Calcio e Finanza
·18 luglio 2026
Il Mondiale a 48 squadre spinge Infantino verso la rielezione, però il caso Balogun, l'ombra di Trump e la contrarietà di CIO ed Europa iniziano a pesare

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·18 luglio 2026

Nel mentre il mondo ha il fiato sospeso per sapere chi vincerà domani sera il titolo iridato tra Spagna e Argentina, il presidente della FIFA Gianni Infantino con l’allargamento del Mondiale a 48 squadre ha probabilmente vinto la sua più grande scommessa organizzativa degli ultimi anni. Non è un caso d’altronde, se come anticipato da Calcio e Finanza e poi confermato dallo stesso numero uno del calcio mondiale, la FIFA stia già valutando un’ulteriore espansone a 64 nazionali per l’edizione del Centenario nel 2030.
Eppure, nonostante l’innegabile successo nei numeri economici della kermesse nordamericana che si chiude domani con la finale tra Spagna e Argentina (e probabile in questo senso che già in settimana la FIFA diramerà una sorta di bollettino di vittoria della manifestazione), mai come questa volta l’immagine di Infantino, più volte sopravvissuta a eventi contrari, sembra uscirne offuscata.
E questo potrebbe essere un pericolo per Infantino in vista delle nuove elezioni FIFA, in programma nella primavera 2027, anche se va notato da subito al momento, nonostante molti malumori europei, la rielezione del dirigente svizzero non sembra a rischio, visto che l’attuale numero uno della FIFA gode ancora di un ampio sostegno fra le federazioni di Asia, Africa e Sud America.
Nel dettaglio, se già prima di questo Mondiale l’immagine di Infantino, soprattutto in Europa non godeva di consenso unanime, un peggioramento innegabile vi è stato con l’affaire Balogun. Va detto che nella storia dei Mondiali non è certo la prima volta che la politica, quella che delle alte sfere, si intromette a gamba tesa nella manifestazione calcistica più importante. E, a dire il vero, quella di quest’anno non è nemmeno la più vergognosa o grave. Basti pensare ad alcuni degli episodi che spinsero l’Argentina al titolo nel Mondiale di casa nel 1978, quando la dittatura militare di Buenos Aires (e anche gran parte delle diplomazie occidentali) vedeva con favore il successo dell’Albiceleste per ragioni che nulla a avevano a che vedere con il calcio. Oppure ai veleni che per decenni hanno circondato la vittoria tedesca nel 1954 contro l’Ungheria superfavorita. Ai tempi dalla Cortina di Ferro si diceva che non era cosa gradita ai vertici del mondo occidentale che una nazionale del blocco comunista vincesse la Coppa del Mondo.
Però è innegabile: nel caso Balogun c’è una novità assoluta. Per la prima volta c’è stata la candida ammissione della politica (nella fattispecie del presidente USA Donald Trump) di essere intervenuta per modificare (al di là delle smentite apparse deboli della FIFA e dei suoi esponenti arbitrali) una decisione che a tutti pareva obbligata: ovvero la squalifica dell’attaccante americano contro il Belgio. Insomma una sorta di verginità perduta per la quale la figura di Infantino rischia di essere ricordata negli anni dal grande pubblico più di ogni altra cosa: non per esempio per l’allargamento della squadre partecipanti al Mondiale o per l’introduzione del Mondiale per Club nel calendario sportivo (che, guarda caso, si dovrebbe svolgere ancora negli USA nel 2029).
Nello stesso tempo è sempre con questa sorta di verginità perduta che prima del 2029, ovvero nella primavera 2027, Infantino sarà chiamato a concorrere alle prossime elezioni FIFA per ottenere il suo terzo mandato completo in sella alla organizzazione mondiale del calcio (nel 2016 subentrò in corsa a Sepp Blatter). E in questo non dovrà scontare solo il succitato affaire Balogun ma anche la crescente insoddisfazione e acredine da parte della UEFA verso il manager svizzero. La confederazione europea infatti non ha perso tempo ad affiancare ufficialmente la federazione belga nella sua protesta sulla squalifica non avvenuta del centravanti statunitense. Anche perché si ritiene maltrattata dall’associazione mondiale in quanto l’allargamento a 48 squadre del Mondiale ha comportato un aumento meno che proporzionale di squadre europee (solo tre posti in più) a vantaggio di altre confederazioni. Uno sgarbo che per altro il campo ha ufficializzato dato che le nazionali europee anche stavolta hanno mostrato il loro valore qualificandosi in sei (su otto) per i quarti di finale, in tre su quattro nelle semifinali e con la Spagna nella finale. In questo quadro non è un caso che nel possibile allargamento a 64 squadre potrebbero esserci degli zuccherini per sedare i malumori europei e della UEFA.
Vedremo se saranno sufficienti, ma intanto vi è da registrare che i malumori europei si stanno facendo concreti. Secondo quanto ricostruito dalla Bild, in seguito al caso Balogun la Federcalcio tedesca (DFB) avrebbe deciso di non appoggiare la prossima candidatura dell’attuale presidente della FIFA in vista delle elezioni del 2027. In particolare fonti interne alla DFB hanno confermato che, durante i Mondiali il direttore FIFA per l’Europa, l’azero Elkhan Mammadov, ha contattato le 16 federazioni europee partecipanti al torneo iridato per chiedere loro di firmare una lettera di sostegno già predisposta in vista della ricandidatura di Infantino al Congresso FIFA previsto per il 18 marzo 2027 a Rabat. Per tutta risposta, il presidente della DFB Bernd Neuendorf si sarebbe rifiutato.
Inoltre, sempre stando al quotidiano tedesco, diverse altre federazioni che invece avevano già posto la propria firma sul documento, ora starebbero riconsiderando quella scelta proprio alla luce del caso Balogun. Detto questo, come si diceva, però al momento nonostante ii malumori europei, la rielezione di Infantino non sembra a rischio, visto che l’attuale numero uno della FIFA gode ancora di un ampio sostegno fra le federazioni di Asia, Africa e Sud America. Ovvero le maggiori beneficiare del Mondiale a 48 squadre che si sta ancora giocando, oltre all’America Latina che gode da tempo di sei posti garantiti su 10 squadre a cui se ne potrebbe aggiungere un altro per via dello spareggio intercontinentale che vede coinvolta la settima classificata.
In questo scenario, quanto emerso sinora in termini da ricavi da biglietteria, ascolti televisivi (anche in nazioni non coinvolte come l’Italia) e dalla vendita dei diritti di trasmissione nei vari Paesi, rende altamente probabile che presto la FIFA emetterà un bollettino di vittoria elencando tutti i record di questa edizione extralarge. Questo formato nel particolare, come si era fatto notare in un editoriale precedente, ha permesso di centrare due obiettivi strategici per l’associazione mondiale del calcio:
In termini strettamente economici invece è probabile che grazie alla kermesse nordamericana la FIFA non solo abbia ottenuto ricavi tali:
Tutti questi temi saranno inevitabilmente discussi nei palchi riservati ai vip del New York New Jersey Stadium durante il pre e post della finale tra Spagna e Argentina di domenica sera. Oltre che nei giorni immediatamente precedenti e successivi all’evento, visto che nella Grande Mela sono radunati in questo week end tutti i maggiori decisori e portatori di interessi del calcio mondiale oltre che il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump padrone di casa. E non è escluso che egli e Infantino potranno dire qualcosa sull’eventualità che Mondiale per Club 2029 sarà ancora basato negli Stati Uniti.
Il tutto mentre sulla stampa britannica iniziano ad apparire nomi di candidati alternativi a governare la FIFA. Si tratta per lo più di suggestioni però al momento e queste comprendono lo stesso Aleksander Ceferin, attuale presidente della UEFA, che però sembra incline a continuare il proprio incarico come numero uno della Federazione europea. Oppure il presidente del Paris Saint-Germain, lo sceicco Nasser Al-Khelaifi, sostenuto da diverse Federazioni tra cui Polonia e Belgio, che è già al vertice dell’associazione dei club del Vecchio continente, l’European Football Clubs. Però Al-Khelaifi non avrebbe alcuna intenzione di correre per la presidenza FIFA, ma le Federazioni sarebbero pronte a convincerlo. Tra i candidati europei ci sarebbe anche il proprietario del Legia Varsavia, Dariusz Mioduski, che sarebbe sostenuto da Bosnia, Norvegia, Svezia, Germania e Spagna.
Va notato in questo senso che la possibilità di presentare candidature scadrà il prossimo 16 novembre, con gli oppositori di Infantino che temono la possibilità di elezioni senza una vera battaglia. E la conferma del manager svizzero potrebbe essere il preludio a una successiva revisione dello statuto che potrebbe permettere al numero uno della FIFA di puntare anche a un quarto mandato.
Da ultimo non va sottovalutato il fronte aperto in sede Comitato Olimpico internazionale (CIO), di cui Infantino fa parte in quanto capo della FIFA e che ha ricevuto un reclamo formale presentato dall’organizzazione britannica per i diritti umani FairSquare. Al manager svizzero viene contestata nel particolare la violazione delle norme del Comitato Olimpico Internazionale sulla neutralità politica, in relazione ai rapporti sempre più stretti con Trump, al quale Infantino ha conferito il discusso Premio FIFA per la Pace, oltre alla partecipazione al nuovo Consiglio per la Pace voluto dallo stesso Trump e non riconosciuto dalla maggior parte dei capi di Stato europei. La presidente del CIO Kirsty Coventry ha già lasciato intendere di voler approfondire la vicenda. E questo probabilmente sembra essere al momento l’unico grande ostacolo a una nuova rielezione di Infantino a numero uno del calcio mondiale.







































