Calcio e Finanza
·31 marzo 2026
«Il prezzo nascosto della pirateria», lo streaming illegale come porta d’ingresso per le frodi digitali: danni da 1,4 miliardi

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·31 marzo 2026

La pirateria audiovisiva è un fenomeno criminale che nasconde anche una minaccia concreta per la sicurezza digitale degli utenti. Questo quanto emerge dalla ricerca “Il prezzo nascosto della pirateria”, realizzata dall’Istituto per la Competitività (I-Com), e presentata oggi alla Camera dei Deputati, per approfondire la relazione tra streaming illegali e cybersicurezza tramite l’analisi dei rischi per gli utenti e la stima della perdita economica media per le vittime.
I dati elaborati da I-Com, insieme alle evidenze dei principali studi italiani e internazionali sul tema, mostrano come chi accede a contenuti pirata spesso si espone inconsapevolmente a gravi rischi. In Italia, secondo la ricerca, gli utenti dei servizi pirata vittime di furti di dati personali e truffe digitali subiscono una perdita economica media di circa 1.200 euro a persona, che supera i 1.500 euro nella fascia di età compresa tra i 45 e i 64 anni. Il danno economico complessivo è inoltre passato da 1,24 miliardi di euro nel 2022 a 1,32 miliardi nel 2023, fino a superare 1,42 miliardi di euro nel 2024, con un incremento del 14,5% nell’arco di tre anni. Dati coerenti con quanto rilevato anche nel Regno Unito, dove una ricerca di BeStreamWise del 2025 ha evidenziato che il 40% degli utenti pirata ha subito una perdita media pari a 1.680 sterline.
Lo studio è stato presentato oggi alla Camera dei Deputati dal Presidente I-Com Stefano da Empoli su iniziativa dell’on. Ylenja Lucaselli, membro della Commissione Bilancio della Camera, e alla presenza del sen. Alberto Barachini, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Informazione e all’Editoria, del Commissario AGCOM Massimiliano Capitanio e del Direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni di Ivano Gabrielli.
Il fenomeno assume dimensioni particolarmente rilevanti, se si pensa che secondo i dati FAPAV/Ipsos, la pirateria interessa il 40% della popolazione adulta italiana. Soggetti che, oltre a possibili sanzioni amministrative, si espongono inconsapevolmente a numerose minacce informatiche. Questi rischi sono evidenziati anche a livello internazionale da uno studio condotto nel Regno Unito da Corsearch e The Industry Trust for IP Awareness che mostra come il 76% dei siti pirata più visitati esponga gli utenti a frodi economiche.
«Con questo studio vogliamo offrire un contributo concreto al dibattito sulla pirateria, portando l’attenzione su un ambito ancora poco esplorato: i rischi per la sicurezza digitale degli utenti che accedono a contenuti illegali –ha commentato Stefano da Empoli, presidente di I-Com –. Si tratta di un fenomeno allarmante, anche perché le piattaforme illegali sono uno dei principali veicoli di diffusione di malware, attacchi di phishing e di sottrazione dei dati personali sensibili degli utenti, poi rivenduti sul dark web. È quindi fondamentale aumentare la consapevolezza sui pericoli della pirateria, in particolare tra i giovani che, oltre a essere tra i soggetti più esposti ai rischi digitali, sono anche i più penalizzati dagli effetti sempre più rilevanti in termini di perdita di posti di lavoro».
Lo studio I-Com, infatti, stima che entro il 2030 la pirateria potrebbe costare all’Italia oltre 34mila posti di lavoro nell’industria creativa, di cui circa 27.000 concentrati nella produzione cinematografica, televisiva e audiovisiva. Secondo la ricerca, nel solo 2025 la pirateria sarebbe già costata 3.400 posti di lavoro in questo comparto industriale, con un trend in crescita del +47% rispetto all’anno precedente. La ricerca dimostra quindi come la pirateria metta a rischio la sicurezza digitale degli utenti e le opportunità lavorative delle nuove generazioni, con effetti che, senza interventi, potrebbero intensificarsi nel prossimo decennio.









































