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·14 settembre 2026

Ibrahimovic torna a Milanello, ma a fare cosa? Il Milan ha bisogno di chiarezza, non di apparizioni

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Zlatan Ibrahimovic torna vicino alla squadra dopo oltre sei mesi di assenza: la sua presenza può avere un valore simbolico, ma il club deve finalmente chiarirne compiti, poteri e responsabilità

Zlatan Ibrahimovic torna a Milanello. La notizia produce inevitabilmente clamore, fotografie, titoli e discussioni. Secondo quanto riportato da Sky Sport, l’ex attaccante seguirà l’allenamento del Milan da bordocampo e sarà presente a San Siro per la partita di Europa League contro il Benfica. Tutto molto suggestivo. Resta però una domanda tanto semplice quanto inevitabile: a fare cosa?


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Ibrahimovic ricopre formalmente il ruolo di Senior Advisor di RedBird, ma il perimetro operativo del suo incarico continua ad apparire poco chiaro dall’esterno. Non è un dirigente sportivo tradizionale, non è un direttore tecnico, non fa parte dello staff di Ruben Amorim e non è un rappresentante ufficiale dell’area comunicazione. È una figura trasversale, collegata direttamente alla proprietà, della quale risulta complicato comprendere responsabilità quotidiane e potere decisionale.

Sei mesi lontano dal Milan non sono un dettaglio

Il ritorno a Milanello arriva dopo oltre sei mesi nei quali Ibrahimovic è rimasto ai margini della vita pubblica rossonera, pur senza interrompere la collaborazione con Gerry Cardinale. Un’assenza così lunga, però, non può essere archiviata come un dettaglio irrilevante.

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Se Zlatan rappresenta un punto di riferimento per il progetto, perché è rimasto tanto tempo lontano dalla squadra? Se invece il suo incarico non richiede una presenza costante, quale contributo concreto può garantire assistendo a una singola seduta da bordocampo? Sono interrogativi legittimi ai quali il Milan dovrebbe rispondere con chiarezza, senza rifugiarsi nella forza comunicativa del personaggio.

Il carisma non può sostituire una struttura societaria

Nessuno discute il peso della figura di Ibrahimovic nella storia recente del Milan. Da calciatore ha trasmesso mentalità, personalità e ambizione, risultando determinante nella crescita del gruppo poi arrivato alla conquista dello Scudetto. Ma utilizzare quel passato per giustificare un incarico indefinito sarebbe un errore.

Il carisma non è una qualifica dirigenziale e una visita a Milanello non risolve i problemi di una società. Il club ha bisogno di una catena decisionale leggibile, con ruoli riconoscibili e responsabilità precise. Non può bastare la comparsa di Zlatan nei momenti delicati per comunicare vicinanza, forza o protezione alla squadra.

Il Milan spieghi quale sia il vero ruolo di Ibrahimovic

Il punto non è chiedere a Ibrahimovic di allenare, scegliere la formazione o intervenire pubblicamente dopo ogni risultato negativo. Il punto è comprendere perché sia lì e quali decisioni possa realmente influenzare.

Se il suo compito consiste nel fare da raccordo tra RedBird e l’area sportiva, il Milan dovrebbe dirlo apertamente. Se partecipa alle scelte strategiche, bisogna definirne il peso. Se deve soltanto consigliare Cardinale, la sua presenza a bordo campo assume un significato prevalentemente simbolico.

E il simbolismo, da solo, non basta. Il ritorno di Ibrahimovic può anche offrire entusiasmo e attirare l’attenzione, ma il Milan non ha bisogno di apparizioni occasionali. Ha bisogno di dirigenti presenti, ruoli chiari e decisioni coerenti. Altrimenti ogni ritorno di Zlatan continuerà a produrre la stessa domanda: bello rivederlo a Milanello, ma esattamente a fare cosa?

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