🚨 Il Papu Gomez ANNUNCIA: "Padova, non ho intenzione di andarmene! Doping? Spariti in tanti" | OneFootball

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·22 giugno 2026

🚨 Il Papu Gomez ANNUNCIA: "Padova, non ho intenzione di andarmene! Doping? Spariti in tanti"

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Il Papu Gomez è pronto a ripartire. Da dove? Per lui da Padova ma il club probabilmente ha intenzioni diverse.


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L'argentino si è raccontato nel corso di una lunga intervista concessa alla Gazzetta dello Sport. Di seguito i passaggi fondamentali.

Le intenzioni

Quando si è infortunato, da capitano del Padova si è ritrovato capitano non giocatore e oggi, dai segnali che arrivano, il club non sembra così convinto di puntare ancora sul Papu...

«Ho un altro anno di contratto e a Padova sto bene, qui sta bene la mia famiglia: no, non ho intenzione di andarmene. Sto lavorando forte e conto di essere pronto per il ritiro precampionato, visto che non ne faccio uno da tempo. Le nove partite che ho giocato con questa maglia non mi bastano».

Ma a 38 anni qual è il traguardo che la tiene vivo?

«La passione per il pallone, prima che per il calcio: ne guardo pochissimo, vivo con più fatica allenamenti, ritiri, viaggi. Però quando annuso il profumo dell’erba perché entro in campo, sento che lì sono ancora felice».

L'intervista

«Duecento chilometri al giorno per essere pronto il 10 luglio per il Padova, all’Isokinetic di Bologna curo la caviglia che ho “pulito” a marzo: osteofiti, non ne potevo più di giocare infiltrato e dopo un mese e mezzo di terapia conservativa non riuscivo neanche a correre».

Osteofiti e un’altra operazione dopo quella di Siviglia, ma all’altro piede: forse i santini con la sua faccia che fecero a Padova servirebbero a lei. Troppe botte per quelle caviglie?

«Un infortunio muscolare dopo quasi due anni ad allenarmi da solo ci stava: questo no, mi ha fatto arrabbiare. Ma fa parte del mestiere, e del mio ruolo: uno che punta l’uomo ed è sempre nelle mischie, prende più falli. Sì, mi hanno picchiato abbastanza».

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Profilo IG Papu Gomez

In carriera più botte fisiche o psicologiche?

«Di sicuro le seconde fanno più male: profonde, fatichi di più a recuperare. Se ti stiri, sai che dopo un mese il corpo si curerà da solo: la mente è complicata, il modo per tornare bene lo devi cercare dentro di te».

La botta più forte: la squalifica per doping. Ha mai più preso uno sciroppo nella sua vita?

«La tosse nella notte, la medicina di mio figlio, il controllo a sorpresa il giorno dopo: quasi un film. La vita ti fa questi scherzi, e mi sono detto: “Doveva capitare. E dopo un errore, ora diventa una persona migliore”».

In quel periodo si è sentito anche solo: “Sono spariti in tanti”, ha detto.

«In questo circo che è il mondo del calcio, tanto ego e tanto show, quando tutto va bene sei circondato da quelli che chiamo gli amici del campione: io ho cercato di avere un circolo molto ristretto, ma è successo lo stesso. Però ora so chi c’è davvero, quali sono le persone vere».

Ha voglia di parlare del percorso psicologico che ha fatto?

«Più o meno sei mesi: colloqui a distanza con un analista argentino. Non mi serviva sfogarmi, solo 4-5 consigli per la mia quotidianità: cose da far diventare reali, nella vita di tutti i giorni. E poi mi ha aiutato mia moglie Linda: lei è avanti di anni. Studia psicologia, ha fatto il corso di coaching mentale: quando cresci insieme, ti conosci da più di vent’anni, magari la routine non ti fa ricordare chi hai vicino, ma poi nei momenti bui pesi quanto vale averla».

«Ho capito che faticavo, soprattutto nel mio mestiere, a vivere nel presente. Inseguivo i ricordi, oppure pensavo: oggi gioco qui, domani dove giocherò? Dovevo godermi di più il momento: conta chi sono e cosa faccio oggi».

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