Calcio e Finanza
·4 febbraio 2026
Il CEO del Bayern Monaco Dreesen: «Non esiste un trofeo per cui valga la pena indebitarsi»

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·4 febbraio 2026

AMBURGO – Crescita sì, ma senza mettere a rischio la solidità economica. È questo il punto di partenza dell’intervento del CEO del Bayern Monaco Jan-Christian Dreesen, intervenuto alla Spobis Conference di Amburgo, uno dei principali appuntamenti europei dedicati all’industria sportiva e all’innovazione, a cui è presente anche Calcio e Finanza.
Nel panel “Brand Meets Myth: How FC Bayern and Adidas Are Shaping the Future of Football”, in cui è stato protagonista insieme al CEO di Adidas Bjorn Gulden (in rigorosa felpa con le tre strisce), il manager tedesco ha ribadito con chiarezza la linea economica del club bavarese: «Abbiamo sempre detto che vogliamo il massimo successo sportivo, ma con solidità economica. Non ci indebitiamo, non dipendiamo da investitori. Dobbiamo guadagnare i nostri soldi da soli».
Un modello che, secondo Dreesen, non lascia spazio a scorciatoie, nemmeno sul piano sportivo. «Facciamo grandi trasferimenti e paghiamo stipendi alti, ma c’è un limite. Non esiste un trofeo per cui valga la pena indebitarsi. Questo è il nostro motto, è il nostro DNA».
Una visione che trova conferme anche nei risultati del calcio europeo. «Se fosse solo una questione di soldi, allora negli ultimi anni la Premier League avrebbe vinto tutti i titoli europei. Ma non è successo e anche al PSG hanno faticato a lungo. Il denaro è importante, ma non è l’unico fattore. Questo resta uno sport di squadra: se i migliori giocatori non funzionano insieme, non vinci».
Dreesen ha poi richiamato l’evoluzione economica del club negli ultimi anni, sottolineando come la crescita sia stata accompagnata da un controllo rigoroso dei conti. «Quando ho iniziato nel 2013 avevamo circa 400 milioni di euro di fatturato, oggi siamo arrivati a 980». Un percorso che si inserisce in una strategia più ampia, orientata sempre di più ai mercati internazionali. «Abbiamo circa 200 milioni di follower, il 92% dei quali all’estero. Anche per noi la sfida è entrare in un contatto commerciale migliore con questo pubblico. Abbiamo dati e piattaforme, ma dobbiamo parlare di più sul posto con le persone. Non possiamo pensare, da una prospettiva tedesca, di sapere come funziona ogni mercato».
È proprio in questo contesto di crescita globale che si inserisce il rapporto con Adidas, tema centrale del panel. Una partnership che dura da quasi sessant’anni e che, secondo Dreesen, va ben oltre la dimensione contrattuale. «Siamo insieme da quasi sessant’anni e, onestamente, questo oggi conta più di qualunque clausola. Credo sia assolutamente indiscusso che noi siamo un marchio giusto per Adidas, ma viceversa anche Adidas lo è per noi».
Un legame che ha accompagnato anche i successi sportivi del club. «Si potrebbe dire che, dopo che Adidas è comparsa per la prima volta sulla nostra maglia, siamo poi diventati tre volte campioni d’Europa, nel 1974, 1975 e 1976. Questo spiega bene quanto la relazione sia stata fruttuosa».
Al centro resta però l’identità del Bayern. «C’è sempre l’identità bavarese e quella deve rimanere, indipendentemente dal continente in cui ci troviamo. Quando oggi si pensa a Monaco, si pensa subito al Bayern, accanto all’Oktoberfest. Questo crea tradizioni, valori e un forte senso di appartenenza».
Nel processo di espansione internazionale, il contributo del partner tecnico è determinante. «Quando usciamo nel mondo, Adidas ci aiuta non solo con la maglia, ma con una rete che noi, in questa forma, non potremmo mai avere. Alla fine siamo comunque una realtà che, per dimensioni, resta una media impresa».

Il panel che ha visto protagonista il CEO del Bayern Monaco Dreesen e il CEO di Adidas Gulden (foto CF – Calcioefinanza.it)
Infine, Dreesen ha richiamato il valore delle relazioni di lungo periodo anche in un contesto economico sempre più complesso. «Le partnership funzionano ancora oggi sulla base di fiducia, affidabilità e lealtà. Non si tratta dell’ultimo euro, ma di potersi fidare l’uno dell’altro. Noi non possiamo affidarci agli altri: dobbiamo cavarcela da soli».
Un modello che, secondo il CEO, spiega la continuità del Bayern ai massimi livelli. «La competenza calcistica, insieme alle personalità, è il nostro vero marchio. Non è un caso se, nonostante le turbolenze, il Bayern continua a vincere».








































