Calcio e Finanza
·15 gennaio 2026
Il Cdr di Repubblica attacca Elkann: «La sua presenza alla mostra sui 50 anni del giornale è un vergognoso schiaffo»

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·15 gennaio 2026

Nella giornata di ieri si è tenuta l’inaugurazione della mostra sui 50 anni di Repubblica, quotidiano di proprietà di Gedi, gruppo editoriale controllato da Exor, la holding della famiglia Agnelli-Elkann che sta trattando da mesi la cessione del giornale. Presente all’evento anche John Elkann.
Proprio la presenza dell’amministratore delegato di Exor è diventata oggetto di grande polemica del Cdr di Repubblica che ha sottolineato tutta la sua contrarietà in un duro e lungo comunicato pubblicato oggi. «La presenza di John Elkann ieri all’inaugurazione della è un vergognoso schiaffo al giornale e alle sue lavoratrici e lavoratori. Un epilogo incredibile: colui che ha comprato il gruppo Espresso sei anni fa, e che lo ha fatto a pezzi anno dopo anno, concludendo l’opera con l’annunciata vendita di Repubblica e della Stampa, colui che si è detto nauseato del mondo dell’editoria, ha avuto il cattivo gusto di presenziare con tutti gli onori all’evento che ripercorre la storia gloriosa di cui siamo orgogliosi».
«Tra gli invitati alla presentazione della mostra non c’erano le lavoratrici e i lavoratori di Repubblica: molti di noi però erano fuori dai cancelli, circondati dagli agenti, a manifestare il nostro sdegno per questa situazione surreale e offensiva – continua la nota –. Come ormai è noto, è in corso una vertenza che riguarda il futuro di 1.300 persone: dopo aver appreso da altri organi di stampa che la trattativa era in chiusura abbiamo chiesto di inserire nell’accordo finale garanzie occupazionali, di pluralismo democratico e la necessaria trasparenza nel condurre la vendita, dopo mesi di silenzi, omissioni, menzogne. Non abbiamo avuto ad oggi alcuna risposta concreta, se non altra vaghezza».
«Ormai mesi fa abbiamo chiesto a John Elkann un incontro come rappresentanze sindacali del gruppo Gedi. Ci è stato rifiutato, senza nemmeno una risposta formale. Non c’è stata mai l’occasione, per anni, di avere una interlocuzione diretta con lui. La mostra di ieri però racconta una cosa semplice: il valore del lavoro. L’impegno, la dedizione, la passione di tutti quelli che, senza avere ereditato ricchezze spropositate, hanno giorno dopo giorno realizzato un prodotto collettivo che ha fatto un pezzo di storia del Paese. Il lavoro è un valore costituzionale, un diritto, che siamo impegnati a difendere. Continueremo a farlo, in prima persona e senza timori reverenziali. Questa è la storia di Repubblica, i valori con i quali siamo cresciuti professionalmente e anche umanamente. Ringraziamo per il sostegno il sindacato dei giornalisti Fnsi, l’associazione regionale Stampa romana, l’Ordine nazionale dei giornalisti e i vertici dei partiti politici del centrosinistra che hanno espresso solidarietà alla redazione e alla nostra lotta. In ballo in questa vertenza non ci sono solo i sacrosanti posti di lavoro, ma anche il pluralismo necessario nel sistema dell’informazione italiana. In questi anni ci siamo battuti in numerose occasioni per difendere l’indipendenza del giornale, il rispetto dei valori fondativi di Eugenio Scalfari, quelli di un giornale “un po’ diverso dagli altri: un giornale di informazione, il quale anziché ostentare un’illusoria neutralità politica, dichiara esplicitamente di aver fatto una scelta di campo. E fatto da uomini e donne che appartengono al vasto arco della sinistra italiana”».
«Tutto questo non è in vendita. Disconoscere la propria storia non fa per noi. Lo ribadiamo a Elkann, lo promettiamo alle lettrici e ai lettori. Resta aperta la domanda delle domande, posta ai vertici di Gedi più volte e come da tradizione senza una risposta: caro Elkann, perché nel 2020 ha acquistato questo giornale e questo gruppo editoriale per poi smembrarlo? Perché non ha presentato un piano strategico o d’investimenti in cinque anni, salvo i piani per ridurre i costi e il presidio delle attività industriali in Italia, che pure sta smantellando? Forse un domani gli storici sapranno darci una risposta e sapremo la verità, magari leggendola in una qualche mostra. Di certo la festa di Repubblica non è il posto per Elkann», ha concluso il comunicato del Cdr.









































