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·20 maggio 2026

Il miglior attacco è la difesa

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Nella Roma i goleador sono i pilastri della difesa. Cinque le reti di Mancini, Welsey e Ndicka, quattro quelle di Hermoso. Un bottino migliore di molti degli attaccanti.

Il Messaggero (A.Angeloni) – Abbiamo visto tante Roma in questa stagione; quella che faticava a segnare, ma subiva poco e Svilar era insuperabile. Quella che ha trovato con maggiore facilità, e con Malen in più, la via della rete nella seconda parte del campionato, cominciando a concedere qualcosa là dietro, con Mile più incerto rispetto ai primi cinque mesi.


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Abbiamo visto pure la trasformazione dei difensori, che oltre a proteggere la porta di Svilar, hanno pure contribuito in termini di gol alla rincorsa della Roma verso un posto in Champions League. Ognuno di loro in qualche modo è stato decisivo sotto porta, nel pacchetto arretrato solo Ghilardi, Tsimikas e Angeliño non sono andati in rete. E questo è tutto molto gasperiniano: sappiamo bene quanto le reti dei difensori hanno contribuito alle fortune della sua Atalanta, da Toloi a Gosens, tanto per fare un paio di esempi. Sono stati determinanti, ad esempio, le reti dei vari Mancini, Ndicka ed Hermoso nei momenti caldi.

Mancio di reti, in quest’annata è arrivato a cinque dopo la doppietta contro la Lazio (gli altri due in campionato con Inter e Fiorentina, più con il Nizza all’esordio in Europa), cosa mai accaduta per un difensore nel derby della Capitale. Tolto Malen, che fa storia a sé, e Soulé, che per la prima parte della stagione ha trascinato la Roma con sette reti, Gianluca ha segnato come Ferguson e due reti più di Dovbyk, i due centravanti con cui la Roma ha cominciato la stagione e che da gennaio in poi sono spariti dopo i rispettivi interventi chiururgici.

Degli altri, non ne parliamo nemmeno: sono quattro i centri più di El Shaarawy (una sola rete in Europa League) e di Vaz, arrivato a gennaio (gol decisivo con il Lecce), e cinque più di chi, ovviamente, è fermo a zero, come Venturino Zaragoza (poi c’è il piccolo Arena, che ha segnato una rete nell’ottavo di Coppa Italia con il Torino). Mancio ne ha due in più pure di Dybala, fermo alle due firme in campionato con Sassuolo Torino e una su rigore con il Plzen in Coppa. Cinque reti, come Mancio, le hanno messe a segno anche Ndicka (tre in campionato e due in Europa League) e Wesley (cinque in serie A, sempre pesanti, con Bologna, Cremonese, Como, Juve e Fiorentina).

Il vice del trio da cinque, è Hermoso, che ha messo a segno quattro reti, uno in più di Dovbyk Dybala e uno in meno di Ferguson. Tra i difensori bomber ci sono anche Celik (Udinese), Rensch (Parma) e Ziolkowski, il polacco con la rete al Panathinaikos ha regalato la qualificazione diretta agli ottavi di Europa League. Tutto questo per dire, che Malen (14 reti in totale) e Soulé non possono bastare se si vuole alzare il livello generale della squadra: ai gol attuali, 57, aumentati esponenzialmente dopo il girone di andata con la presenza di Malen, ne vanno aggiunti tanti altri (l’Inter ne ha 86). Serve là davanti gente con maggiore spessore sotto porta, non a caso Gasp si augura di avere nella prossima stagione almeno altri due ali (alla Malen) forti oltre a un Dybala più continuo, oltre che un vice di Donyell più esperto di Vaz, che è del 2007.

La difesa, insomma, ha fatto il proprio dovere: i gol li ha realizzati, in totale sono 22, e ne ha fatti subire un numero congruo, 45, sulle tre competizioni (31 in campionato). Insomma, ciò che è soprattutto mancato alla squadra di Gasperini, ed è l’indicazione per il prossimo mercato, è il gol del centrocampista. Cristante ne ha segnati due (con Fiorentina e Cremonese), così come Koné (Genoa e Sassuolo), El Aynaoui (Bologna e Midtjylland). Pisilli ne ha messi a segno 4, due in campionato (Cremonese e Fiorentina) e due in Europa League (Stoccarda). Il “bomber” dei centrocampisti, anche se centrocampista lo è fino a un certo punto, è Pellegrini: sette reti in totale, quattro in campionato (Lazio, Udinese, Milan, Inter) e tre in Europa League (Glasgow e due col Bologna).

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