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Diego D'Avanzo·3 aprile 2026
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Diego D'Avanzo·3 aprile 2026
Nessun toccasana miracoloso, nessuna decisione controversa del VAR, nessun capro espiatorio né salvatore della patria tirato fuori dal cilindro dovranno distogliere troppo l'attenzione: le riforme che il calcio italiano attende da 16 anni vanno fatte.
Il movimento deve entrare in una nuova fase e il nome del prossimo Presidente Federale dovrà essere solo il volto di una Rivoluzione necessaria: rimandata per troppo tempo e alla quale sono state messe innumerevoli toppe, che non hanno impedito all'abito di stracciarsi.
Sarebbe pleonastico eviscerare tutti i temi che il calcio italiano dovrebbe aggiornare, perché le sedi opportune per farlo richiedono più spazio, competenze diverse e potere decisionale effettivo.
A noi basta elencarli perché questo articolo non è la soluzione ma è un memorandum: è il vociare che si è sentito nei bar i giorni seguenti alle eliminazioni contro la Svezia, contro la Macedonia del Nord e contro la Bosnia.
Educatori specializzati, ritorno alla tecnica come fulcro nello sviluppo dei calciatori, ammodernamento delle strutture, cambiamento da "mentalità della vittoria" a "ricerca della crescita", coraggio nell'utilizzo degli italiani e coraggio a livello tattico in tutte le categorie del calcio italiano.
Tutti buoni propositi che avete già sentito. Questa volta le lamentele non finiscono all'ennesima giornata di campionato o al prossimo colpo di mercato. Devono restare lì. A prescindere da chi sarà il CT o il Presidente FIGC. Questa volta ve lo ricordiamo, perché dobbiamo ricordarcelo. Almeno, fino al prossimo Mondiale.
📸 FILIPPO MONTEFORTE - AFP or licensors









































