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·8 settembre 2026

Il fantasma delle tre semifinali che Mourinho vuole seppellire

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Tredici anni dopo le sue tre semifinali perse con il Real Madrid, Mourinho cerca di diventare il primo allenatore a vincere la Champions con tre squadre diverse.

Guardiola, una controversa espulsione di Pepe, un rigore calciato alle stelle da Ramos o la notte magica di Lewandowski. Sono elementi che, con ogni probabilità, hanno perseguitato José Mourinho nei tredici anni trascorsi da quando ha lasciato il Real Madrid, il club con cui sfiorò tre finali consecutive di Champions League senza riuscire a giocarne neppure una, dopo essere stato eliminato in successione da Barcellona, Bayern e Borussia Dortmund tra il 2011 e il 2013.

Il conto in sospeso con Florentino

Il calcio deve ancora a Mourinho una finale europea con il Real Madrid. Fu proprio il suo status di allenatore due volte campione della Champions, con il Porto nel 2004 e l’Inter nel 2010, a sedurre a suo tempo Florentino Pérez, un fascino che dura ancora oggi e che spiega il suo ritorno sulla panchina blanca. Da quando Mourinho ha lasciato il club, il Real Madrid ha conquistato altre sei Champions League, e lo stesso tecnico ha rivelato che Florentino Pérez lo ha chiamato dopo ognuno di quei titoli per riconoscergli la sua parte di merito nelle fondamenta di quei successi.


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Un posto tra i grandi della storia

Mourinho sa che solo la Champions League apre le porte dell’Olimpo del Real Madrid, un livello che Zidane e Ancelotti hanno alzato con tre titoli ciascuno. Con 153 partite e 80 vittorie nella competizione, il portoghese è il quinto allenatore con più incontri diretti nella storia del torneo, dietro soltanto a Wenger, Guardiola, Ferguson e Ancelotti. Tra tutti loro, soltanto Ancelotti e Guardiola superano la sua percentuale di vittorie, vicina al 52%, e nessuno degli altri quattro è ancora in attività al momento, il che lascia a Mourinho margine per continuare a scalare questa classifica.

Mourinho, tra passato e presente

Interpellato su questo obiettivo ancora irrisolto e sull’argomento che i suoi critici sono soliti usare riguardo al suo limite storico di tre semifinali, Mourinho ha voluto ridimensionare la questione, distinguendo chiaramente tra la sua prima esperienza nel club, conclusasi nel 2013, e il progetto attuale, che considera un contesto completamente diverso da quello di quegli anni. Il tecnico ha riconosciuto il suo desiderio di conquistare la Champions con il Real Madrid, pur insistendo nel separare questa aspirazione da quanto accaduto in passato.

L’opportunità di fare la storia

Mourinho ha davanti a sé la possibilità di diventare il primo allenatore della storia a vincere la Coppa dei Campioni con tre club diversi, dopo averlo già fatto con il Porto e l’Inter. Altri allenatori hanno sollevato il trofeo con due squadre diverse, come Ancelotti (Real Madrid e Milan), Guardiola (Manchester City e Barcellona), Ernst Happel (Feyenoord e Amburgo), Ottmar Hitzfeld (Dortmund e Bayern) o Jupp Heynckes (Real Madrid e Bayern), ma nessuno è riuscito a centrare il tris con club differenti.

Nessuna delle tre semifinali che Mourinho si porta dietro è passata inosservata nella storia del torneo. La più ricordata fu quella della stagione 2010-11 contro il Barcellona, nel pieno della tempesta dei clásicos, con l’espulsione di Pepe all’andata e la celebre frase di Guardiola: «José è il fottuto capo, quello che ne sa più di tutti al mondo». La successiva, contro il Bayern, si concluse con il rigore sbagliato da Ramos nella serie, e l’ultima, nel 2012-13, con il poker di Lewandowski che affondò il Real Madrid a Dortmund. Ora, diciassette anni dopo, Mourinho ha l’opportunità di chiudere quel cerchio.

Questo articolo è stato tradotto in italiano dall'intelligenza artificiale. Puoi leggere la versione originale in 🇪🇸 qui.

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