Calcio e Finanza
·28 giugno 2026
Il brand del Mondiale vale 5,2 miliardi: valore più che triplicato da Sudafrica 2010

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·28 giugno 2026

Il brand della Coppa del Mondo FIFA vale 5,2 miliardi di dollari nel 2026. Lo certifica Brand Finance, società di consulenza specializzata nella valutazione dei marchi. Il valore ha sperimentato un incremento del 244% rispetto al Mondiale sudafricano del 2010, quando era stimato in 1,5 miliardi: in poco più di quindici anni il valore è più che triplicato.
La crescita più ripida si è registrata nel ciclo 2018-2022, con un balzo del 71%, il periodo che coincide con Qatar 2022. La traiettoria commerciale, però, non ha rallentato, toccando un nuovo massimo proprio in vista del 2026. L’edizione che si sta disputando in queste settimane, caratterizzata dal formato innovativo: è la prima a 48 squadre, la prima ospitata da tre Paesi (Stati Uniti, Canada e Messico) con 104 partite distribuite su 16 città, è la più ambiziosa di sempre sul piano commerciale.
La componente valoriale principale concerne le sponsorizzazioni, che pesano 1,9 miliardi di dollari sul valore complessivo del marchio. Il portafoglio FIFA poggia su partner storici quali Adidas, Coca-Cola, Visa e Hyundai-Kia, affiancati da accordi più recenti con aziende a caccia di un pubblico internazionale che nessun’altra proprietà sportiva è in grado di offrire.
Subito dietro ci sono i diritti televisivi, quantificati in 1,8 miliardi, alimentati dalla disponibilità delle emittenti a pagare cifre premium per il singolo evento dal vivo con il bacino di spettatori più ampio al mondo. Accordi pluriennali – su tutti quello con Fox negli Stati Uniti – garantiscono alla FIFA visibilità e consolidano la portata globale del torneo. Insieme, sponsor e broadcaster valgono oltre due terzi del totale (circa il 71%).
Le restanti voci completano il quadro: il ticketing aggiunge 809 milioni, licenze e merchandising 397 milioni, mentre hospitality, prodotti digitali e attività commerciali accessorie pesano per circa 313 milioni.
I 5,2 miliardi sono il valore del marchio stimato da Brand Finance, una misura distinta dai ricavi che il Mondiale effettivamente produce. In altre parole, i 5,2 miliardi testimoniano la forza del brand, concetto distinto dal fatturato dalla competizione, che – come riportato da Calcio e Finanza – si dovrebbe attestare a 8,9 miliardi di dollari sulla base delle previsioni diffuse dalla FIFA.
Per Scott Moore, responsabile dei servizi sportivi di Brand Finance, la valutazione racconta insieme la solidità dell’evento e le opportunità di visibilità globale per i brand. Ma l’appeal globale di in un torneo che tende a “trascendere la politica” che lo circonda, avverte, alza le aspettative: più squadre, più partite, tre nazioni ospitanti significano un’opportunità enorme e, allo stesso tempo, una pressione altrettanto grande sulla FIFA per proteggere uno dei marchi più influenti dello sport mondiale.
È esattamente sul confine di quella pressione che si gioca la partita reputazionale. Il ticketing – il cui valore è quantificato in 809 milioni – è la voce che più ha alimentato le polemiche di questa edizione, fra prezzi dinamici e biglietti fuori portata per il tifoso medio.
C’è infine la dimensione geopolitica. Da padrone di casa principale del Mondiale, gli Stati Uniti arrivano all’appuntamento come prima nazione al mondo per soft power e terza per influenza nello sport, secondo il Global Soft Power Index della stessa Brand Finance. Con miliardi di persone attese davanti agli schermi, il torneo diventa un banco di prova su scala inedita: un’occasione per rafforzare la propria reputazione, ma anche un’esposizione a uno scrutinio globale più intenso.







































