Calcio e Finanza
·21 giugno 2026
I Mondiali, i miliardi e il mercato che non premia: i casi di Adidas e Nike

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·21 giugno 2026

Articolo a cura Gabriel Debach, market analyst di eToro
Il Mondiale 2026 è il più grande della storia. Sul campo, certo. Ma soprattutto fuori. La FIFA prevede di chiudere il ciclo commerciale 2023–2026 con circa 13 miliardi di dollari di ricavi, il 72% in più rispetto al quadriennio precedente e quasi il doppio rispetto ai 7,6 miliardi generati nel ciclo culminato con Qatar 2022. L’allargamento del torneo a 48 nazionali, l’aumento del numero di partite, il peso del mercato statunitense e l’aggiunta del nuovo Mondiale per Club hanno cambiato scala all’economia del calcio internazionale.
I diritti televisivi restano la componente principale del business, con oltre 5 miliardi di dollari previsti nel ciclo. Seguono ticketing e hospitality, attesi oltre i 3 miliardi, e marketing e sponsorship, altra voce multimiliardaria che raccoglie i grandi partner commerciali della competizione. Il Mondiale, in altre parole, non è mai stato così grande.
Eppure, c’è un aspetto che continua a sfuggire a una lettura intuitiva del rapporto tra sport e finanza: il fatto che un evento generi più ricavi, più audience e più esposizione non significa automaticamente che generi più valore per chi lo sponsorizza. Perché se c’è un settore che, almeno in teoria, dovrebbe beneficiare direttamente di un Mondiale sempre più grande, è quello dell’abbigliamento sportivo.







































