piede nel precipizio”.

Difficile misurare una caduta del genere senza un termine di paragone. Questo stesso club disputava nel 1996 una finale di Coppa UEFA, trascinato da una squadra che schierava un giovanissimo Zinédine Zidane, qualche anno prima che diventasse campione del mondo. Trent’anni dopo, quel ricordo sembra appartenere a un altro pianeta. La lezione è brutale, ma chiarissima: nessun palmarès, per quanto ricco, garantisce una protezione permanente contro il crollo. Il Matmut Atlantique, stadio da 42.000 posti costruito per la Ligue 1 e per Euro 2016, oggi fa da sfondo a un club ripiombato a livello dilettantistico.

Una traiettoria così instabile rende ancora più utile poter seguire, club per club, dove si trovi davvero ogni squadra prima di scommettere su di essa. È proprio ciò che propone il sito ufficiale di Starsport, con quote aggiornate su tutti i club di Ligue 1 e di Ligue 2, dai più dominanti ai più fragili. Perché tra un club storico in piena rinascita e un altro sull’orlo del baratro, la differenza non sta mai nel passato, ma solo nella situazione del momento.

Nantes, otto titoli e una stagione 2025-2026 da incubo

Cambio di registro con il Nantes, la cui caduta è più recente, ma altrettanto spettacolare. Otto volte campione di Francia, l’FC Nantes ha appena vissuto una delle peggiori stagioni della sua storia, un vero caso di scuola del caos istituzionale.

La cosa più inquietante è che il crollo arriva appena tre anni dopo una schiarita. Vincitore della Coppa di Francia nel 2022, il club era persino tornato in Europa nella Europa League 2022-2023. Eppure, nel giro di una sola stagione si sono succeduti tre allenatori in panchina.

Tutto comincia nell’estate del 2025 con l’arrivo di Luis Castro, ingaggiato a caro prezzo, circa 750.000 euro, dal Dunkerque, il che ne faceva allora l’allenatore più costoso della storia della Ligue 2. Ma l’avventura dura poco: l’allenatore viene esonerato l’11 dicembre 2025 dopo appena due vittorie in quindici partite. Il suo posto viene preso dal traghettatore Ahmed Kantari, anch’egli incapace di raddrizzare la situazione. In preda alla disperazione, il club richiama nel marzo 2026 Vahid Halilhodžić, sette anni dopo il suo primo passaggio. Ma non cambia nulla. L’8 maggio 2026, una sconfitta a Lens sancisce la retrocessione in Ligue 2, tredici anni dopo il ritorno del club nell’élite.

E il calvario non si ferma lì. Tornato quest’estate per rilanciare la macchina, Michel Der Zakarian non ha superato il mese di agosto: tre sconfitte in tre giornate, tra cui un pesante 2-5 in casa contro il Rodez, e addio dopo appena 68 giorni. Ora è Grégory Poirier a ereditare un club logorato dai dubbi e dalla contestazione attorno alla presidenza di Waldemar Kita. Otto titoli, e un presente che somiglia a una lunga discesa agli inferi.

Lione, l’impresa ineguagliata di sette titoli consecutivi

Fortunatamente, non tutti i grandi nomi fanno rima con crisi. L’Olympique Lyonnais, con i suoi sette titoli di campione, detiene uno dei record più impressionanti del calcio francese: sette scudetti vinti di fila, tra il 2002 e il 2008. Nessun altro club, in tutta la storia del calcio professionistico francese, è mai riuscito in una serie simile.

Per capire la portata dell’impresa, bisogna ricordare il contesto. In un’epoca in cui il campionato francese era molto più aperto di oggi, senza un club capace di schiacciare la concorrenza a colpi di centinaia di milioni, il Lione ha dominato senza rivali per sette stagioni intere. È una delle dominazioni più lunghe e continue conosciute da qualsiasi grande campionato europeo di quel periodo, e non solo in Francia. Una prestazione che non è mai stata eguagliata da allora, e che continua a resistere al tempo come un vero monumento statistico.

È anche a Lione, in quegli anni d’oro, che sono passati o esplosi giocatori come Juninho, Michael Essien, Sidney Govou o un giovane Karim Benzema. Ironia della sorte, anche l’OL di oggi deve fare i conti con serie difficoltà finanziarie. La prova, ancora una volta, che nessun glorioso passato mette totalmente al riparo.

Monaco, una traiettoria più stabile

A quota otto titoli, l’AS Monaco condivide il quarto posto di questa classifica con il Nantes. Ma mentre i Canaris sprofondano, il club del Principato offre l’esempio di una traiettoria molto più serena. Il Monaco ha certamente conosciuto alti e bassi sportivi, compresa una retrocessione amministrativa nel 2011, ma ha sempre saputo evitare il tipo di crollo istituzionale che oggi colpisce Bordeaux o Nantes.

Il motivo risiede in gran parte nella sua stabilità dietro le quinte. Sotto la presidenza di Dmitri Rybolovlev, proprietario dal 2011, il Monaco si è reinsediato stabilmente tra le grandi del campionato, con una presenza regolare sulle scene nazionale ed europea, Champions League compresa.

Il suo ottavo e ultimo titolo, nel 2017, è rimasto del resto nella memoria: quello di una squadra scintillante guidata da un giovanissimo Kylian Mbappé, Bernardo Silva e Fabinho, prima dei rispettivi voli verso altri lidi. Un azionariato solido, una gestione controllata e un vero progetto sportivo: ecco precisamente ciò che manca ai club in difficoltà!

PSG, un dominio costruito in quindici anni

Con i suoi quattordici titoli, il Paris Saint-Germain è di gran lunga il club più titolato di Francia, e il distacco dal resto della classifica continua ad aumentare. Nel maggio 2026, Parigi ha conquistato un quinto titolo consecutivo, prolungando un’egemonia che ha ridisegnato l’intera gerarchia del calcio francese.

Ma l’essenziale di questo palmarès è recente. La grandissima maggioranza di questi titoli è stata accumulata dopo l’acquisizione del club da parte dei proprietari qatarioti, nel 2011. In appena una quindicina d’anni, un investimento massiccio e continuo ha trasformato un club dal passato relativamente modesto in una vera macchina da vittorie.

È esattamente lo schema opposto rispetto a Bordeaux o Nantes. Qui, la continuità dei mezzi ha prodotto la continuità dei risultati, mentre altrove l’instabilità ha generato la crisi. Questa egemonia si spinge persino così lontano che alcuni osservatori la ritengono ormai preoccupante per l’interesse di un campionato che, a loro dire, ha in parte svalutato. Sono due realtà opposte della stessa verità.

Ciò che queste traiettorie hanno in comune

In fondo, tutti questi percorsi così diversi raccontano la stessa cosa: una bacheca piena di trofei non costituisce alcuna garanzia per il futuro. Il Saint-Étienne, nonostante i suoi dieci titoli, si cerca in Ligue 2, mentre il Bordeaux e i suoi sei trionfi sfiorano la scomparsa e il Nantes, malgrado il suo ricco passato, riparte dalla Ligue 2 nel caos. Nel frattempo, Monaco e PSG, sostenuti da azionisti stabili e da una gestione coerente, continuano a prosperare.

La constatazione è chiara: ciò che conta, ancora prima del numero di titoli o del prestigio di un club, sono la stabilità istituzionale e la disciplina finanziaria. Il palmarès racconta il passato, ma sono davvero le fondamenta a decidere il futuro.

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Questo articolo è stato tradotto in italiano dall'intelligenza artificiale. Puoi leggere la versione originale in 🇫🇷 qui.

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