Iaquinta a 360°: «Spalletti era dieci anni avanti a tutti, sa come fare gruppo. Buffon era un fuoriclasse! Ho un rimpianto nei miei anni alla Juve…» | OneFootball

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·24 settembre 2026

Iaquinta a 360°: «Spalletti era dieci anni avanti a tutti, sa come fare gruppo. Buffon era un fuoriclasse! Ho un rimpianto nei miei anni alla Juve…»

Immagine dell'articolo:Iaquinta a 360°: «Spalletti era dieci anni avanti a tutti, sa come fare gruppo. Buffon era un fuoriclasse! Ho un rimpianto nei miei anni alla Juve…»

Vincenzo Iaquinta, si è raccontato a 360°: dalla sua esperienza in bianconero a Spalletti passando per il presente e il suo rimpianto più grande con la Juve

Vincenzo Iaquinta, ex attaccante della Nazionale e della Juventus, si è raccontato in un’intervista alla Gazzetta dello Sport, dove ha parlato a tutto tondo della sua esperienza in bianconero, del presente legato alle accuse ricevute dal padre, di Spalletti e di Buffon. Queste le sue parole.

SUL PADRE – «È davvero triste. Io ho giocato 15 anni ad alti livelli, fatto una tripletta in Champions e ho vinto un Mondiale… eppure il mio nome viene associato all’ndrangheta per un’accusa infame. Siamo entrati in un vortice più grosso di noi, da cui veniamo risucchiati a ogni sconfitta. Finiranno per ammazzarmelo lì in carcere. Ci hanno gettato addosso una quantità immensa di fango. Una volta che scivoli nelle sabbie mobili, è difficile uscirne. Ho fiducia nella giustizia, ma così è dura. Lotterò per dimostrare la sua innocenza. È la battaglia della mia vita. Noi con la mafia non c’entriamo nulla, ci fa schifo»


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SULLA SUA ACCUSA – «È stata un’ingenuità, ma non fa di me un criminale. Le pistole erano regolarmente dichiarate, mio padre le ha prese senza informare dello spostamento. Mi è stato contestato l’articolo 7: avrei agevolato i clan con armi legalmente detenute. Una follia, sono cose che ti rovinano la vita. Convivo da dieci anni con un incubo che sembra non avere fine»

SUL MONDIALE – «Sì, senza dubbio. La sensazione provata nel momento in cui Cannavaro alza la coppa è indescrivibile. Ho ancora i brividi. In trenta secondi mi sono passati davanti vent’anni di sacrifici. All’esordio Kuffour sbaglia un retro passaggio e mi avvento io… segnando il 2-0. Io, partito dai dilettanti, ero arrivato a fare gol in un Mondiale. Ricordo le lacrime di mio padre dopo la partita, è anche suo e di mia mamma quel gol»

SULLA SQUADRA – «Semplice, stavamo bene insieme. Eravamo uno spogliatoio di pazzi, consapevoli di poter raggiungere un sogno. E poi… quanti scherzi! Pirlo e Gattuso erano come cane e gatto, ma anche Materazzi, De Rossi e Totti, era un continuo prendersi in giro. E poi eravamo umili: molti di noi arrivano da squadre di provincia»

SUGLI SPALLETTI – «Che anni a Udine! Avevamo un gioco spettacolare, Luciano era dieci anni avanti a tutti. Le racconto questa: io in spogliatoio ero il campione di braccio di ferro, battevo tutti. Un giorno si presentò lui, mi sfidò e a momenti mi spaccava il braccio. Tre secondi e via. ‘Così la smetti di fare il bischero’, mi disse. Questo è Spalletti. In campo è un martello, ma fuori sa come fare gruppo»

SU LIPPI – «So che stravedeva per me già dai tempi in cui allenava la Juve. Io per lui ho fatto l’esterno, la seconda punta e il centravanti, ma avrei fatto anche il portiere. Ha saputo compattare il gruppo, è stato un allenatore speciale. Mi ha portato anche ai Mondiali in Sudafrica, pure se lì ero mezzo rotto»

SUGLI INFORTUNI E CONTE – «Mi hanno fermato troppe volte. A livello mentale sono stati tremendi: entri in campo con la paura, hai paura di farti male in continuazione. Anche alla Juventus, dopo l’arrivo di Conte. E vorrei raccontare una cosa, se posso. Quando è arrivato Antonio mi voleva tenere. Mi portò in ritiro e mi disse ‘Vediamo come va’. Giocavo, stavo bene. Poi ecco l’ennesimo infortunio. Conte mi chiamava ogni giorno per sapere come stessi, sperava in un mio ritorno. Dopo l’ultimo stop s’è dovuto arrendere pure lui. Non aver giocato per lui resta un rimpianto che mi porto dentro»

SU BUFFON – «Ho giocato con tantissimi fuoriclasse, ma se devo fare un nome dico Buffon. Era impressionante. Quando in allenamento decideva che non avremmo fatto gol, potevamo anche andare a fare la doccia. Non c’era verso, non segnavi mai. È il portiere più forte della storia»

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